mercoledì, 18 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

L’economista Vaciago: «Trovare 4 miliardi in 7 mesi non sarà facile»
Pubblicato il 10-05-2012


Alla fine si tratterà solo di grattare via qualche sassolino dalla montagna, visto che il 94% della spesa è stato definito «non rimodulabile» dallo stesso ministro ai Rapporti con il Parlamento Piero Giarda. Eppure il governo cerca ora di ostentare una qualche ambizione nell’incardinare il processo di spending review. E dice di voler scandagliare in tutto quasi 300miliardi di spesa, ossia una bella fetta dei circa 800miliardi complessivi di bilancio pubblico, qualcosa come un quinto del Pil italiano.

Quei 300miliardi sono una specie di mostro che il neo-commissario alle sforbiciate Enrico Bondi cercherà di aggredire al fianco mettendo il becco in un primo flusso da 80miliardi. L’obiettivo? Innanzitutto ricavare a stretto giro i 4,2miliardi che Monti aspetta con impazienza per poter almeno rinviare la tagliola dell’aumento Iva a ottobre. «Però trovare 4miliardi in sette mesi non sarà facile ed era un pia illusione pensare che potessero occuparsene Monti o Grilli in prima persona, impegnati come sono dalla mattina alla sera», dice all’Avantionline! l’economista Giacomo Vaciago.

Professore, quindi secondo lei era proprio necessario chiamare Bondi come tecnico dei tecnici?

Sì, perché serve una persona che gira con il coltello tra i denti e taglia qui e lì. Lui è bravissimo in questo.

Non è già tutto scritto nella relazione Giarda-Tremonti di settembre?

Sono 70 pagine molto intelligenti. Ma è una relazione ancora molto scientifica e poco pratica. Non entra nei particolari. Giarda ha dato il solco nel quale Bondi potrà muoversi.

Appare più facile aggredire la spesa per beni e servizi (circa 136miliardi), i cosiddetti consumi intermedi, piuttosto che accorpare uffici e funzioni.

Certo. Su beni e servizi è più agevole l’analisi e l’individuazione degli sprechi. Infatti Giarda ha già mostrato anomalie enormi. Invece, sopprimere un ufficio e ricollocare i dipendenti che non puoi licenziare è compito arduo.

Qui entra il tema enorme dell’opacità della burocrazia, che tende ad essere autoreferenziale e a perpetuarsi, resistendo ai cambiamenti

La burocrazia che amministra dei soldi che ha ricevuto per legge è sempre restia a collaborare sui tagli. E’ un problema di autoconservazione.

I governi si affannano, decidono e i grand commis se ne infischiano?

Quella data funzione da sopprimere è per i burocrati sempre indispensabile, perché dà senso alla loro esistenza.

Si dice sia utile allargare il controllo della Consip sugli acquisti per accentrare le commesse, renderle più trasparenti e spuntare prezzi migliori con i fornitori. Ma le Pmi sui territori che fine fanno in questo modo? Non si rischia di dare un’ulteriore mazzata all’economia?

Le piccole imprese devono consorziarsi per partecipare alle grandi gare. In fondo, lo fanno già se vogliono internazionalizzarsi e conquistare i mercati esteri. Accentrando gli appalti eviteremo che ogni Asl o ospedale faccia di testa propria. Guardi, tagliare è comunque necessario: ne va pure della nostra immagine internazionale di fronte ai mercati e ai partner europei.

Ulisse Spinnato Vega

 

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