domenica, 22 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

A 23 anni da piazza Tienanmen si suicida Ya Weilin, padre di una delle vittime
Pubblicato il 29-05-2012


Una fila di carri armati che procedono minacciosi in una fotografia vecchia ormai più di vent’anni. Le strisce gialle che incorniciano i loro fianchi metallici e pesanti. Davanti a loro un ragazzo immobile, con il fiato sospeso. Il bestione di ferro lo sta per schiacciare o lo risparmierà? L’immagine difficilmente può essere dimenticata, è lo scatto di uno dei momenti della rivolta di Piazza Tienanmen, una foto che ha fatto il giro del mondo con quel ragazzo anonimo sempre di spalle, del quale non si sono mai conosciuti con certezza né il nome né il volto, oltre che il destino. Quello che è certo è che, a distanza di 23 anni, si ricordano ancora gli studenti falciati durante la protesta, vittime dal numero mai stimato che va, a secondo della convenienza, dalle 800 alle 10mila unità. E all’alba dell’anniversario dei 23 anni che arriva la notizia di un suicidio: quello di Ya Weilin, settantatreenne membro dell’Associazione “Madri di Tiananmen”, padre di una delle vittime, impiccatosi in un parcheggio.

A 23 ANNI DALLA TRAGEDIA – Nel 2012 il binomio piazze-studenti continua a creare tensioni, dalla Piazza Tahrir del Cairo al gran numero di insediamenti di Occupy. Ma ciò che rende piazza Tienanmen un luogo a parte, un simbolo nella memoria di chi ha vissuto anche solo da spettatore quegli scontri, è la brutalità di quei massacri e la percezione così lontana di quegli studenti le cui vite si sono perse nel nulla. E il suicido di Ya Weilin sembra ricordare che non hanno avuto neppure giustizia. Infatti 23 anni è anche il tempo del silenzio nel quale sono vissuti i parenti dei ragazzi trucidati, la durata dell’oblio che ha rappresentato il mancato riconoscimento della strage da parte del Partito che, anzi, ha cercato di seppellire e condannare la manifestazione dei giovani massacrati nella piazza. L’atto di bieca repressione è stato giustificato da una bugia: sono stati i manifestanti ad aver attaccato l’esercito.

IL SUICIDIO DEI “GENITORI DI TIENANMEN” – Così Ya Weilin, padre dello studente morto a 22 anni Ya Aiguo, poco prima del tragico anniversario della morte del figlio, ha deciso di togliersi la vita piuttosto che riproporre, come ogni anno, la supplica rivolta alle autorità cinesi, di riprendere le investigazioni e di provvedere al risarcimento delle vittime sopravvissute e delle famiglie di quanti rimasti invalidi o feriti. Il gruppo delle “Madri di Tienanmen” è numeroso e molti dei componenti che fanno parte del gruppo di familiari delle vittime, tra cui la fondatrice Ding Zilin, sono tenuti d’occhio dalla polizia e sottoposti al divieto di organizzare commemorazioni pubbliche in ricorso dei propri figli e dei parenti tutti, ormai scomparsi.

GIUSTIZIA AGLI STUDENTI IGNOTI – Se quel cingolato non ha mai schiacciato quello studente ignoto, quel “rivoltoso sconosciuto” (come viene chiamato il ragazzo della celebre immagine scattata dal fotografo dell’Associated Press Jeff Widener) dal coraggio disperato di chi è pronto a farsi seppellire da un carro armato, ecco, se quello strumento di guerra non ha sottratto la vita allo studente nella foto, lo fa adesso. Lontano dagli occhi ha distrutto e continua a calpestare le speranze e i diritti di quei ragazzi di Tienanmen, demoralizzando i genitori e mutilando ancora una volta ciò che spetterebbe a quei giovani immortali: la verità sulla loro fine.

Vittoria de Petra

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