martedì, 17 ottobre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Civati (PD): «Monti faccia respirare i ceti deboli»
Pubblicato il 11-05-2012


Sulle implicazioni sussurrate (in verità neanche tanto) dalle ultime amministrative, Giuseppe “Pippo” Civati, consigliere regionale del Pd in Lombardia, ha le idee chiarissime. Il “problema Grillo” effettivamente c’è e la soluzione, che contestualmente diventa anche appello al mondo di una politica stagnante e instabile, oggi è più che mai palese: aprirsi e riorganizzarsi. Cercando, nel frattempo, di non farsi sopraffare dallo spugnoso assembramento di moderati che Casini sta costruendo per un dopo-Monti ancora incerto.

Cosa si aspetta dai ballottaggi di Monza e Como?

Penso che vinceremo in entrambe le situazioni. A Como forse sarà leggermente più difficile, c’è stata una forte frammentazione al primo turno.

Lei ha affermato che «se il Pd insisterà su alcuni temi, riuscirà a recuperare una parte dei voti grillini». Quanto vi ha colpito il “fenomeno Grillo” e quali sono questi temi su cui bisognerà insistere?

Chi continua a parlare di populismo, chi si sta “offendendo” dopo le amministrative, ha le idee confuse. Nella lettura dei dati, indubbiamente forti, dell’astensionismo e nella scelta di schieramenti lontani dalla politica cosiddetta “di Palazzo” bisogna usare una lente diversa. In realtà non la chiamerei nemmeno antipolitica: esistono forme di rivisitazione di una certa politica che vanno studiate con attenzione. Oggi ci sono, soprattutto, delle domande a cui bisogna dare delle risposte, dei motivi di lontananza del Paese reale dalla politica che vanno indagati e non rifiutati, altrimenti si sceglie di percorrere una strada scivolosa e pericolosa. Bisogna aprirsi.

La foto di Vasto, a posteriori, è stata una buona mossa?

La foto di Vasto è statica, a noi adesso servirebbe un video, è più dinamico. Hanno inseguito Casini per anni ma è servito a ben poco. Adesso lui con molta probabilità farà il leader di una destra moderata, che cercherà di togliersi dalle spalle l’eredità di Berlusconi. Magari portandoselo dietro. Una sorta di mostruoso “portage” che probabilmente vedrà uno come Passera messo lì a fare il leader dello schieramento. Il Centrosinistra dovrà riorganizzarsi di conseguenza.

È anche vero però che il voto dei moderati sarà il terreno sul quale si giocherà la prossima partita elettorale.

Quello di “moderati” è un concetto sfuggente, poco chiaro. I moderati in queste amministrative non hanno votato, o hanno votato uno poco moderato come Grillo. In passato i “moderati” hanno votato la Lega, per intenderci. Oggi ci sono stimoli importanti che provengono dal territorio e che vanno coltivati con grande attenzione, altrimenti tutta la politica si troverà in una ridotta.

Lei è d’accordo con la linea del segretario Bersani sul sostegno a Monti?

Il governo Monti aveva un segnale da lanciare all’inizio, un segnale di “equità” molto più forte di quello che ha poi dato. Era chiaro che, da lì, ci saremmo addentrati in un percorso accidentato. Fa bene Bersani a richiamare Monti, ma il premier stesso sa di avere una maggioranza che certe cose proprio non gliele permette: nel “pacchetto Monti” era implicito, fin dall’inizio, anche questo limite straordinario. Se parli di patrimoniale si offende qualcuno e il mercato del lavoro è stato riformato in maniera minima. Dipenderà adesso dall’acume e dalla forza di Monti cercare di capire (ed eventualmente imporre) una linea che consenta un po’ di respiro anche ai ceti più deboli.

È possibile trovare un equilibrio anche in questo senso?

È sicuramente complicato, e il Pd ora ha più responsabilità perché ha vinto alle amministrative, mentre il Pdl non vede l’ora di scappare. È una situazione abbastanza curiosa e complessa, in cui si vedrà la vera forza dell’esecutivo, la capacità che avrà di imporre quei temi che la maggioranza “soffre”.

Cosa succederà a ottobre?

Secondo me non andremo alle elezioni anticipate, a meno che non impazziscano tutti.

Quante correnti ci sono oggi all’interno del Pd?

Il ricambio è necessario ma non ci sono così tante correnti come si crede, non si fanno più neanche le mozioni congressuali. C’è sicuramente un Pd da fare emergere ed è su questa linea che ci stiamo muovendo: se oggi dovessi usare una formula per descrivere le dinamiche interne al partito, probabilmente userei #OccupyPD.

Raffaele d’Ettorre

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Attenzione ! In un momento così delicato da un punto di vista politico conviene al PSI di restare fuori dai giochi politici “tradizionali” svenduti come news e accorpamenti elettoraili ! Ora è il momento di essere PSI in tutti i sensi ! Se no a che servirebbe Holland se poi se ne impossessano impropriamente tutti a sinistra ?

  2. Il fenomeno Grillo non è un “fenomeno” ! E’ una richiesta della popolazione di Trasparenze nelle amministrazioni, di partecipazione alle decisioni delle giunte locali, di attivismo popolare, di conoscenza anticipata delle discussioni amministrative e decisionali del potere locale. Questa è davvero antipolitica ? O forse è voglia di politica espressa e cercata e così raccolta da un movimento anzichè dai Partiti che sono arroccati ?

  3. Io non sono pro o conto il Governo Monti: io sono contro i nostri politici che non fanno quello per cui sono stati chiamati e cioè a fare Politica. Si servono della Politica come lavoro e si sono dimostrati incapaci di fare quel lavoro!
    Sono stati chiamati dei tecnici (che tutti riconoscono, presi singolarmente, delle alte figure) che fanno i tecnici politici, ma non possono fare Politica. Ed ecco che i nostri “politici, incapaci di lavorare (lo hanno detto loro nominando questo Governo), alzano la testa per dire: voi tecnici sbagliate qui, qui e là, dovete fare così e cosà: Ma se siete tanto bravi da dare suggerimenti, perché non avete fatto quello per cui siete stati chiamati a fare?
    Si dice che la “prima” repubblica, direi anzi i vecchi partiti, è morta, ma allora chi entrava nella stanza dei bottoni veniva da un’esperienza organizzativa che era stata fatta nella società; ora c’è il singolo che avanza senza una base di idee, ma solo con la volontà di apparire. Non voglio tornare ai vecchi sistemi, ma quello che di buono c’era, lo voglio sfruttare. Faccio un esempio:
    quando un consiglio comunale di 20 consiglieri era convocato, gli argomenti trattati venivano analizzati dai 6 partiti che componevano il consiglio. Ognuno dei 6 partiti, che stavano in piedi su un’ideologia, aveva 20 persone, per cui l’argomento era sviluppato da 120 individui e i 20 consiglieri erano la sintesi di questo complesso, mica tanto, sistema. Ora i 20 consiglieri si ritrovano in sala consiliare,ognuno di loro non ha quelle 20 persone che possono esprimere un’idea di indirizzo, per cui quello che decidono lo decidono in maniera autonoma e votano a favore o contro a seconda del loro capire, che potrà anche essere illuminato, ma è solo il loro lumino che da luce in una camera che per aver luce ha bisogno di un lampadario.
    Lasciamo lavorare Monti, o mandiamolo a casa, sapendo però che dovremo nominare persone che dovranno essere in grado di FARE POLITICA (libertà, democrazia, partecipazione e conoscenza).
    Io spero che il PSI in cui credo si adoperi in questo.
    Buone idee a TUTTI
    Tiziano

Lascia un commento