martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Piera degli Esposti: «Andreotti? Ho declinato due inviti e ora vorrei incontrarlo»
Pubblicato il 16-05-2012


«Questa è o’verbo nuovo» disse nel ‘79 Eduardo De Filippo di lei dopo averla vista recitare in Molly, Cara. E mai parole furono tanto indovinate per descrivere il vento di rinnovamento, nella potenza espressiva e nello stravolgimento dei codici del teatro, che ha rappresentato e rappresenta tutt’ora Piera Degli Esposti per il mondo della cultura e non solo. Sì perché lei è onnivora di sapere, speculativo e da mettere in pratica, sui libri e sulle tavole di un palcoscenico, a teatro come al cinema, dietro e davanti la telecamera, in tv come all’Opera.

Attrice, sceneggiatrice, scrittrice, regista. L’incarnazione dell’artista a tutto tondo capace di passare dal difficile ruolo della segretaria di Andreotti ne Il Divo di Paolo Sorrentino, vincendo il suo secondo David di Donatello, alla surreale ed esilarante Clelia Arcangeli in Tutti pazzi per amore finendo a ballare una hit di Beyoncé. Dalla madre di Freud in Sogni d’oro di Nanni Moretti alla misteriosa segretaria Serafina in Una grande famiglia. Ma Piera degli Esposti è uno di quegli artisti aperti e interessati al mondo, alla politica, alle tensioni che infiammano la società civile. E allora chi meglio di lei può illuminarci su un presente così buio, su una crisi che non molla e una speranza chiamata Monti. Contro il marcio che ha smosso le acque tra i partiti più paludati, contro il finto ripulisti delle scope leghiste, ci sono un esecutivo di tecnici validi e un vento nuovo rappresentato dal premier socialista Hollande. Parola di Piera.

In Una grande famiglia ha vestito i panni dell’oscura segretaria Serafina. Si è ritrovata nel suo personaggio?

Confesso che è stata la prima volta che ho interpretato un personaggio così rigoroso, fatto di sguardi, silenzi, azioni mai sorprendenti o eclatanti, traffichino, teso. Spero di esser riuscita a dare quella suspance tipica della fisionomia a volte preoccupata e ambigua di un tale ruolo. Mi ha colpito molto che un personaggio che pensavo schiacciato dalla potenza enfatica di scene madri e senza grandi relazioni con altri personaggi, sia piaciuta così tanto al punto che anche le persone più insospettabili, medici di chiara fama e presidi di scuola mi chiedessero che segreto nascondessi, insomma cosa celasse la segretaria Serafina. Ovviamente ho mantenuto il riserbo per rispetto verso sceneggiatori e regista, ma la cosa mi ha sorpreso positivamente come quando il regista Marco Milani mi ha fatto ballare Beyoncé in Tutti pazzi per amore e nei giorni successivi venivo fermata per strada da ragazzini che mi ripetevano le battute a memoria.

Dalla segretaria Serafina a Vincenza Enea, storica segretaria di Giulio Andreotti, che lei ha interpretato ne Il Divo di Sorrentino. Andreotti è stato ricoverato d’urgenza pochi giorni fa. Cosa avrebbe detto e fatto la segretaria Vincenza?

Vincenza Enea è sempre stata innamorata di Andreotti al punto da nascondergli le lettere d’amore che il presidente riceveva. Credo che oggi lei sarebbe subito andata  da Andreotti dimenticando di quando è stata mandata via; come una piccola appendice sarebbe tornata al suo capezzale e sarebbe diventata subito la sua infermiera personale. Per lei il presidente era un immortale e i tempi sembrano darle ragione.

Cosa pensa di una figura così controversa come quella di Andreotti?

Nei confronti di Andreotti provo da sempre sentimenti ambivalenti: grande fascinazione e altrettanto grande timore. E’ per questo motivo e un po’ per il mio carattere che quando, al termine delle riprese de Il divo, lui mi invitò tramite conoscenti comuni nel suo studio di Roma in Piazza S. Lorenzo in Lucina e per giunta di domenica giorno nel quale era solito non incontrare nessuno, ma fui presa dal panico. Con un solo giorno di preavviso mi sentivo del tutto impreparata all’incontro, come se andassi a fare un esame.

E quindi alla fine l’ha incontrato Andreotti?

No, ho declinato l’invito. Molti politici di altri partiti al mio racconto si sono arrabbiati rimproverandomi che Andreotti era una persona molto interessante e che andava conosciuta. Due giorni dopo mi richiamano dicendomi: “Il presidente Andreotti la vorrebbe vedere al Senato domani”. Ma io il giorno dopo sarei dovuta partire per un impegno di lavoro fissato da tempo e ho declinato anche il secondo invito. Tornata a Roma ho chiesto io se fosse stato possibile incontrarlo, ma i conoscenti comuni mi hanno detto con un tono di rimprovero: “Lei ha già declinato due inviti del presidente e adesso non è più possibile”. E da quel momento mi è rimasta la curiosità di conoscerlo personalmente al punto che quando leggevo sui giornali che lui avrebbe presenziato appuntamenti pubblici sono sempre stata tentata di andare. Poi sull’uscio di casa ha prevalso la paura, ogni volta.

Da attrice di teatro di lungo corso, si è schierata per gli occupanti del Teatro Valle di Roma oppure pensa che ci siano altre strade da percorrere?

Sono stata al Valle occupato e ho apprezzato il gesto dei manifestanti anche se come ho detto loro penso sia necessario continuare a dialogare con più calma e meno fretta. E’ stata una grande impresa il fatto che degli attori siano diventati dei guerrieri, ma attenzione a non chiudersi troppo in se stessi e dimenticare la platea di colleghi come me, di un’altra generazione ma che avrebbero tanto da dare e da dire.

Il berlusconismo è finito con l’uscita di scena di Berlusconi oppure no?

Credo in parte sì. Il berlusconismo era molto legato alla persona di Berlusconi che è stato molto bravo ad accentrare la dimensione partitica su di se’. Non essendo più lui premier si è cominciata a diffondere la necessità di una moralità come leva del consenso, nuova forse per il nostro Paese e sicuramente non nelle corde di Berlusconi. Credo che stia cominciando una rivoluzione umana silenziosa, come spesso avviene in tempi storici significativi, che si traduce in un bisogno diffuso di pulizia e moralità. E non penso sia casuale se proprio adesso stiano uscendo tutti questi scandali legati alla cattiva gestione dei partiti: la ragione è che si fa sempre più diffuso e urgente il ritorno ad una dimensione più colta e morale della nostra società.

Ritiene che il governo dei supertecnici sia sufficiente per risollevare il Paese dalla crisi?

Penso che dobbiamo avere la pazienza di dialogare ancora. Il lavoro di Monti è stato importantissimo e decisivo ma naturalmente e purtroppo ha delle vittime, i troppi suicidi della crisi. Affinché non ce ne siano più bisogna continuare ad avere la pazienza del dialogo. Monti ha fatto un buon lavoro: è stato chirurgico e chirurgicamente ci troviamo sempre con dei feriti e dei morti, ma non per questo bisogna rallentare gli sforzi fatti o peggio dimenticare che Monti ha cominciato a fare vera pulizia e non quella delle scope leghiste.

Il socialista Hollande, neo presidente francese, potrà cambiare rotta alla deriva merkeliana dell’Europa?

Hollande è stato presidente già da ragazzo, una persona preparata, un gran lavoratore sulle cose che necessitano di cambiamenti immediati e non l’uomo dei compromessi, delle promesse facili o messo lì e manovrato da qualcun altro dietro le fila. Hollande è nato per dirigere e cambiare le cose. Seguendo il suo match con Sarkozy sono rimasta molto colpita dall’atteggiamento diametralmente opposto osservato dai due sfidanti: mentre Sarkò era agitato e aggressivo, Hollande era tranquillo, prendeva appunti e poi con un tono calmo ma deciso ha detto: “Se io sarò presidente….”. Di un uomo così mi fido. Un uomo così lo vorrei come mio presidente.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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