lunedì, 21 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Psi: quello che in tanti non capiscono (o fanno finta di non capire)
Pubblicato il 03-04-2012


In tanti continuano, legittimamente, a sperare in una resurrezione socialista in Italia. Per la verità è dal 1994 che questo auspicio è nel cuore di molti militanti. Eppure in pochi si sono chiesti, in questi diciotto anni, di quale resurrezione parlassero e di quale socialismo. In una prima fase l’aspettativa  prevalente era quella della resurrezione del vecchio Psi (magari senza il vecchio gruppo dirigente), che però si è scontrata con la necessità di una netta scelta di campo, richiesta dalle nuove norme maggioritarie. I socialisti del Psi erano infatti tendenzialmente anticomunisti e soprattutto antigiustizialisti, e dunque preferivano votare a destra piuttosto che a sinistra, ma un partito socialista (il Si e poi lo Sdi di Boselli) era ovviamente collocato dov’era collocata la forza e la tradizione del socialismo europeo, e cioè a sinistra.

Così si formarono partiti socialisti senza voti (ma con un discreto numero di parlamentari, grazie alla rendita del maggioritario e a un’allenza sul proporzionale che mai metteva in evidenza un ‘identità socialista). Si tentò allora, l’anno dopo la morte di Craxi, nel 2001, di formare un soggetto d’impronta socialista e alleato, sia pur solo elettoralmente e non politicamente, col centro-destra, per tentare di togliere voti a Forza Italia. Il progetto naufragò per i veti di Berlusconi, e per l’indisponibilità dell’elettorato socialista anche solo a deberlusconizzarsi parzialmente, anche se il Nuovo Psi raggiunse alle europee del 2004 un positivo 2,1%, subito vanificato da nuove divisioni e scissioni. La Rosa nel pugno fu il primo tentativo, operato nel 2006, di abbandonare una scelta tattica ed elettorale in cambio di un progetto politico. E il progetto non era la costituzione di un soggetto socialista, ma di un soggetto liberalsocialista, con radicali, laici, liberali e socialisti. Anche questo tentativo naufragò (oltre che per responsabilità di Pannella), per la decisione dello Sdi di scegliere la Costituente socialista a partire dal 2007. Si pensò che si sarebbe potuto puntare sulla formazione di un un soggetto socialista europeo in Italia composto dai vecchi aderenti al Psi, dunque dallo Sdi, da una parte del Nuvo Psi, da socialisti variamente collocati, i quali si dovevano alleare con una parte di ex comunisti e poi diessini che non intendevano aderire al Partito democratico in funzione del mantenimento dell’identità del socialismo europeo. Poi la maggioranza di costoro preferì, invece, allearsi con soggetti che nulla avevano a che spartire col socialismo europeo tornando nell’alveo originario. Così la costituente venne svolta solo dallo Sdi, da una parte del Nuovo Psi e da una piccola componente di ex diessini che facevao capo a Gavino Angius. Il mancato apparentamento veltroniano provocò la messa al bando del nuovo partito che in splendida autonomia, anzichè essere premiato da coloro che sempre avevano sollecitato una simile coraggiosa, temeraria scelta (no ai posti, sì alla difesa dell’identità) dovette innalzare da solo, e senza il supporto neppure del voto militante, il suo rogo politico. Gli ultimi tre anni sono quelli del più difficile dei tentativi. Quello di vivere senza vita parlamentare e spesso anche senza vita televisiva. Un tentativo ai limiti dell’impossbile. Vita artificiale e vita passionale sono elementi sufficienti per mantenere un organismo politico? Se il problema fosse quello di una resurrezione qualsiasi per un socialismo qualsiasi la strada percorsa nel 2009 con l’alleanza di Sinistra e libertà doveva essere portata a fondo. Avrebbe consentito di partecipare a un progetto dato per vincente anche oggi e portato a Montecitorio un buon numero di socialisti. Ma era quella la strada? La mia no.

La mia resurrezione socialista è una resurerzione che legge la storia del riformismo e del socialismo liberale, che combatte gli estremismi e i massimalismi, e anche le figure messianiche e populiste. Mi fa piacere che alla fine l’intero Psi mi abbia dato ragione. Dunque non è vero che i dirigenti del Psi hanno voluto fare solo quello che loro conveniva. Anzi, con l’uscita da Sel sapevano di fare una scelta difficile e che avrebbe potuto riportarli nell’isolamento. Adesso che si profila una nuova legge con sbarramento al 4-5% il cammino è ancora più in salita. Vedremo quali scelte operare. Però quello che non accetto è questo continuo nevrotico chiacchiericcio su Nencini, sulle dimissioni del segretario, magari dell’intera segreteria, e anche su Boselli (oggi, perchè fino a ieri era in minoranza sempre chi lo contestava), come se la mancata resurrezione dipendesse da un segretario, dal suo vice, da un dirigente, da un ex dirigente. Esiste oggi il Pci? Rifondazione i comunisti italiani vengono dati insieme poco oltre l’1%. Esiste la Dc? La Dc è allo 0,4% con Rotondi. Esiste il Pri? Oggi è allo 0,2% perché anche La Malfa è uscito. Esiste il Psdi? Non riesco e rintracciarne resti. Perchè dovrebbe esistere il Psi con più dell’1%? Qualcuno me lo spiega? Altra cosa è invece la questione socialista, che rinascerà con l’Europa e con il ritorno al proporzionale. Ma a prescindere da chi sarà segretario del Psi, suo vice, o membro della segreteria, da chi sciverà male su facebook e da chi invece facebook non saprà neppure cosa sia, ve lo assicuro.

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Commenti all'articolo
  1. Io sarei più ottimista. I socialisti sono ancora vivi e attivi sul territorio. Si sente, si percepisce un interesse nuovo e convinto verso il PSI. Occorre sostenerlo ed essere un pò più coraggiosi e anche più “garibaldini” . Molti del PD ex DS ci guardano. Manteniamo la rotta : a sinistra nel riformismo e nel solco del socialismo europeo.

  2. Una buona ricostruzione di un ventennio di incertezze politiche del partito che rappresenta i socialisti italiani e di scelte incomprensibili sia del partito sia di suoi ex importanti dirigenti che hanno confuso i nostri vecchi elettori .
    Poco chiara , però, la prospettiva e l’indicazione di cosa fare in questo intervento di Del Bue .

  3. E’ una ricostruzione dal punto di vista del compagno Del Bue, del tutto rispettabile, ma non convincente. Soltanto teorizzare che i Socialisti “essendo anticomunisti” votavano il Centro-Destra è paradossale e semmai ha influito su alcuni Dirigenti opportunisti, su alcuni militanti allo sbando e su quelli elettori che votavano Socialista e hanno creduto che Berlusconi, in quanto amico di Craxi, fosse erroneamente Socialista.
    Diceva Nenni che la Politica è l’arte del possibile e non si fa con i risentimenti. Quindi dissenso con il Comunismo, ma ancoraggio fermo a Sinistra dove è sempre stato e starà il Socialismo vero legato ai valori della Libertà e della Giustizia Sociale.
    E’ veramente difficile comprendere che il nostro Segretario Nencini e lo stesso Del Bue, rispetto all’art.18 (orgoglio dei Socialisti), assumono posizioni di sostanziale consenso alla proposta Governativa. Che devono pensare i militanti Socialisti quando leggono che ieri è stato trovato un accordo che preveda l’opzione del reintegro in caso di arbitrario licenziamento per motivi economici?.
    Essere Socialisti significa in primo luogo difendere la dignità della persona e del lavoratore ed è quella che si chiedeva di fronte alle modifiche dell’art.18.
    Mi farebbe piacere sentire dai Compagni Nencini, Del Bue e gli altri della Segreteria una chiara ammissione di errore di valutazione con una presa di posizione chiaramente a sostegno del mondo del lavoro, oltre che dei giovani e della parte più debole della società.

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