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Opinioni e commenti
 

Rilasciata Maria Sandra Mariani: per un anno è stata in mano ad al-Qaeda
Pubblicato il 18-04-2012


È stata rilasciata oggi Maria Sandra Mariani, la turista italiana rapita il 2 febbraio 2011 nel deserto meridionale dell’Algeria, nei pressi di Djanet.  A darne conferma è il ministero degli Esteri, dopo che la notizia era stata diffusa dall’emittente araba Al Arabiya. Ancora in mano ai rapitori risulta invece la cooperante sarda Rossella Urru, sequestrata tra il 22 e il 23 ottobre sempre in Algeria.

UNA VACANZA DA INCUBO – Maria Sandra, 53 anni, di San Casciano Val di Pesa (Firenze) aveva prenotato un soggiorno di due settimane nella regione del Maghreb. Dopo una prima settimana passata nella zona di Tadrart con altri turisti, si era poi spostata verso Djanet. Lì la donna, in compagnia della guida e del cuoco (rilasciati subito dopo) è stata intercettata da un gruppo a bordo di fuoristrada e armati di pistole e altre armi semiautomatiche. Subito dopo, i terroristi avrebbero contattato l’agenzia turistica “Tenerè”, tramite la quale Maria Sandra aveva organizzato il viaggio in Algeria, per annunciare il rapimento. L’agenzia ha quindi provveduto a dare l’allarme ai servizi di sicurezza e da lì è cominciata la lunga odissea verso un rilascio, quello della donna, che sembrava sempre più complicato.

GENITORI COMMOSSI – «Sto bene, domattina sarò a Roma» sono state le prime parole di Maria subito dopo il rilascio. I genitori della donna, venuti a sapere la buona notizia, sono scoppiati in lacrime davanti a telecamere e giornalisti nella loro abitazione di San Casciano. «Finalmente sono libera – ha detto Mariani nel messaggio ai genitori – ora mi sento in paradiso, vi ho pensato tanto, vi voglio bene e non vedo l’ora di abbracciarvi».

DIETRO IL RAPIMENTO – Il nucleo terroristico che per oltre un anno ha tenuto prigioniera Maria Sandra Mariani si chiama Aqmi (Al Qaeda nel Maghreb Islamico), ed è il nome che dal 2006 si è dato il Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento (Gspc), a sua volta erede del feroce e sanguinario Gruppo islamico armato (Gia), protagonista nella guerra civile algerina degli anni Novanta. Scopo di questo contorto passaggio di sigle è il tentativo, da parte dei terroristi, di svecchiare la loro immagine e nello stesso tempo accrescere la propria notorietà, connettendosi al network globale del terrore. L’Aqmi è capeggiato dall’emiro Abdelmalek Droukdel, soprannominato “il Bin Laden del Maghreb”, e opera prevalentemente nella regione del Sahel, una vasta area desertica dell’estremo sud algerino che sfugge al radar dei governi centrali e si estende tra Algeria, Senegal, Mauritania, Mali, Burkina Faso, Niger, Nigeria, Ciad e Sudan. AQMI, dal 2007, si è specializzata nel rapimento dei cittadini occidentali, in prevalenza turisti. Ma dietro al movimento si celerebbero diversi movimenti armati e perfino cosche di stampo mafioso. Secondo il segretario di Stato Hillary Clinton, ‘un pericolo maggiore’ di Iran e Corea del nord per gli Stati Uniti.

Emanuele Ciogli

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