giovedì, 23 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

L’enigma Orlandi, tra ossa e depistaggi, compie ventinove anni e diventa un libro
Pubblicato il 25-05-2012


Il 22 giugno prossimo saranno passati ventinove anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi e suo fratello Pietro ha presentato in questi giorni a Roma la seconda edizione aggiornata del libro “Mia sorella Emanuela”, scritto con il giornalista Fabrizio Peronaci. Si tratta di un diario senza censure di tutti gli angoscianti momenti vissuti dalla famiglia, delle indagini compiute, delle relazioni intercorse tra Pietro e questi personaggi che vanno ben oltre il romanzo criminale. Con grande sorpresa, simultaneamente a questa presentazione, arriva la notizia che a Sant’Apollinare sarebbero state rinvenute ossa risalenti a circa trent’anni fa, che però non appartengono al signor De Pedis. Notizia che, qualora fosse confermata dalle perizie in atto, lascerebbe pensare che la basilica dove Emanuela studiava flauto e dove fu vista per l’ultima volta, in quel periodo fu teatro di orrori ben peggiori della tumulazione di un malavitoso.

LA TESI COMPLOTTISTA – La straordinaria completezza di questo libro, paradossalmente, rende sempre più oscuro il caso in questione, andando a intrecciare ancor di più quelle finte, infinite piste. Pietro Orlandi peraltro ribadisce il concetto che fino a quando quelle entità sovranazionali criminali che potrebbero aver ordito il rapimento non avranno la certezza di non essere colpite, la verità non potrà emergere. Per questo ipotizza che sua sorella sia condannata a restare chiusa in un istituto in qualche parte del mondo, privata della sua personalità. Queste sono le tesi che si sono rafforzate nella coscienza di Pietro, soprattutto dopo aver parlato nel 2010 con Alì Agca, l’attentatore di Wojtila, che gli avrebbe rivelato tesi complottiste ai massimi livelli, secondo le quali la mente di tutta l’operazione sarebbe il Vaticano stesso con l’appoggio della CIA americana e del SISMI italiano. Per quel che riguarda gli approfondimenti vi rimandiamo ovviamente al libro e in particolare, per quel che riguarda l’incontro con Agca, all’undicesimo capitolo.

LA “PISTA DI BOLZANO/TERLANO” – Il grido che possiamo udire tra le quiete parole di Pietro, sembra scaturire dalla paura che appena la strada della giustizia incrocia una pista dei Servizi segreti, vera o falsa che sia, tutto viene istantaneamente archiviato: un esempio è la cosiddetta “pista di Bolzano/Terlano”. Un’altra triste verità che sembra emergere da questo trattato sulla vicenda di Emanuela è quella di troppe persone coinvolte, quasi tutti, che dicono bugie ad arte per i loro interessi o al massimo qualche verità finalizzata a rendere credibili le loro stesse bugie o a colpire i rivali. Dai pentiti della Magliana ai Lupi grigi, fino ai vari uomini di Servizio, la lista è lunghissima. Se infine queste ossa appena ritrovate a Sant’Apollinare fossero proprio quelle di Emanuela, sarebbe sicuramente l’ultimo capitolo delle sofferenze per la famiglia Orlandi, ma forse anche l’ultima mossa di questa organizzazione criminale per placare un’opinione pubblica sempre più agitata e ripristinare questo loro oscuro ordine. Domenica 27 maggio, alle ore 9.30, dal Campidoglio partirà la marcia “Verità per Emanuela Orlandi”, voluta dal fratello Pietro, che sarà una marcia per la ricerca della verità su tutti i delitti irrisolti del nostro Paese. Tutti quei percorsi giudiziari che non sono arrivati a una soluzione per gli stessi motivi per cui Emanuela è scomparsa senza lasciare traccia ventinove anni fa. Il corteo finirà in piazza San Pietro e dopo l’Angelus, forse Benedetto XVI vorrà fare qualche dichiarazione al riguardo.

Edgardo Fiorini

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