mercoledì, 23 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Crisi greca, il Partito socialista alla prova del fuoco
Pubblicato il 11-05-2012


I socialisti greci scendono in campo, facendosi carico della drammatica situazione del Paese e dicendosi  ottimisti sulla possibilità di una comune via d’uscita dopo le disastrose elezioni di domenica scorsa. Ieri il leader del Pasok, Evangelos Venizelos, ha avuto colloqui con Fotis Kouvelis, capo della “Sinistra democratica”, al termine dei quali si è detto ottimista sulla possibilità di costituire un governo di unità nazionale.

Venizelos è il terzo leader politico ad assumersi l’incarico di formare un esecutivo in Grecia dall’inizio della settimana dopo il fallimento di Antonio Samaras, alla guida di “Nuova Democrazia” (partito di destra), e dopo l’altro vano tentativo di Alexis Tsipras, a capo della coalizione radicale di sinistra Syriza. Nessuno di questi tre movimenti politici, infatti, ha ottenuto i voti necessari per poter governare, mentre sono venute alla ribalta formazioni nuove come Alba D’Oro, di ispirazione neofascista, che adesso può vantare 21 seggi in parlamento. Parlando con Venizelos, il capo del piccolo partito di sinistra gli ha proposto la formazione di un “governo ecumenico composto da figure politiche affidabili che rispecchino il messaggio degli elettori”.

L’appello, secondo il quotidiano greco “Ekhatimerini”, è rivolto sostanzialmente a Syriza (Coalizione della sinistra radicale), che dalle elezioni ha ottenuto 52 seggi, e a “Nuova Democrazia”, che detiene 108 seggi (il numero più alto in assoluto), mentre il Pasok ne ha 41 e Sinistra Democratica diciannove. Il futuro esecutivo, di cui, secondo alcuni, Kouvelis aspirerebbe a diventare primo ministro, dovrebbe avere “un programma specifico e scadere entro le elezioni europee del 2014”. In particolare dovrebbe essere incentrato su due obiettivi: mantenere il Paese all’interno dell’Unione europea e dell’euro (negli ultimi giorni si è parlato insistentemente di un ritorno alla dracma) e sganciarsi progressivamente dai severi impegni presi con Ue e Fondo monetario internazionale.

“La discussione avuta con Kouvelis è stata molto concreta” ha dichiarato il leader del Pasok, che oggi, venerdì, dovrebbe incontrare i capi di “Nuova Democrazia” e Syriza. “Le sue proposte sono responsabili e concrete.  Siamo molto vicini e lui è virtualmente in linea con il nostro suggerimento di creare un governo di unità nazionale per superare le misure di austerity entro tre anni”. Proprio il rigore e l’austerità imposti alla Grecia dalla cosiddetta troika – Banca centrale europea, Unione europea e Fondo monetario internazionale – hanno indotto buon parte della popolazione a punire con il voto di domenica tutti i partiti che avevano sostenuto le rigide misure economiche. D’altra parte è da tempo che il Paese ellenico è sull’orlo del baratro a causa di una gravissima crisi. Lo scorso 21 febbraio, dopo intense consultazioni accompagnate da disordini e scontri di piazza, l’Eurogruppo (ministri dell’economia e delle finanze dell’Unione europea) aveva deciso di inviare un secondo pacchetto di aiuti di almeno 130 miliardi di euro ad Atene per evitarle il fallimento.

Lo aveva fatto dopo l’approvazione da parte del governo greco, all’epoca guidato dal primo ministro Lucas Papademos, di un piano voluto dalla troika che prevedeva misure drastiche: il 22% di riduzione del salario minimo, pensioni più basse e tagli ai posti di 15.000 dipendenti statali. Il voto, però, ha rimesso in gioco tutto: se non si troverà un accordo, il piano potrebbe saltare e i greci  potrebbero addirittura essere costretti a tornare alle urne. Il leader del Pasok sta facendo il massimo per evitare tutto questo: del resto i socialisti sono stati al potere in Grecia per la maggior parte degli ultimi 40 anni e conoscono bene la realtà del Paese.

Luciana Maci

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