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Opinioni e commenti
 

Un tesoriere d’oro
Pubblicato il 03-04-2012


Tesorieri d’oro? Ce ne sono anche nella Lega Nord. Dopo il caso Lusi, ex tesoriere della Margherita, anche il partito del Carroccio trema. E quindi? E’ «il momento da cogliere per fare pulizia» per dirla con un Roberto Maroni basito. Nervosismo alle stelle alla vista questa mattina  dei Carabinieri e uomini della guardia di finanza che si sono presentati nel quartier generale della Lega in via Bellerio a Milano. La Procura del capoluogo lombardo, in una indagine congiunta con quelle di Napoli e Reggio Calabria, ha indagato il tesoriere della Lega Nord, Francesco Belsito, ex sottosegretario alla Semplificazione amministrativa, e altre due persone con l’accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato e appropriazione indebita. A coordinare l’inchiesta sono il procuratore aggiunto milanese Alfredo Robledo e i pm Roberto Pellicano e Antonio Filippini. Nella sede del Carroccio c’era anche il pm napoletano Henry John Woodcock. «Non vi posso dire niente», si è limitato a dire. E a chi gli chiedeva se c’era stata collaborazione da parte dei leghisti, ha risposto: «Certo». E’ «una brutta vicenda. Ora si faccia pulizia», ha commentato l’ex ministro Roberto Maroni.

IL TESORIERE BELSITO – «I fondi sono tornati dalla Tanzania piu’ di due mesi fa. Sono stati restituiti alla Lega Nord perche’ dopo la bagarre che i giornali hanno fatto nei mesi scorsi abbiamo ritenuto opportuno disinvestire. I fondi ora sono sui conti della Lega Nord. Non abbiamo nulla da nascondere». Lo ha detto Francesco Belsito, tesoriere del Carroccio, uscendo dalla sua abitazione nel centro di Genova dopo la perquisizione disposta nell’ambito dell’inchiesta avviata dalla procura di Milano.

L’INDIGNAZIONE DI MARONI – Eppure una vicenda «iniziata tempo fa con indiscrezioni su operazioni strane ed e’ una conseguenza molto negativa su cui non si e’ fatta sufficiente chiarezza». Per l’esponente della Lega, quindi, «si poteva fare qualcosa prima: abbiamo chiesto in consiglio federale – ha spiegato – che ci portassero i conti, che si facesse chiarezza e che Belsito facesse un passo indietro e un nuovo amministratore venisse nominato al suo posto. Purtroppo, questa richiesta non e’ stata ascoltata». Alla domanda su chi non ha recepito al tempo l’opportunità di provvedere ad un’analisi dei conti attraverso una nuova figura amministrativa, Maroni ha risposto: «chi doveva decidere». Il percorso, successivamente, a parere di Maroni si e’ dipanato abbastanza naturalmente e «si e’ arrivati alla situazione di oggi». La speranza e’, allora, che «quello che e’ successo oggi, questa brutta vicenda, induca l’amministratore a rendersi conto che non può più rimanere lì e il consiglio federale della Lega a prendere questa decisione che penso sia oggi inevitabile». L’esponente del Carroccio pensa alla necessita’ di «fare un’operazione trasparente e mettere le persone giuste al posto giusto»; un percorso che, secondo Maroni, non puo’ che iniziare dalle dimissioni del tesoriere, Francesco Belsito: «pur riconoscendo il principio di innocenza – ha chiarito Maroni – credo che questa inchiesta debba indurre il nostro amministratore a fare un passo indietro».

L’INCHIESTA – L’inchiesta della procura di Milano, che vede indagato il tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito, e’ nata, da quanto si e’ saputo, da alcune indagini su transazioni finanziarie riferibili all’uomo d’affari Stefano Bonet, legato ad un altro uomo d’affari, Paolo Scala, entrambi indagati. E’ partendo da queste movimentazioni finanziarie che gli inquirenti milanesi sarebbero arrivati a contestare il reato di appropriazione indebita aggravata a carico di Belsito, Scala e Bonet, in relazione agli investimenti in Tanzania, passando anche per Cipro, con soldi sottratti alla Lega Nord. Per quanto riguarda invece il reato di truffa aggravata ai danni dello Stato, sempre a carico del tesoriere della Lega, le accuse riguarderebbero un illecito utilizzo da parte del tesoriere del partito dei rimborsi elettorali arrivati al Carroccio. Una serie di perquisizioni da parte dei militari della Gdf sono in corso nella sede della Lega in via Bellerio a Milano, ma anche nelle sedi della societa’ Siram, colosso che si occupa di innovazione tecnologica. Le perquisizioni nella societa’ riguardano un altro filone di indagine che vede indagati Bonet e Belsito per truffa ai danni dello Stato in riferimento a un giro di fatture e ad erogazioni concesse allo stato come credito d’imposta in favore della societa’. Perquisizioni sono anche in corso a Genova, perche’ Belsito e’ originario del capoluogo ligure. Stanno indagando anche le procura di Napoli e Reggio Calabria. A Napoli stanno lavorando i pm Woodcock e Piscitelli e a Reggio Calabria il magistrato Giuseppe Lombardo della Dda. L’inchiesta napoletana e’ legata, da quanto si e’ saputo ad alcune tracce di movimentazioni che riguardano Bonet e vede al centro il reato di riciclaggio, mentre i magistrati di Reggio sono al lavoro su collegamenti tra gli uomini d’affari indagati a Milano e altre persone, forse legate alla criminalita’ organizzata. Ieri sera, proprio per coordinare le attivita’ di indagine che coinvolgono tre procure, si e’ svolta in procura a Milano una riunione operativa tra l’aggiunto Robledo, che coordina l’inchiesta milanese assieme ai Pm Paolo Filippini e Roberto Pellicano, e il pm di Napoli Henry John Woodkcock e il collega della dda Calabrese Giuseppe Lombardo.

IL POOL – L’inchiesta milanese e’ condotta dalla Gdf, mentre quella reggina dalla Direzione Investivativa Antimafia e quella napoletana dai militari del Noe, il Nucleo Operativo Ecologico. «Non siamo proni alle Procure». Cosi’ il capogruppo della Lega Nord in Consiglio regionale della Lombardia, Stefano Galli, commenta le indagini per appropriazione indebita e truffa ai danni dello Stato che hanno coinvolto Francesco Belsito, il tesoriere del Carroccio, oltre a Paolo Scala e Stefano Bonet. Alla domanda se il partito sia tranquillo, Galli ha risposto: «Per quanto ci riguarda si». I carabinieri hanno lasciato poco dopo le 11.00 la sede federale della lega nord di via Bellerio a Milano, dove stamani si sono svolte perquisizioni con il pm napoletano Henry John Woodcock, nell’ambito dell’inchiesta in cui e’ indagato anche il tesoriere del carroccio Francesco Belsito. Mentre i militari erano al lavoro, nessun big della Lega era in sede, si e’ visto solo passare l’europarlamentare Matteo Salvini. All’esterno e’ rimasta in attesa una folla di giornalisti, fotografi e cameramen.

MATTEO SALVINI – “Un conto e’ l’opportunita’ di tenere i soldi in Padania anziche’ in Tanzania, e di questo sono assolutamente convinto; un altro e’ mandare venti finanzieri da Napoli a Milano nella sede della Lega nel giorno dell’avvio della campagna elettorale in tanti comuni del Nord, neanche fosse un covo di malavitosi. Un blitz cosi’ di solito scatta nelle operazioni anticamorra. Detto questo, e’ opportuno che chi e’ indagato faccia un passo indietro”. Matteo Salvini, capogruppo leghista in consiglio comunale a Milano, commenta la vicenda che vede indagato il tesoriere del partito Francesco Belsito, con le perquisizioni scattate questa mattina nella sede del partito in via Bellerio, a Milano. Roberto Maroni ha chiesto un passo indietro a Belsito: i vertici del Carroccio lo faranno dimettere, se non lascera’ lui l’incarico spontaneamente? «Tutto da vedere- risponde Salvini- anche perche’ non c’e’ una prova che sia una. Un tale dispiegamento di forze a qualcosa dovrà portare, ma si può anche indagare in maniera diversa. Non si può non pensare che ci sia sotto qualcosa di diverso, a fini politici- conclude- per colpire un grande partito di opposizione».

IL GOVERNATORE ZAIA –  “A me sembra raccapricciante tutto quello che si sta leggendo e lo sto leggendo come un’agonia. Dire che è ora di porre la parola fine a tutte queste cose si faccia chiarezza e si faccia pulizia». Per il presidente del Veneto Zaia c’è l’obbligo di dimostrare ai cittadini e ai militanti del partito che “nella Lega tutto si compie in maniera corretta. Questo è il primo obbligo di ogni militante”. Non ci sono resistenze, puntualizza poi il governatore leghista: “Io su questa linea non trovo resistenze dico che oggi è giunto il momento di fare chiarezza e farla fino in fondo”. Rispetto a Belsito, però, Zaia mette in chiaro: “Non sono abituato a mettere le persone sul banco degli imputati, che siano amici, nemici o avversari o non avversari. Dico semplicemente che la chiarezza è d’obbligo e si vada avanti”.

IL PERSONAGGIO – Francesco Belsito, indagato per appropriazione indebita e truffa aggravata ai danni dello Stato per la gestione dei rimborsi elettorali della Lega Nord, e’ il segretario amministrativo, ovvero tesoriere, del Carroccio dal 2009. Nato a Genova il 4 febbraio del 1971, non ha mai ricoperto incarichi elettivi, anche se e’ stato sottosegretario di Roberto Calderoli alla Semplificazione normativa, dal 2010 fino alla caduta dell’ultimo governo Berlusconi, nel novembre scorso. Belsito inizia la sua carriera politica in Forza Italia, come autista e portaborse dell’ex ministro della Giustizia, Alfredo Biondi. L’avvicinamento al Carroccio avviene attraverso l’ex tesoriere ligure, Maurizio Balocchi: Belsito diventa militante nel 2002. Proprio in seguito alla malattia e alla morte di Balocchi, eredita i suoi incarichi nel partito e al governo (prima diventa tesoriere, poi, nel 2010, sottosegretario). Risale a due anni fa anche la nomina a vice presidente del Consiglio di amministrazione di Fincantieri. Chiacchierato per le lauree prese all’estero e per la Porsche Cayenne parcheggiata nei posti auto riservati alla Questura di Genova, come tesoriere finisce nel mirino di alcune inchieste giornalistiche del ‘Secolo XIX’ proprio sulla gestione dei rimborsi elettorali del movimento. Il quotidiano genovese sostiene che i soldi del Carroccio siano finiti in fondi in Tanzania a Cipro, oltre a investimenti in corone norvegesi. Gli articoli vengono pubblicati a dicembre e provocano la rabbia della base che si sfoga ai microfoni di Radio Padania, ma anche alla manifestazione in piazza Duomo, il 22 gennaio, con striscioni del tipo ‘La Tanzania non e’ un Bel Sito’. Critici anche alcuni esponenti di spicco del partito, soprattutto la cosiddetta ala maroniania. Il caso delle operazioni finanziarie all’estero e’ stato portato all’attenzione della riunione del Consiglio federale, che, proprio il 22 gennaio, ha chiesto una verifica dei conti: ma Umberto Bossi, finora lo ha sempre difeso, definendolo un “buon amministratore”. Anche se, ha precisato, la “Lega non e’ una fabbrica”, forse “Belsito doveva consigliarsi con me, che ne so piu’ di politica”. Il leader della Lega ha pero’ negato che i soldi del movimento siano finiti in Tanzania.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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