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Opinioni e commenti
 

Dalla Francia alla Germania il vento socialista spazza via la Merkel
Pubblicato il 14-05-2012


Il vento socialista ricomincia a soffiare sull’Europa. Dalla Germania alla Francia passando per la Grecia dove i socialisti, seppure sconfitti in un voto chiaramente di protesta contro i partiti tradizionali, ce la stanno mettendo tutta per evitare il disastro. Ultimi a trionfare, in ordine di tempo, sono i Socialdemocratici tedeschi (Spd), che hanno ottenuto un clamoroso 38,8% nelle elezioni di domenica in Nord Reno-Vestfalia, il  Land occidentale più popoloso, con circa 13 milioni di elettori, e un tempo cuore dell’industria pesante tedesca (carbone e acciaio). A guidare la marcia vittoriosa è stata una donna, Hannelore Kraft, 50 anni, che ha saputo comunicare razionalità ed affidabilità.

Dopo una campagna elettorale basata su un approccio graduale al taglio dei debiti, la Kraft ha prevalso di larga misura su Norbert Röttgen, capolista della Cdu locale e ministro federale dell’Ambiente, ma soprattutto “creazione politica” della Cancelliera Angela Merkel, che lo ha sempre sostenuto, ed è arrivata a pregarlo di restare in politica quando voleva optare per una più remunerativa carriera nell’industria. A Röttgen non è rimasto che scusarsi personalmente per il disastro elettorale (i Cristiano Democratici sono precipitati al 25,8%, il peggior risultato in questo Land dalla seconda guerra mondiale), cercando di evitare che tutte le colpe ricadessero sulla sua protettrice Merkel.

Ora l’Spd potrà formare una stabile maggioranza di governo in Nord Reno-Vestfalia insieme con i Verdi, che hanno ottenuto il 12,2%. Già negli ultimi due anni Socialdemocratici e Verdi avevano governato la regione, ma con un fragile esecutivo di minoranza. D’ora in poi la popolarissima Kraft, potrà guidare il territorio con mano ferma, dimostrando, come rilevano gli opinionisti di “Der Spiegel”, che “nella politica tedesca stanno diventando sempre più importanti le persone e le personalità”. Dopo aver conquistato una regione così importante, l’Spd può cominciare a nutrire buone speranze di aggiudicarsi la leadership della Germania alle elezioni politiche del 2013, tornando al potere dopo aver governato (sempre insieme ai Verdi) dal 1998 al 2005 sotto il Cancelliere Gerhard Schröder.

La speranza dei Socialdemocratici tedeschi è alimentata da quella che è già certezza in Francia: la vittoria alle recenti presidenziali del socialista François Hollande. Primo presidente socialista degli ultimi 17 anni dopo François Mitterand, il 57enne già segretario del Ps per 11 anni ha prevalso al ballottaggio con il 51,9% dei voti sul rivale gollista Nicolas Sarkozy. La maggioranza dei francesi ha aderito con entusiasmo a un programma elettorale basato sui principi-cardine del pensiero socialista. In particolare Hollande ha promesso maggiori imposte e abolizione di privilegi fiscali per banche, grandi industrie e per i più ricchi (vuole tassare al 75% chi guadagna più di un milione di euro l’anno) e 150mila posti di lavoro per i giovani. Intende inoltre sostenere educazione e cultura, mandare in pensione a 60 anni chi ha iniziato a lavorare prima dei 18 e limitare l’immigrazione legale basandosi su criteri “obiettivi”.

Anche sulle politiche europee Hollande ha le idee chiare: rivedere il Fiscal Compact (Trattato di stabilità economica e finanziaria dell’Unione firmato lo scorso marzo dai Paesi membri e destinato a entrare in vigore nel 2013) e il Trattato di amicizia franco-tedesco. “Riconosco – aveva detto in campagna elettorale – che il motore franco-tedesco è essenziale per l’Europa quando è in grado di trascinare, convincere, non di imporre. Rinchiudersi in un faccia a faccia porta solo a privarci di sostegni importanti. Il lavoro con gli altri partner europei è fondamentale, in particolare quello con l’Italia, grande paese fondatore dell’Europa”.

Più condivisione, insieme a una politica economica meno rigida e più improntata alla crescita, saranno gli argomenti chiave del suo incontro di domani con la Merkel, oggi molto più debole politicamente di qualche settimana fa. Contro la sua gestione della crisi europea si è espressa di recente anche la Grecia, con un voto che ha bocciato i partiti pro-euro e favorevoli al piano di rigore, premiato le formazioni estremiste e reso di fatto il Paese ingovernabile. Il Pasok, partito socialista al potere in Grecia per la maggior parte degli ultimi 40 anni, è sceso in campo con coraggio per trovare una via d’uscita, proponendo un governo di unità nazionale che però, al momento, non sembra praticabile. Il Paese è sempre più a rischio default e potrebbe addirittura uscire dall’euro, con il ritorno alla vecchia dracma. L’iniezione di socialismo in Europa servirà anche a questo: ad evitare che l’austerity non diventi una cura così pesante da uccidere il malato.

Luciana Maci

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