sabato, 21 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

EGITTO, A PIU’ DI UN ANNO DAL CROLLO DEL REGIME ANCORA SANGUE A PIAZZA TAHRIR
Pubblicato il 04-05-2012


Gli echi della rivoluzione continuano a scuotere l’Egitto. Oggi al Cairo, nella stessa piazza Tahrir che decretò la fine di Mubarak, una folla di manifestanti ha tentato di sfondare il cordone di sicurezza attorno al ministero della Difesa, per protestare contro l’esclusione di vari candidati dalle elezioni presidenziali. I manifestanti si sono fatti avanti tagliando il filo spinato e avvicinandosi verso la piazza, per essere poi respinti dal getto del cannone ad acqua dei militari a presidio. L’emittente al-Arabiya parla di un morto, ma alcune fonti mediche hanno smentito subito la notizia, parlando tuttavia di diversi feriti, in prevalenza vittime di intossicazione da gas lacrimogeni e di ferite alla testa. Viene confermato invece dalle stesse forze militari il bilancio di 20 soldati e otto civili feriti. Nel frattempo i militari hanno schierato i carri armati e mezzi blindati attorno al ministero della Difesa e all’imbocco delle principali arterie della zona.

GLI SCONTRI DI MERCOLEDI – Già due giorni fa, sempre davanti al ministero della Difesa, era scoppiato un altro episodio di sommossa che ha coinvolto dimostranti antigovernativi e assalitori non identificati. Il bilancio finale è stato di 11 morti. Anche in quel caso, molti partiti politici, tra i quali anche quello dei Fratelli musulmani, il più forte partito tradizionalista della storia egiziana, avevano boicottato l’incontro con i militari al potere, durante il quale si sarebbe discusso  circa la redazione di una nuova Costituzione. La manifestazione di oggi è stata organizzata anche in segno di solidarietà nei confronti dei morti di mercoledì.

RETAGGIO RIVOLUZIONARIO – Al Cairo si manifesta per chiedere al Consiglio Supremo, il regime militare insiedatosi dopo la caduta di Hosni Mubarak e criticato dai rivoluzionari perché composto anche da fedelissimi dell’ex dittatore, di lasciare il governo e indire elezioni regolari. Una mossa che in molti tra i cittadini e i partiti politici ritenevano dovuta ma che è stata dilatata sempre di più nel corso del tempo, causando contestazioni e scontri che hanno avuto come teatro la stessa piazza tari divenuta nel tempo simbolo della liberazione egiziana. Il trasferimento del potere è quindi un tema caldissimo del dibattito politico e a infiammare i manifestanti, inaspriti dall’indecisione a lasciare il potere da parte del regime militare, basta veramente poco. Intanto il generale Muhammad Al-‘Isar, membro del Consiglio militare, ha dichiarato che l’Esercito manterrà la sua promessa: uscirà dalla scena politica il 30 giugno. Ma il clima rischia di inquinare la campagna elettorale, come dimostra l’episodio di oggi, quando si è manifestato anche per protestare contro l’esclusione del candidato Abu Al-Futuh, escluso con motivazioni ritenute “futili” dai suoi sostenitori. L’esercito, dal canto suo, rivendica di aver facilitato la transizione, che dopo la fine di un regime ultradecennale come quello di Mubarak correva seriamente il rischio di sfociare in guerra civile. La permanenza fuori tempo massimo dei militari al governo, tuttavia, rischia oggi di minare la già traballanti basi sulle quali poggia oggi il Paese, impelagato in correnti politiche all’apparenza mascherate dal nuovo che avanza. Il futuro dell’Egitto sembra lontano dal riuscire a scrollarsi di dosso retaggi di un regime sanguinoso e durato fin troppo.

Raffaele d’Ettorre

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