giovedì, 13 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Web, il nuovo trend? Fare “hate surfing” a caccia del dark side of social
Pubblicato il 18-04-2012


Chiamatelo The dark side of the social o se preferite “Hate surfing”. Fatto sta che è questo il nuovo trend in auge nel mondo dei social, la parte oscura della piazza virtuale. Ma di cosa si tratta? L’originale pratica è mirata a effettuare l’ascolto e il monitoraggio sui social network finalizzato alla ricerca del lato negativo di ogni utenza web. Dunque basta “mi piace”, la ricerca è improntata sul negativo, su striscianti tendenze che non vorremmo mai trapelassero.

GETTONATISSIMO IN AZIENDA: I 3 PASSI –  Ma che comunque si possono scovare, studiare e finanche utilizzare. Ma perché ricercare il difetto? E quali effetti può innescare? Il problema si crea quando la lacuna viene utilizzata per scopi aziendali: difatti “l’odio di navigazione” è un termine che descrive l’atto di andare on-line appositamente per leggere come molti commenti negativi, post e tweet possano essere una fonte inesauribile di utili consigli per gestire meglio le criticità della propria azienda. Spionaggio industriale? Chissà, comunque sia i principi chiave per utilizzare questo nuovo strumento aziendale sono fondamentalmente tre: innanzitutto individuare il gergo, a seconda del contesto il linguaggio utilizzato cambierà e con esso le parole chiave per esprimere l’odio. Secondo comandamento della malevolenza cibernetica è individuare la giusta piattaforma: l’industria spiona dei viaggi si orienterà su TripAdvisor, per i prodotti al dettaglio e le recensioni si cerca su Amazon, mentre per i ristoranti c’è Yelp. Facebook e Twitter valicano i confini e sono buoni punti di partenza per lo spionaggio di qualsiasi prodotto. Social che vai nemico che trovi. Terza e ultima regola, scovare le intuizioni: rubare idee alla concorrenza, perché chi non ci ama prima o poi si scopre. Bontà loro.
LE TIPICHE REAZIONI – Dunque cercare il male per scovarne un bene. Tutti contenti? Sicuramente no, le reazioni possono essere fondamentalmente due: o il netto rifiuto, o una socratica accettazione delle proprie mancanze. Per chi si trova nella seconda categoria del male, i benefici sono evidenti: si potrà, gratuitamente e con poco sforzo identificare i nostri errori, le nostre manchevolezze più sentite e più fastidiose per il pubblico, andando a correggersi. Si sa di non sapere e quindi ci si attrezza. Ma per la categoria dei permalosetti quale sarà il responso? Sicuramente l’impatto non sarà positivo anzi, la pratica dell’Hate Surfing mette il dito nella piaga andando a evidenziare proprio le carenze del diretto interessto, perché la lezione socratica è sempre valida e dai difetti si può solo che crescere, o quanto meno cominciare ad accettare la nostra fallibilità con una giusta dose di umiltà.

Diletta Liberati

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