martedì, 21 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Alle presidenziali in Serbia vince un conservatore, ma i socialisti restano l’ago della bilancia
Pubblicato il 21-05-2012


Ha vinto il nazionalista Tomislav Nikolic al ballottaggio per le presidenziali in Serbia, ma il Partito Socialista resta l’ago della bilancia grazie al risultato ottenuto alle recenti legislative. Secondo i risultati non ancora ufficiali, Nikolic, 60 anni, capo del Partito Progressista (Sns) di centro-destra, ha ottenuto ieri il 50% dei voti contro il 47% del presidente uscente Boris Tadic, alla guida del Partito Democratico (Ds). Bassa l’affluenza, intorno al 45%. Ammettendo la sconfitta e congratulandosi con il rivale, Tadic gli ha chiesto di mantenere come obiettivo l’ingresso del Paese nell’Unione Europea. Nikolic ha risposto che lo farà a patto che non gli si  chieda di rinunciare alle pretese sul Kosovo, auto-proclamatosi indipendente nel 2008. Con Nikolic, dunque, si va chiaramente verso una Serbia più conservatrice e meno filo-europea, quindi probabilmente più isolata.

Il leader dell’Sns era vice-ministro sotto la presidenza di Slobodan Milosevic (morto durante il processo per crimini di guerra nel 2006) ma in seguito ha preso nettamente le distanze dalle posizioni estremiste per presentarsi come sobrio conservatore. Da parte sua, in questi 8 anni di presidenza Boris Tadic ha fatto arrestare ed estradare tre presunti criminali di guerra,  Radovan Karadzic, Ratko Mladic and Goran Hadzic; ha ottenuto il via libera alla candidatura della Serbia nella Ue e ha raggiunto un accordo con il Kosovo in base al quale, pur non riconoscendone l’indipendenza, stabilisce le basi per una reciproca collaborazione nel risolvere questioni comuni.

Ma, secondo gli analisti, gli elettori hanno sentito la necessità di un cambiamento soprattutto a causa della difficile situazione economica: la disoccupazione è al 24%, il salario medio non supera i 360 euro e la corruzione è diffusa. Nonostante la vittoria del centro-destra alle presidenziali, il Partito Socialista Serbo resta fondamentale per il futuro governo. Guidato da Ivica Dacic, ministro dell’interno nel precedente esecutivo, l’Sps ha ottenuto un risultato determinante alle elezioni parlamentari di due settimane fa. Se infatti l’Sns e i suoi alleati hanno  guadagnato 73 seggi in parlamento, e i Ds con i partners 68 seggi, i Socialisti se ne sono aggiudicati 45. Dato che una “grande coalizione” non è mai stata ipotizzabile, Dacic e i suoi uomini diventano automaticamente l’ago della bilancia del nuovo parlamento.

Già dopo il voto per le legislative, i Socialisti si erano accordati con i Democratici per allearsi e formare il nuovo governo. Ieri sera Ivica Dacic ha confermato che il risultato delle presidenziali non cambierà i patti. È probabile che lo stesso Dacic diventi primo ministro. Dotato di buon senso e piglio deciso, il socialista era stato portavoce di Slobodan Milosevic negli anni Novanta. Dopo una netta svolta politica, come ministro degli interni si è conquistato consensi  lottando contro la criminalità organizzata e preparando la Serbia all’ingresso nell’area di Schengen. Ora, se tutto va come previsto, ci si dovrà confrontare con una Serbia a due facce: una presidenza di centro-destra e un governo socialista e democratico.

Luciana Maci

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