martedì, 21 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Sparare sull’asta per colpire il canone: il perchè dei mal di pancia sul beauty contest
Pubblicato il 19-04-2012


Sparare sull’asta per colpire il canone di concessione. Se si vuole cogliere il doppio gioco, basta alzare lo sguardo sopra il polverone sollevato da Pdl e Mediaset dopo il presunto sgarbo subito per opera del governo con l’approvazione, in commissione Finanze della Camera, dell’emendamento sulla gara per le frequenze tv che rimpiazza il beauty contest. Basta sollevare gli occhi, appunto, e osservare alcune stranezze per intuire il secondo fine.

CANONI E AGCOM NEL MIRINO – Perché Fedele Confalonieri, presidente Mediaset, sfodera l’arma del ricorso al Tar solo 48 ore prima che scadano i 90 giorni di sospensione dell’assegnazione gratuita stabiliti a gennaio dal ministro dello Sviluppo Corrado Passera? Perché attaccare a testa bassa un decreto che è ancora lungi dall’essere convertito?  E perché l’ex premier Silvio Berlusconi ha preferito non pranzare oggi con il suo successore Mario Monti, sostenendo che non era il caso di alimentare sospetti su un legame tra la colazione e la querelle intorno all’asta? In realtà è chiaro Mediaset ha già da tempo rinunciato al beauty contest e spera di spuntare un miglior canone di concessione delle frequenze. Mentre il Pdl punta a influenzare le prossime nomine dell’AgCom (in scadenza a metà maggio) e successivamente la posizione regolatoria dell’authority in relazione al bando per la gara (che il ministro dello Sviluppo dovrebbe emanare entro 120 giorni).

IL NODO – Il punto controverso dell’emendamento al decreto fiscale passato in commissione ha a che fare con il numero massimo di frequenze cumulabili da parte di un unico operatore. La norma voluta da Passera fissa il tetto in cinque multiplex (ogni multiplex contiene normalmente 5-6 frequenze). E in pratica riprende una delibera AgCom del 2009, redatta nell’ottica del beauty contest, che tuttavia era stata pensata quando sia Rai sia Mediaset avevano solo quattro multiplex e, quindi, avevano la possibilità di prendersene altri. Poi, però, qualcosa è cambiato: nell’aprile scorso l’Italia ha recepito una norma Ue secondo cui è possibile adoperare per la tv, dunque trasformandole in Dvbt, anche frequenze  Dvbh per la telefonia. Rai e Mediaset ne hanno una a testa e se lo facessero, raggiungerebbero il tetto di cinque indicato da Passera e non potrebbero partecipare alla nuova asta.

UE CONTRO LE POSIZIONI DOMINANTI – Adesso il Pdl spera in un’ulteriore modifica nel passaggio del decreto al Senato, ma Passera ha fatto intendere che la trasformazione della destinazione delle frequenze (da telefonia a tv) non è automatica e fa capo a una decisione del governo. Tra l’altro, il ministro dello Sviluppo vorrebbe destinare a Rai e Mediaset solo una frequenza in più, per cui il polverone dei berluscones parrebbe del tutto sproporzionato. La vera questione è che l’Ue punta all’ingresso di nuovi operatori e non desidera certo un rafforzamento delle posizioni dominanti che già ci sono. Non a caso Bruxelles ha già aperto una procedura di infrazione a carico dell’Italia, in modo da contrastare l’eventualità che il duopolio si trasferisca e si rafforzi nell’era del digitale. Peraltro, tra le frequenze liberate nel passaggio dall’analogico al digitale, ci sono le «pregiate» da 700Mhz, che infatti sono assegnate in concessione solo fino al 2015.

SEPARAZIONE TRA RETI E CONTENUTI – In ogni caso, il governo vuole creare una «separazione verticale» tra operatori di rete e operatori di contenuti, ma l’anomalia italiana consiste nel fatto che i maggiori broadcaster posseggono anche le infrastrutture (la Rai con RaiWay e Mediaset con Elettronica industriale, che ha da poco inglobato Dmt). Dunque, sperabilmente, si dovrebbe andare verso uno scenario di scissione quantomeno societaria (se non proprietaria) per cui Rai e Mediaset potrebbero affittare la propria rete ad altri operatori a parità di condizioni, senza trucchi e senza privilegi per i propri contenuti. Tra l’altro c’è già oggi una disparità a favore di Mediaset: la frequenza in via di conversione della Rai è infatti di qualità meno buona per le trasmissioni tv rispetto a quella detenuta dal Biscione.

CI SARA’ L’INCIUCIO? – Alla fine della fiera, è chiaro che il governo Monti non cadrà certo sul tema delle frequenze tv, malgrado la questione sia sensibile per Berlusconi in prima persona. L’asta dovrebbe valere 1-1,2miliardi e Antonio Di Pietro profetizza l’arrivo di un decreto legislativo che permetterà a Rai e Mediaset di trasformare le frequenze per i videofonini in «frequenze utilizzabili per la televisione digitale terrestre». Le urla e gli strepiti del Pdl e di Cologno? Si tratta del prologo al possibile inciucio con il governo per una revisione dei costi di concessione, costi che un Biscione in affanno finanziario spera comprensibilmente di alleggerire.

Ulisse Spinnato Vega


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