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Opinioni e commenti
 

Vecchi e nuovi scenari politici in Italia
Pubblicato il 27-04-2012


Archiviate le amministrative del 6-7 maggio accadrà forse quello che in tanti si aspettano, il ritorno della Prima Repubblica seppur sotto forme e con modalità solo in apparenza differenti. Siamo giunti oggi ad una crisi di sistema, dovuta agli eccessi della politica, ma soprattutto al collasso dei partiti nati per difetto di ideali, difetti chiamati predellino, neo guelfismo democratico, populismo e giustizialismo. Ma veniamo al punto. La seconda Repubblica nacque, oltre che sulla menzogna, su una coordinata ben precisa: il bipolarismo. Tanti erano i sostenitori più convinti, tra questi Fini, Rutelli, Casini, gli stessi che oggi raccontano che l’Italia non ha bisogno di un scenario politico netto e fortemente bipolare. Ma si sa gli amori iniziano e finiscono.

CASINI E IL DESTINO DEL PDL – Allora eccoci qua nel riaprire vecchi e nuovi scenari. La direzione che in questi giorni si sta delineando è chiara: il terzo polo grazie anche all’attuale situazione politica creata dei cosiddetti tecnici sta ampliando il proprio peso politico legato ad un mondo, quello dei moderati e sta rafforzando, grazie al proprio leader Casini, rapporti con la plutocrazia e l’imprenditoria del nostro Paese. La mossa tattica di Beppe Pisanu ne è la riprova. Casini creerà molto probabilmente un polo liberaldemocratico di tutto rispetto che potrà scendere in campo per governare il Paese. In tutto questo il Pdl dovrà necessariamente cambiare sia rotta che leader. E’ evidente infatti che i moderati saranno in breve tempo tutti collocati nel Terzo polo, come è evidente che la leadership di Alfano, il quale aveva puntato da subito sulla costituente dei moderati, ha esaurito la spinta propulsiva: infatti tra l’originale (Casini) e una copia (Alfano) tutti non avranno dubbi nello scegliere il primo che è sicuramente più l’erede naturale di Sturzo e De Gasperi che della Carfagna o della Gelmini.

L’UNICA ALTERNATIVA VALIDA? UN PARTITO RIFORMISTA – Al Pdl dunque non resta che reinventarsi un partito liberal conservatore con una nuova guida che sposti l’asse più a destra, verso gli ex An, per costruire anche in Italia una destra moderna. Impresa resa oggi ancor più difficile dalla ingombrante e mai tramontata presenza di Silvio Berlusconi. Non resta dunque che capire quale futuro avrà la sinistra, cosa mai semplice e amletica. In questo quadro di riordino e semplificazione, si dovrebbe infatti aprire un serio dibattito e perché no, un cantiere per costruire anche in Italia, un partito unico della sinistra, una nuova casa dei riformisti che non sia, come molti banalmente ripetono, la sommatoria delle nomenclature di democratici, socialisti, ambientalisti e Sel, ma ospiti tutte quelle forze politiche che si riconoscono in una sinistra progressista e riformista uscendo dai propri recinti di appartenenza. Senza un grande ed unico partito socialista e progressista, il rischio è quello di far emergere, come evidenziato tra le righe anche dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, forze antidemocratiche come il Movimento 5 Stelle di Grillo o L’Idv di Di Pietro, che non hanno mai avuto un disegno reale e costruttivo per il nostro Paese.

Luigi Iorio

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Commenti all'articolo
  1. Una sinistra Progressista e Riformista c’è già ! Il PSI la incarna perfettamente ! Quindi c’è nulla da inventare ! Chi si rifà alla Socialdemocrazia ed alla Sinistra Riformista può aderire ! Non inventiamo altre sigle e contenitori di cui la Sinistra è abile “inventore” di scenari identici che sembrano nuovi quando niente c’è da inventare !

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