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Opinioni e commenti
 

L’editore Pironti ricorda Ghirelli: «Un grande direttore, avrebbe potuto continuare ad esserlo»
Pubblicato il 03-04-2012


La morte di Antonio Ghirelli ha lasciato un vuoto nel mondo intellettuale, giornalistico e politico. Ci abbandona un uomo che amò Napoli. Un grande socialista, che seppe interpretare lo spirito del suo tempo e della sua Napoli con schiettezza, acume e sensibilità politica. Grande cultore di calcio e tifoso del Napoli, alla soglia degli Ottanta descrisse la sua vita con l’indubbia ironia che lo caratterizzava: «Senti che ti possono salvare solo i tempi supplementari – stando alla metafora sportiva – ma sono pronto a giocarli fino all’ultimo secondo. E pure ad andare ai rigori». Si ha l’impressione che i tre fischi finali non riusciranno a cancellare dalla memoria il rimpianto di una grande firma e di un uomo la cui sensibilità e cortesia erano note a tutti coloro che ebbero motivo d’incontrarlo. «Fu un grande direttore, avrebbe potuto continuare ad esserlo». Dalle parole di Tullio Pironti, storico editore di Antonio Ghirelli, il ricordo commosso di colui che fu direttore dell’Avanti!

Qual era la peculiarità dello stile di Ghirelli?

La napoletanità: amava moltissimo Napoli. Poi altro tratto distintivo era sicuramente la gentilezza, la generosità.

Ricorda un aneddoto in particolare?

Sì, ho da poco festeggiato i miei 40 anni di attività editoriale. In quell’occasione mi ha telefonato dicendomi che era dispiaciuto di non poter partecipare ai festeggiamenti poiché stava male. Mi ha addirittura ritelefonato la sera per rinnovarmi i suoi auguri, una persona gentilissima. La sua malattia era dovuta anche alla perdita della moglie scomparsa due anni fa a cui dedicò il libro ‘Una moglie incantevole’, provava per sua consorte un amore incredibile. Dalla perdita della compagna di una vita le sue condizioni di salute sono peggiorate, l’ho visto decisamente cambiato.

Quale idea di Napoli emerge dagli scritti di Ghirelli?

Sicuramente un attaccamento incredibile alla realtà partenopea. Ha pubblicato con Einaudi una storia di Napoli, per me un saggio importantissimo. So che leggeva tutti i giorni ‘Il Mattino’, da lì apprese la notizia dei festeggiamenti per i miei 40 anni di attività. Inoltre era molto legato anche alla realtà sportiva, fu direttore del Corriere dello Sport, nonché grande tifoso del Napoli calcio.

Dopo i 30 va a vivere dapprima a Milano e poi a Roma, il rapporto con la sua città è cambiato, se sì come?

No, il rapporto non cambiò se non per la distanza. Penso che l’unico rimpianto professionale sia quello di non aver diretto ‘Il mattino’.

Però fu direttore dell’Avanti! Come lo ricorda a tal proposito?

Fu un grande direttore, avrebbe potuto continuare ad esserlo.

Ghirelli in alcuni saggi porta avanti una fine analisi politica al centro della sua trattazione Pertini e il premier Craxi, è lì che emerge il Ghirelli socialista e come?

In uno dei nostri ultimi incontri mi ha confidato la grande ammirazione per Craxi, tanto da voler portare avanti un progetto editoriale a riguardo, poi non se ne è fatto più nulla.

Un ricordo di Ghirelli come persona?

Quando ho pubblicato il mio ultimo lavoro ‘Libri e cazzotti’, Ghirelli lo ha recensito straordinariamente su ‘La Stampa’, sono rimasto affascinato. Eravamo molto amici, anche perché lui aveva un debole per i napoletani tanto che insieme al presidente Giorgio Napolitano, al regista Francesco Rosi e allo sceneggiatore Raffaele La Capria erano quattro amici inseparabili. Avevano frequentato insieme il liceo Umberto e da allora la loro amicizia rimase indissolubile.

Diletta Liberati

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