martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Chi è pazzo e chi no? Nel thriller “Purification” di Pantaleoni tutte le risposte
Pubblicato il 07-05-2012


Purification (Ed. Bevivino) è un libro di Antonio Pantaleoni, al suo esordio da scrittore, che racconta il paradosso della natura umana e, forse, della società contemporanea: chi è pazzo e chi è normale? Chi deve purificarsi e chi si macchia di delitti? La storia si svolge in Texas, nel deserto socio-culturale americano, sempre azzeccato palcoscenico di misteri e delitti silenziosi. I protagonisti sono tre: Sem, Adam e Jason ai quali viene assegnato il compito di girare un reportage su due istituti di igiene mentale. Il libro, scritto sotto forma di sceneggiatura, si concentra sugli aspetti feroci della mente umana. Se il viaggio dei tre amici parte con serenità, prosegue sulla via della degenerazione, perdendosi in una realtà macabra e irrazionale, tanto quanto lo sono certi meccanismi psicologici. L’autore, Antonio Pantaleoni, racconta ad Avanti!online il filo pericoloso che, in maniera molto labile, divide follia ed equilibrio, realtà e fantasia.

 

Qual è il genere del libro? Thriller, horror o di denuncia?

È una storia thriller-horror per appassionati di cinema, infatti è una sceneggiatura, una scrittura filmica. La storia racconta le vicende di tre personaggi coinvolti nella stesura di un reportage sui manicomi in Arizona. Il reportage è stato commissionato da uno psicologo di fama internazionale e televisiva, che vuole indagare le ragioni delle azioni di alcuni malati mentali, in particolare di un ex minatore, di un ragazzo con problemi di aggressività, di uno stupratore, un’adescatrice di uomini, di un primomane e di un ragazzo che, avendo subito il trauma della morte della madre, ha avuto alcune apparizioni divine.

Perché andare fino in Texas e non ambientarlo in Italia?

Perché questo tipo di ambientazioni, anche a livello paesaggistico, si prestano bene per raccontare storie di questo genere. Spesso sono anche elementi o personaggi di contorno ad essere ‘ad hoc’: le persone cupe, le pompe di benzina deserte e i paesi fantasma.

Perché ha scelto questo tema?

Inizialmente avevo l’idea di raccontare un road movie, ovvero un percorso seguito da 6 persone che, durante il viaggio, incontravano vari personaggi. Ma come struttura era abbastanza ripetitiva e già utilizzata in passato, così ho voluto raccontare il thriller negli istituti.

Per calarsi nello spirito del libro in che modo si è documentato?

Innanzitutto parlando con varie persone impegnate nei manicomi, facendomi raccontare aneddoti e caratteristiche delle patologia. La storia, anche se inventata, ha un fondo di verità: i manicomi erano così, luoghi totalmente abbandonati e disagiati. L’elemento horror che ho aggiunto, è stato quello dello psichiatra pazzo del secondo manicomio che, attraverso il proprio gemello, si faceva procurare vittime sacrificali, persone che in quanto credute pazze dovevano essere uccise per arrivare alla purificazione. Proprio in questo ho ripreso il concetto di Dante espresso nel contrappasso del Purgatorio che, una volta scontato, portava alla purificazione.

Sarà forse la società a doversi purificare, soprattutto per il modo con cui spesso tratta le persone affette da malattie mentali?

Prima era così, i pazienti erano davvero persone emarginate ed allontanate dalla società, soprattutto in America dove, a causa di una scarsa conoscenza scientifica dell’argomento, venivano rinchiusi anche solo le personalità aggressive. Ma per fortuna con le nuove leggi certi atteggiamenti sono cambiati.

Cosa avranno imparato qualcosa al termine del reportage Adam, Sem e Jason?

È meglio leggere il libro per scoprirlo. Il linguaggio molto semplice che utilizzo rende la lettura veloce e appassionante.

 

 

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