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Opinioni e commenti
 

A Roma apre un nuovo centro servizi per famiglie No Profit, e sono i giovani di Montesacro a farlo nascere
Pubblicato il 16-05-2012


Se lo Stato latita allora il cittadino comune si fa coraggio, fa un passo avanti e dà una mano. Ma non è da tutti e tanto di cappello a chi non ci mette la faccia ma sudore e tempo per la propria comunità. Circa un mese fa Noi giovani di Avanti!online aveva documentato l’attività del doposcuola Pietro Bruno del quartiere della Garbatella di Roma, dimostrando quanto nella Capitale siano gli stessi cittadini, soprattutto quelli meno giovani, a sentire l’esigenza di intervenire dove le istituzioni non sembrano essere in grado di offrire abbastanza, soprattutto nei quartieri lontani dal centro della Capitale. A Roma i giovani cittadini fanno squadra e venerdì 18 maggio, a partire dalle 16.30, verrà inaugurato Diadema, in via Vittorio Mezzogiorno 20 nel quartiere Montesacro, un nuovo centro di assistenza alle famiglie del IV Municipio, frutto della collaborazione tra i giovani della Comunità Oikia e l’Associazione Gruppo di Betania Onlus.

«Dimostrare che la sussidiarietà è la chiave per vivere la vita in maniera responsabile, da cittadini che vogliono impegnarsi per il bene della società e senza lagnarsi dell’assenza delle istituzioni» è quanto ci spiega Antonino (26 anni), uno dei volontari tra i 25 ed i 30 anni coinvolti nel progetto. Il centro vivrà attraverso autofinanziamenti e fondi privati. I ragazzi hanno il merito di aver organizzato una speciale attività No Profit con l’obiettivo di offrire servizi di assistenza, senza lagne, rimboccandosi le maniche forti dell’entusiasmo che contraddistingue molti di noi. Il progetto Diadema racconta proprio di quanto ciò che rimane indietro e che non funziona all’interno della società civile venga sempre più spesso recuperato dai giovani cittadini, che abbandonano l’egoismo del “ma io sto bene” e rivolgono lo sguardo agli altri, ai cittadini che hanno bisogno di assistenza. E sono proprio i giovani che molto spesso si impadroniscono delle mancanze e degli aspetti più disagiati all’interno del proprio quartiere riuscendo, con brillante determinazione, ad avviare attività di volontariato che spesso si sostituiscono alle istituzioni.

A chi è venuta in mente questa idea?

Ad alcuni di noi, cogliendo l’esigenza espressa da parte degli abitanti della zona di ricevere un’assistenza psicologica ed educativa. Noi abbiamo deciso di fare in modo che questo servizio fosse messo a disposizione agli abitanti del IV municipio intervenendo dove la richiesta di assistenza psicologica era più forte: tra i bambini che nelle realtà periferiche si trovano ad essere disagiati. Inoltre abbiamo messo in pratica un altro desiderio, quello dell’intera comunità Oikia, esistente da vari anni ma costituita prevalentemente da giovani, di operare con un’attività di volontariato seria.

Cosa differenzia il Progetto Diadema da altri centri di servizio sul territorio?

Diadema, rispetto agli altri centri di questo tipo, sarà anche un vero e proprio centro di aggregazione, un luogo che metterà a disposizione strumenti di supporto soprattutto per favorire momenti ricreativi per i bambini e di associazione per gli adulti che, attraverso la frequentazione del centro, potranno confrontarsi con altri genitori, gli psicoterapeuti e i volontari, favorendo legami di amicizia e collaborazione.

Qual’è il maggior bisogno del quartiere al quale avete dato risposta?

Il vuoto istituzionale e infrastrutturale segnalato dai cittadini al quale abbiamo deciso di supplire. Noi volontari crediamo al valore delle iniziative dal basso e delle minoranze creative in un’ottica sussidiaria. Quando manca il servizio pubblico è giusto che siano i privati ad occuparsi del proprio bene.

Quali sono i servizi innovativi e/o ricreativi che verranno offerti ai cittadini?

A differenza dei servizi consultivi, che spesso non riescono a coinvolgere le famiglie ponendo una barriera tra professionista e paziente, noi offriamo un lavoro di squadra che garantisce un contatto tra i volontari e chi usufruirà del servizio: un ulteriore famiglia, tra le tante del quartiere, che però offre l’esperienza di professionisti, con l’obiettivo di individuare le eventuali situazioni di disagio e favorirne l’aiuto.

Quante sono le persone chiamate a collaborare?

Una trentina di membri della comunità, prevalentemente tra i 25 e i 30 anni. Abbiamo deciso di offrire il servizio organizzando tutto “in casa”, ricorrendo alle forze all’interno del gruppo: ci occupiamo personalmente dell’area legale, e due ragazzi della comunità che studiano psicologia affiancheranno gli esperti. Vogliamo dimostrare quanto noi giovani riusciamo a rappresentare una risposta concreta, attiva e autonoma alla politica del momento che si muove tra pessimismo e vuoti.

Vittoria de Petra

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