giovedì, 24 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Un commento al convegno del Psi sulla Seconda Repubblica
Pubblicato il 06-04-2012


Nel recente “convegno – processo” promosso dal Psi sul “Ventennio 1992-2012” sono stati esaminati molti aspetti: l’esplosione del debito pubblico, la mancata crescita economica, il deficit di democrazia e le mancate riforme istituzionali. In particolare si è raccontato come la situazione del debito pubblico anziché migliorare è peggiorata grandemente: dai dati ufficiali della Banca d’Italia risulta che “nel 1992 il debito pubblico italiano era complessivamente di 795 miliardi di euro; nel 2011 è salito fino a 1.931  miliardi; anche rapportandolo al Pil, il debito che era circa l’85%, è arrivato al 120%”.

In secondo luogo l’epopea di “Mani pulite”  ha sortito un esito controproducente: è il giurista Michele Ainis  che ci ricorda con plastica efficacia che “all’alba degli anni ’90 la classifica di Trasparency International – l’Associazione che misura l’indice di percezione della corruzione, partendo dai Paesi migliori – situava l’Italia al 33° posto nel mondo; nel 2011 siamo precipitati alla 69.a posizione…”. Si è reso manifesto dunque l’intento più “politico-mediatico” per eliminare determinati partiti anziché l’intento volto a migliorare la situazione della giustizia italiana, tanto che, su quest’ultimo piano, si è creato l’effetto opposto, a dimostrazione che la corruzione non originava necessariamente dai partiti fatti decadere.

Un ulteriore punto segna come negli scorsi anni ’90 chi soffiò con veemenza sul fuoco della protesta concentratasi nel referendum che abolì a furor di popolo il finanziamento pubblico dei partiti, procedette poi – dopo aver eliminato gli avversari – a ridicolizzare il verdetto popolare moltiplicando a dismisura il finanziamento statale alla politica con la formula dei “rimborsi elettorali” che hanno portato a moltiplicare fino a dieci volte il finanziamento precedente!

Cosa fare? In particolare cosa può fare la sinistra? Molti pensano che essa debba ripartire dalla prospettiva riformista, proprio con particolare riferimento ai problemi della crisi economico-finanziaria. Luciano Cafagna, un grande intellettuale recentemente scomparso, ha avuto comunque modo – prima di lasciarci – di intervenire sulla rivista socialista “Mondoperaio” del novembre 2011  richiamando che la dignità della sinistra può essere ritrovata soltanto se a un presente difficile, fatto di sacrifici sgradevoli, si riesce ad agganciare realisticamente il percorso verso un futuro capace di recuperare la speranza; dunque  un itinerario che dall’uscita dalla crisi possa portare organicamente all’attuazione progressiva di un programma sociale che risani e riprenda la prospettiva di un moderno ‘welfare state: quel laburismo socialdemocratico all’europea, insomma, di cui in Italia, si è stati finora incapaci.

Nicola Zoller, Segretario Psi del Trentino-Alto Adige

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Commenti all'articolo
  1. Cosa può fare la sinistra? Personalmente non parlerei di sinistra, porrei questa domanda: cosa può fare il P.S.I. e i socialisti? Dovremo tornare nelle piazze a fare comizi come negli anni passati e responsabilizzare i cittadini affinché il popolo tutto si impegni per ottenere una legge elettorale proporzionale: con le preferenze, con collegi elettorali che non richiedono capitali astronomici per le campagne elettorali. Il Partito dovrebbe battersi anche per l’eliminazione di tutte le le leggi ad personam fatte in questi anni, a cominciare dal falso in bilancio.

  2. I socialisti debbono chiarire quello che va fatto: portare l’Unione Europea ad emettere eurobonds ed a permettere alla BCE di essere prestatore di ultima istanza. Solo così si batte la speculazione che viene dagli USA.

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