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Opinioni e commenti
 

Tutti i traffici di Lavitola: tre procure indagano sul faccendiere
Pubblicato il 17-04-2012


Mentre in Italia era ricercato, lui a due passi dallo splendido mar delle Antille, circolava scortato da guardie del corpo presidenziale di Panama a bordo di un’auto di Stato. Per un uomo d’affari come lui tutte le porte si aprivano e lo testimonia il ruolo di primo piano che avrebbe avuto nelle trattative tra aziende italiane e il governo panamense per l’aggiudicazione di un affare multimilionario, anche da latitante. Poi le mille mail gestite furbescamente, da remoto e con la password comune, da lui e dalla sorella, quella “dazione” che avrebbe agevolato per permettere ad amici di amici di concludere affari importanti, quel presunto ricatto a Berlusconi, quel sogno mai realizzato di diventare consigliere diplomatico e in fine lui fratello scriteriato che avrebbe alzato le mani su una povera sorella indifesa. In due parole: Valter Lavitola. In realtà ce ne vorrebbero tante altre per districare la matassa ingarbugliata e maleodorante che avvolge come fumi la vicenda di uno dei faccendieri più noti alle cronache negli ultimi anni. Contro Lavitola, costituitosi ieri all’aeroporto di Fiumicino a Roma e ora nel carcere di Poggioreale, accuse di corruzione internazionale e truffa. La sorella, Maria, lancia insinuazioni pesanti: «Voleva 5 mln da Berlusconi per tacere». Mentre per il senatore Pdl Sergio De Gregorio la richiesta di arresti domiciliari adesso è al vaglio della Giunta competente. A conti fatti, il vero Avanti! avrebbe preferito che dal Boeing 777 da Panama fosse sbarcato un Lavitola diverso, come da foto, con qualche anno in meno e qualche speranza da tradire in più.

MARIA LAVITOLA, VALTER MI PICCHIAVA – «A dire la verita’ ho anche paura di mio fratello Valter, che e’ molto manesco. Alcune volte mi ha picchiata. Inoltre e’ a conoscenza di quanto intendono fare gli inquirenti. E ha detto che in tribunale (non so se intendesse dire Procura o altro, lui ha detto pero’ tribunale) ha qualcuno che lo aiuta e lo informa». E’ il racconto di Maria Lavitola, sorella di Valter, ai pm della Procura di Napoli, che si legge nell’ordinanza di custodia emessa dal gip di Napoli Dario Gallo. «Ad esempio lui stesso due o tre giorni prima che io subissi la perquisizione mi disse per telefono che nei giorni successivi mi sarebbero venuti a prendere e che se mi arrestavano buttavano le chiavi», prosegue nelle sue dichiarazioni ai pm Maria Lavitola.

QUEI 23 MILIONI DESTINATI AL GIORNALE TRUFFA – Sono due i filoni di indagine che hanno portato alla notifica di due nuove ordinanze di Walter Lavitola, rientrato stamattina in Italia dall’Argentina dopo una latitanza di otto mesi. Il primo, condotto dal nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza di Napoli e che ha portato alla richiesta di domiciliari per il senatore del Pdl Sergio Di Gregorio, riguarda i contributi pubblici ottenuti dal quotidiano, che attraverso l’editrice International Press ha avuto dalla Presidenza del Consiglio, a partire dal 1997, 23 milioni 200 mila 641,23 euro. Le accuse dei magistrati Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock vanno dall’associazione per delinquere all’emissione e utilizzazione di fatture per prestazioni inesistenti, dalla bancarotta fraudolenta al riciclaggio e alla truffa aggravata. Secondo l’ipotesi accusatoria, infatti, il denaro sarebbe stato incassato mediante il frequente ricorso alla produzione di documentazione proveniente da societa’ collegate agli indagati. Spese, come quelle relative allo “strillonaggio”, in realtà mai sostenute e attestate da società compiacenti. Le somme illecitamente incassate sarebbero state successivamente distratte dalle casse della società editrice e destinate prevalentemente a soggetti domiciliati all’estero attraverso il ricorso, anche in questo caso, a documenti contabili relativi a costi mai sostenuti.

19 INDAGATI – Sono in tutto 19 gli indagati. Il gip di Napoli non ha tuttavia convalidato tutte le richieste dei magistrati: per alcune sono state respinte, per altre derubricate da arresti in carcere ad arresti domiciliari. Per sei indagati e’ stato disposto l’arresto in carcere. Fra questi, imprenditori, professionisti, consulenti o fruitori in qualche modo di finanziamenti per l’editoria. Oltre a Lavitola, il responsabile contabile della International Press Vincenzo Ghionni, l’imprenditore Angelo Capriotti, Paolo Passalacqua, Claudio Fagiano ed Enzo Valori. Ai domiciliari, Roberto Cristiano, che secondo l’accusa sarebbe il prestanome del senatore del Pdl Sergio De Gregorio, Antonio Bifano, rappresentante della società Servizi soluzioni professionali e la segretaria particolare del senatore Patrizia Gazzulli. Per altri due indagati, Filippo Giovanni Marzocco e Antonino Lauro, e’ stato disposto l’obbligo di firma. Per il senatore Sergio De Gregorio la richiesta di arresto e’ stata trasmessa al Senato.

TANGENTI A PANAMA – Il secondo filone riguarda invece il reato di corruzione internazionale, commesso a favore di aziende italiane operanti nella Repubblica di Panama. Le indagini, svolte dalla Digos della Questura partenopea, avrebbero fatto emergere un grave quadro indiziario relativo alla promessa e al successivo, sia pur parziale, versamenti di consistenti somme di denaro o beni a favore di esponenti del governo panamense per ottenere, quale corrispettivo, l’attribuzione di un appalto (poi non affidato) per un importo stimato in 176 milioni di dollari e relativo alla realizzazione di carceri modulari. L’intesa tra gli esponenti di un’azienda italiana e i rappresentanti del governo di Panama e’ stata resa possibile, secondo quanto emerge dagli atti d’indagine, dal ruolo di mediatore svolto da Lavitola, accreditato sia presso il governo centroamericano che quello italiano. L’importo e i beni promessi fanno riferimento a un valore stimato di circa 28 milioni di euro, mentre le somme effettivamente corrisposte (anche per il mancato affidamento dell’appalto) ammontano a 530 mila e 140 mila dollari. A Roma Lavitola e’ sotto indagine insieme ai coniugi Tarantini per estorsione nei confronti di Silvio Berlusconi.

FONDI NERI – Dagli interrogatori dei pm, emergono ulteriori particolari sull’utilizzo dei fondi pubblici destinati al finto Avanti!, un giornale che andava in stampa con la L sbianchettata davanti alla storica testata di riferimento del Partito socialista ma che ovviamente era soltanto un banale escamotage per aggiudicarsi indebitamente finanziamenti pubblici all’editoria. Sentito come persona informata dei fatti, Andrea Vetromile, storico collaboratore di Sergio De Gregorio oltre che suo ragioniere tributarista, spiega il meccanismo di liquidita’ che sarebbe servito ad alimentare atti corruttivi. «I fondi neri venivano trasferiti nei paesi arabi dal De Gregorio e in particolare in Kurdistan, Kazakistan, Panama ed Emirati Arabi Uniti, dove aveva una conoscenza con Al Kassimi – racconta ai magistrati l’uomo – utilizzato i suoi privilegi di parlamentare ha trasferito all’estero ingenti capitali provenienti da fondi neri la cui provvista era costituita sia dal contributo statale per l’editoria, che da questi soggetti che avevano acquistato quote del gruppo ‘De Gregorio’. Parliamo di un minimo di 50 mila euro che aumentavano in base alle potenzialita’ economiche del soggetto», spiega il tributarista le cui dichiarazioni vengono giudicate dal gip Gallo come «attendibili per precisione, coerenza, logicita’ oltre che di una diretta cognizione dei fatti descritti, tutti ampiamente riscontrate dalla documentazione acquista dalla Finanza».

IL PRESUNTO RICATTO A BERLUSCONI – La sorella di Lavitola, Maria, il 17 febbraio scorso ha invece riferito ai pm Vincenzo Piscitelli ed Henry John Woodcock una telefonata dall’allora fratello latitante in cui le veniva chiesto di andare a Palazzo Grazioli per recuperare un contratto di pubblicita’ stipulato dal finto Avanti! con Berlusconi fra il 1998 e il 2002/2003 per un importo di 800 mila euro. La donna ha raccontato di non aver tuttavia eseguito l’incarico per timore di mettersi nei guai. «Chiesi a che titolo Berlusconi dovesse dare questi soldi a mio fratello – si legge negli atti dell’inchiesta – e mi rispose che era una tattica nel senso che se gli dava questi 5 milioni andava tutto bene, altrimenti Valter una volta tornato in Italia avrebbe avuto tutte le giustificazioni anche ‘morali’ per dire quello che sapeva su Berlusconi».

NESSUN MEMORIALE – Valter Lavitola non ha scritto alcun memoriale e non e’ rimasto sorpreso dalla nuova ordinanza di custodia cautelare se non per la tempistica: lo ha dichiarato il difensore del faccendiere, l’avvocato Gaetano Balice. «La decisione di rientrare in Italia – ha spiegato Balice – era basata anche sugli sviluppi degli ultimi due filoni di indagine dei pm napoletani’. Si tratta di un’ulteriore occasione per chiarire la posizione del mio assistito; e’ l’inizio della soluzione della vicenda processuale». Balice ha poi smentito l’esistenza di un memoriale di Lavitola di cui hanno parlato i media nei giorni scorsi: «Valter – afferma il penalista – mi ha spiegato che si tratta di una notizia falsa, non fatta circolare da lui». Lavitola e il suo legale hanno letto insieme in carcere alcune parti dell’ordinanza.

FINMECCANICA – «Lavitola ha sempre affermato che dietro i contratti tra le societa’ di Finmeccanica e il governo di Panama c’era un grosso movimento finanziario ‘in nero’ destinato al presidente Martinelli e che il contratto da lui avuto da Finmeccanica, per 30 mila dollari, era solo la copertura per giustificare la sua presenza e la sua attivita’ a Panama». Lo afferma, interrogato dai pm di Napoli, Mauro Velocci, presidente del consorzio di imprese che avrebbe pagato tangenti per costruire carceri a Panama. Velocci parla anche dell’elicottero Eurocopter da 8 milioni che sarebbe stato promesso al presidente Martinelli: una ‘dazione’ che, ‘come riferito da Lavitola, doveva sopperire alla mancata consegna di un elicottero promesso come tangente da Augusta che aveva concluso un contratto con il Governo di Panama. Lavitola preciso’ – prosegue Velocci – che il predetto velivolo promesso al Martinelli dalla menzionata societa’ del gruppo Finmeccanica non era stato consegnato poi per prudenza a causa dell’apertura di un’inchiesta giudiziaria che aveva coinvolto il presidente di Finmeccanica, Piero Guarguaglini e la moglie Marina Grossi, presidente di Selex».

PASSWORD E DOCUMENTI PRIMA DELL’INTERVISTA A LA7 – «Mi sono trovato in possesso di numerose email di Lavitola in quanto fu lui stesso a darmele verso la metà di settembre, in occasione della sua intervista a La7, perché aveva timore che il presidente Martinelli potesse attuare ritorsioni nei miei confronti. Mi disse di tenerle e di pubblicarle nel caso gli fosse accaduto qualche cosa”. Lo sostiene il teste Velocci che ai pm napoletani ha dato spiegazioni sui file e le email trovate nel pc finito sotto sequestro nell’ambito dell’inchiesta. «Fu Lavitola a darmi la documentazione e la password del suo computer e del suo indirizzo e unitamente al Lavitola, e con il suo consenso, consultavamo la documentazione in ogetto e il contenuto del computer. Preciso – aggiunge il teste – che fu proprio Lavitola a chiedermi di aiutarlo a preparare gli atti per l’intervista che rilasciò al giornalista de La7 del settembre 2011, successiva al mandato di cattura spiccato nei suoi confronti».

MARIA LAVITOLA E LE CASSETTE DI SICUREZZA –  «Ricordo poi che quando il dottor Piscitelli dispose l’apertura di alcune sue cassette di sicurezza in una banca di Roma, lui lo seppe in anticipo, tanto che avviso’ la moglie e la stessa le svuoto’ prima che fossero aperte».

CHI E’ QUESTO PELLICCIO? – «Non sapevo cosa facesse questo Pelliccio -spiega Maria Lavitola, come riportato in una delle pagine dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Dario Gallo – sapevo solo che era un conoscente di mio fratello e piu’ precisamente una sorta di prestanome di Valter in una società. Sapevo che Valter aveva anche altri prestanome molti dei quali intestatari di società che mio fratello acquistava da un certo Crea Bruno. Pelliccio presentandosi a casa mia senza preavviso mi disse che nei giorni precedenti era stato interrogato dalla Guardia di finanza. Mi spiegò che la finanza gli aveva chiesto di alcuni bonifici che aveva fatto e di alcuni conti correnti intestati a lui e ad altri soggetti che non avevano la disponibilità ed i requisiti per avere conto corrente e denaro movimentato. Mi spiegò che non aveva avuto alcuna possibilità di mentire per cui aveva dovuto ammettere che dietro a tutte queste operazioni bancarie, dietro a queste società e dietro a questi movimenti finanziari vi era mio fratello Valter». «Mi spiego’ -prosegue Maria Lavitola- che anche molti altri prestanome di Valter erano stati interrogati e che anche costoro avevano dovuto dire la verita’ e che cioe’ tutte le operazioni di cui gli veniva chiesto di dare conto a mio fratello. Tale circostanze le ho raccontate con una mail a mio fratello».

SUI DOMICILIARI A DE GREGORIO DECIDE LA GIUNTA – Il presidente del Senato, Renato Schifani, ha deferito alla Giunta competente la richiesta di autorizzazione a procedere all’esecuzione della misura cautelare degli arresti domiciliari avanzata dal Gip del Tribunale di Napoli nei confronti del senatore Sergio De Gregorio. L’Ordine dei giornalisti della Campania in seguito all’ordinanza del gip Dario Gallo sull’inchiesta ai finanziamenti all’editoria ha sospeso dall’albo il giornalista pubblicista Vincenzo Ionni raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, Roberto Cristiano e Patrizia Gazzulli (professionisti), entrambi agli arresti domiciliari. L’Odg Campania ha inoltre notificato a Palazzo Madama al senatore Sergio De Gregorio (professionista) l’apertura di un procedimento disciplinare in seguito alla richiesta di arresto nei suoi confronti da parte del gip Gallo.

FRATTINI, LAVITOLA VOLEVA FARE IL CONSIGLIERE DIPLOMATICO – «Con riferimento alle mire del Lavitola di divenire una sorta di consigliere diplomatico del capo del Governo per le questioni latino-americane non ho notizie di prima mano. Posso solo dire che il Lavitola nel corso del 2011 chiese formalmente di diventare console onorario italiano a Panama», racconta Franco Frattini, ex ministro degli Affari esteri, ai pm napoletani che lo interpellano il 26 novembre scorso per fare chiarezza sulla presenza, ritenuta “anomala”, di Lavitola a Panama in occasione di incontri istituzionali. «Io quando mi venne comunicata la circostanza mi mossi con la solita prudenza e invitai i miei collaboratori a mettere soltanto un visto agli atti sulla domanda stessa senza neanche aprire l’istruttoria che normalmente viene esperita in questi casi per addivenire alla nomina ovvero al rigetto della domanda. Mi sembra che ictu oculi non fosse opportuna tale nomina».

I FRATELLI LAVITOLA E IL TRUCCO DELLA MAIL – «Avevamo questo sistema per comunicare per e-mail. Avevamo alcuni indirizzi di posta elettronica la cui password era conosciuta da entrambi. Io o lui entravamo nella casella di posta e scrivevamo un messaggio indirizzato al medesimo indirizzo di posta e cosi’ via”. E’ il racconto di Maria Lavitola ai pm della Procura di Napoli ai quali a febbraio di quest’anno si e’ presentata spontaneamente per rendere delle dichiarazioni. Erano diverse le e-mail che Maria e Valter Lavitola utilizzavano per comunicare tra di loro. La donna ha poi riferito ai pm di avere ricevuto «nelle ultime settimane nella mia casa di Napoli tale Pelliccio con un accompagnatore di cui non ricordo. Questo Pelliccio lo avevo visto una sola volta a Roma».

 

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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Commenti all'articolo
  1. Visto che tutti i telegiornali e carta stampata continuano a presentare il Sig. Lavitola come ex Direttore dell’Avanti,e l’intero paese pensa “siamo alle solite ecco i Socialisti” penso che sia arrivato il momento caro Direttore Marrazzo di convocare una conferenza stampa comprese le TV pubbliche e private e spiegare chiaramente che il P.S.I. e il nostro giornale non hanno nulla a che vedere con quel signore.
    Così facendo, magari la smetteranno di associarci sembre come il partito dei disonesti.

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