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Opinioni e commenti
 

Rienzi (Codacons): «Tanzi condannato? Fate causa alle banche che hanno venduto titoli Parmalat»
Pubblicato il 23-04-2012


Calisto Tanzi, fondatore della Parmalat, è stato condannato dalla Terza sezione penale della Corte di Appello di Bologna a 17 anni e 10 mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta, nell’ambito del processo sul crac da 14,5 miliardi di euro dell’azienda di Collecchio. La vicenda Parmalat investe dal 2003 i tribunali e le procure del Nord Italia. Al centro dello scandalo, che ha visto bruciati gli investimenti di circa 30.000 tra risparmiatori e investitori, oltre allo stesso Tanzi ci sono nomi illustri del finanziamento internazionale, quali Bank of America, Deutsche Bank, Morgan Stanley e Nextra. A commentare la sentenza in esclusiva per l’Avanti!online è Carlo Rienzi, fondatore e attuale presidente del CODACONS.

Come ha accolto la sentenza di oggi?
Era inevitabile: si tratta di uno di quei processi in cui le prove sono evidenti. Non c’era dubbio che Tanzi, il “cavalier” Tanzi, sarebbe stato condannato in appello. Il problema non è la sua condanna, che non porta a nulla. Voglio dare un suggerimento a voi dei media: non imboccate la strada sbagliata. Da Tanzi non si cava un ragno dal buco, tra l’altro ormai è anche in fin di vita. Dovete invece sottolineare l’importanza di fare causa alle banche, che quando vendevano quella “carta straccia” dei titoli Parmalat sapevano che non valeva un bel niente. Ma l’hanno venduta lo stesso. Su questo bisognerebbe riflettere.

Nel caso Parmalat potreste procedere ad un’eventuale azione di gruppo?
No, in questo caso non è una strada percorribile. La causa è legata al tipo di risparmiatore. In questo caso specifico, poi, c’è una grande differenza tra le classi danneggiate dal crac Parmalat, si va dal classico “poveraccio” all’investitore abituale, quindi una class action è praticamente impossibile. Va fatta causa individualmente e, questa è la buona notizia, quasi tutte vengono vinte.

Il 18 aprile 2011 il Tribunale di Milano ha assolto le banche coinvolte e ha negato il risarcimento per i piccoli risparmiatori.
Le banche dovevano pagare perché non hanno rispettato le regole: dovevano avvertire i risparmiatori quando aumentava il rischio, ma non l’hanno fatto. Noi ci battiamo sempre con forza e solitamente vinciamo le nostre cause, tanto che appena arriva la citazione le banche ormai danno subito i soldi, tanto sono spaventate.

Quale considera la vostra vittoria più significativa?
Il caso dei bond argentini è sicuramente uno dei più importanti. Molti risparmiatori all’epoca avevano acquistato i bond della Repubblica Argentina e avevano visto la perdita improvvisa di tutti i loro capitali investiti. Attraverso Codacons, sezione delle Marche, sono riusciti ad ottenere un risarcimento da parte delle banche.

Come si può agire contro gli istituti per avere il risarcimento?
Sul nostro, in basso alla pagina a destra, c’è un collegamento ipertestuale dove viene spiegato tutto nel dettaglio. C’è uno staff che gratuitamente valuta la fattibilità dell’azione e da lì poi il singolo cittadino decide come procedere.

Dopo tutta questa vicenda, crede che il protezionismo nei confronti delle aziende italiane sia ancora una buona strategia?
Noi ci siamo battuti a suo tempo per bloccare l’opa (offerta di pubblico acquisto, ndr) su Parmalat, ma non ce l’abbiamo fatta. Quando si tratta di beni che sono parte del nostro patrimonio storico, come in questo caso, noi siamo sempre in prima linea.

Raffaele d’Ettorre

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