domenica, 27 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Psi: quello che in tanti non capiscono (o fanno finta di non capire)
Pubblicato il 02-04-2012


In tanti continuano, legittimamente, a sperare in una resurrezione socialista in Italia. Per la verità è dal 1994 che questo auspicio è nel cuore di molti militanti. Eppure in pochi si sono chiesti, in questi diciotto anni, di quale resurrezione parlassero e di quale socialismo. In una prima fase la sensazione prevalente era quella della resurrezione del vecchio Psi (magari senza il vecchio gruppo dirigente), che però si è scontrata con la necessità di una netta scelta di campo, richiesta dalle nuove norme maggioritarie. 

I socialisti del Psi erano infatti tendenzialmente anticomunisti e soprattutto antigiustizialisti, e dunque preferivano votare a destra piuttosto che a sinistra, ma un partito socialista (il Si e poi lo Sdi di Boselli) era ovviamente collocato dov’era collocata la forza e la tradizione del socialismo europeo, e cioè a sinistra. Così si formarono partiti socialisti senza voti (ma con un discreto numero di parlamentari, grazie alla rendita del maggioritario e a un’allenza sul proporzionale che mai metteva in evidenza un’identità socialista). Si tentò allora, l’anno dopo la morte di Craxi, nel 2001, di formare un soggetto d’impronta socialista e alleato, sia pur solo elettoralmente e non politicamente, col centro-destra, per tentare di togliere voti a Forza Italia.

Il progetto naufragò per i veti di Berlusconi, e per l’indisponibilità dell’elettorato socialista anche solo a deberlusconizzarsi parzialmente, anche se il Nuovo Psi raggiunse alle europee del 2004 un positivo 2,1%, subito vanificato da nuove divisioni e scissioni. La Rosa nel pugno fu il primo tentativo, operato nel 2006, di abbandonare una scelta tattica ed elettorale in cambio di un progetto politico. E il progetto non era la costituzione di un soggetto socialista, ma di un soggetto liberalsocialista, con radicali, laici, liberali e socialisti. Anche questo tentativo naufragò (oltre che per responsabilità di Pannella), per la decisione dello Sdi di scegliere la Costituente socialista a partire dal 2007.

Si pensò che si sarebbe potuto puntare sulla formazione di un un soggetto socialista europeo in Italia composto dai vecchi aderenti al Psi, dunque dallo Sdi, da una parte del Nuvo Psi, da socialisti variamente collocati si dovessero alleare con una parte di ex comunisti e poi diessini che non intendevano aderire al Partito democratico in funzione del mantenimento dell’identità del socialismo europeo. Poi la maggioranza di costoro preferì, invece, allearsi con soggetti che nulla avevano a che spartire col socialismo europeo tornando nell’alveo originario. Così la costituente venne svolta solo dallo Sdi, da una parte del Nuovo Psi e da una piccola componente di ex diessini che facevano capo a Gavino Angius.

Il mancato apparentamento veltroniano provocò la messa al bando del nuovo partito che in splendida autonomia, anzichè essere premiato da coloro che sempre avevano sollecitato una simile coraggiosa, temeraria scelta (no ai posti, sì alla difesa dell’identità) dovette innalzare da solo, e senza il supporto neppure del voto militante, il suo rogo politico. Gli ultimi tre anni sono quelli del più difficile dei tentativi. Quello di vivere senza vita parlamentare e spesso anche senza vita televisiva. Un tentativo ai limiti dell’impossbile. Vita artificiale e vita passionale sono elementi sufficienti per mantenere un organismo politico? Se il problema fosse quello di una resurrezione qualsiasi per un socialismo qualsiasi la strada percorsa nel 2009 con l’alleanza di Sinistra e libertà doveva essere portata a fondo. Avrebbe consentito di partecipare a un progetto dato per vincente anche oggi e portato a Montecitorio un buon numero di socialisti. Ma era quella la strada? La mia no.

La mia resurrezione socialista è una resurerzione che legge la storia del riformismo e del socialismo liberale, che combatte gli estremismi e i massimalismi, e anche le figure messianiche e populiste. Mi fa piacere che alla fine l’intero Psi mi abbia dato ragione. Dunque non è vero che i dirigenti del Psi hanno voluto fare solo quello che loro conveniva. Anzi con la rottura con Vendola sapevano di fare una scelta difficile e che avrebbe potuto riportarli nell’isolamento. Adesso che si profila una nuova legge con sbarramento al 4-5% il cammino è ancora più in salita. Vedremo quali scelte operare. Però quello che non accetto è questo continuo nevrotico chiacchiericcio su Nencini, sulle dimissioni del segretario, magari dell’intera segreteria, e anche su Boselli (oggi, perchè fino a ieri era in minoranza sempre chi lo contestava), come se la mancata resurrezione dipendesse da un segretario, dal suo vice, da un dirigente, da un ex dirigente.

Esiste oggi il Pci? Esiste la Dc? La Dc sì, è allo 0,4% con Rotondi. Esiste il Pri? Oggi è allo 0,2% perché anche La Malfa è uscito. Esiste il Psdi? Perchè dovrebbe esistere il Psi con più dell’1%? Qualcuno me lo spiega? Altra cosa è invece la questione socialista, che rinascerà con l’Europa e con il ritorno al proporzionale. Ma a prescindere da chi sarà segretario del Psi, suo vice, o membro della segreteria, da chi sciverà male su facebook e da chi invece facebook non saprà neppure cosa sia, ve lo assicuro.

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Commenti all'articolo
  1. In effetti la situazione del PSI non è tra le migliori e tanti, che si dichiarano socialisti, non aiutano. Ho quasi l’impressione che, molti appassionati del socialismo, siano rimasti fermi agli anni migliori del partito, anni in cui c’erano le correnti, non tanto ideologiche, ma per assicurarsi posti e poi c’erano gli idealisti che volevano dettare quale strada scegliere. Con quelle percentuali si poteva anche fare, ma oggi non ha assolutamente senso e si sentono mozioni con relativi documenti, si sentono profeti della verità, detentori del verbo, si sentono denigratori di questo o di quel soggetto o di tutta la classe dirigente, insomma se ne sentono di tutti i colori in un partito dell’uno per cento in cui ognuno ha la soluzione per risolvere la difficile situazione, non considerando che questo che pontifica è uno solo e spera che altri lo seguano. La mia soluzione, una delle tante, è che il partito indipendentemente dalla ricerca di un leader carismatico che non c’è e che personalmente non vedo necessario in quanto è il sistema instaurato con il berlusconismo che non ho mai condiviso, ha bisogno di ritrovare il gusto della politica, di cercare di aggregare, più che dividere, ha bisogno di un progetto politico ad ampio respiro che sia condiviso, ed un progetto non serve cercarlo lontanoperchè è nel nostro DNA vale a dire il progetto socialista e riformista potrebbe essere la strada. In definitiva per farla breve ritroviamoci tutti insieme magari promuovendo discussioni sul nostro futuro in zone diverse, al Nord, al centro al Sud, per avere maggiore partecipazione, ma finalizzato a crescere nel numero. Solo quando avremo la certezza di avere una certa consistenza potremo discutere, anche animatamente ma alla fine trovare una sintesi come abbiamo sempre saputo fare. Uniti si può fare qualcosa, divisi non si va da nessuna parte.

  2. bravi giustissimo ce sempre tra noi chi vuole portare la zizzania,che non serve a riportare quel socialismo autentico romantico di un tempo,che non è mai passato.Ce bisogno di quel Socialismo per il bene comune di tutti gli italiani e non.

  3. Sono mancate le strutture politiche, le ramificazioni con i canali del consenso, gli uomini capaci di raccogliere i voti.Senza questi ingredienti oggi un partito non cammina e si ritrova infine a raccimolare pochi punti percentuali di voti. L’elettorato dal quale un soggetto socialista dovrebbe attingere, è attualmente convinto che per attuare i progetti caratterizzanti del riformismo sia meglio rivolgersi verso il Pd o Pdl. Proprio questi ultimi due partiti oggi sono percepiti come due soggetti più in grado di attuare gli interessi delle “macro-classi” oggi esistenti. Sarà una dura impresa far rinascere il Partito Socialista, soprattutto se non si mantiene un dialogo con i due maggiori partiti oggi in campo. Una riflessione politica ovviamente non può mantenersi sganciata dell’evolversi della crisi europea e dagli equilibri politici ad essa connessi. E’ sempre più evidente oggi il prevalere in Europa del pensiero unico degli Euroburocrati dalla scienza infusa che rifiutano di aprire ad una dialettica democratica. E’ proprio in antitesi a ciò che i partiti socialisti si devono raccordare per lanciare un guanto di sfida in modo unitario.

  4. Il partito socialista italiano oggi non può rimanere disconesso dalla realtà europea, che vede in maniera evidente una deriva verso le ricette degli euroburocrati dalla scienza infusa.
    Non può pertanto procedere in solitaria nel raccordarsi con i principali soggetti socialisti, ma deve cercare il dialogo con i democratici, seppur nonostante le infelici trovate della Bindi & C.Indubbiamente la base di riferimento del socialismo, ossia l’elettorato appartenente ai ceti medio-bassi del paese non capirebbe una svolta a destra del partito che da sempre si è connotato come alternativo al classismo e alle rendite lobbistiche, nonchè profondamente attento all’equità. Il Segretario Nencini è atteso da sfide difficili, che tuttavia potrà affrontare con successo soltanto prendendo atto che il fronte Riformista può vincere esclusivamente formando un fronte ampio e compatto, che si ponga come alternativo alle ricette economiche isolazioniste e populiste ed a quelle conservatrici.

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