lunedì, 18 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Rajoy lascia la gestione di società in Sud America, mentre in patria fa pagare gli aborti
Pubblicato il 04-05-2012


La maledizione dei Maya per il premier Rajoy sembra essere poca cosa se confrontata con le notizie che per l’economia internazionale spagnola arrivano dal Sud America. Il primo maggio dalla Bolivia il presidente Evo Morales ha dato l’annuncio della nazionalizzazione di Transportadora de Electricidad S.A. (TDE), gestita dalla spagnola Rete Energetica Spagnola (Ree), società che solo al 20% è in mano di Madrid e che da dieci anni controlla più del 70% delle linee elettriche andine.

Per la seconda volta un Paese sud americano colpisce la Spagna, la militarizzazione delle centrali elettriche ordinata da Morales segue di sole due settimane la notizia dell’espropriazione in Argentina della società petrolifera Ypf, controllata dalla spagnola Repsol (nota in Italia come sponsor di Valentino Rossi) data dalla presidenta Cristina Fernandez de Kirchner che ha dichiarato in tv di avere come obiettivo prioritario per il suo paese «il raggiungimento dell’autosufficienza energetica, lo sfruttamento, l’industrializzazione, il trasporto e la commercializzazione degli idrocarburi».

LA SPAGNA SOTTO SCACCO DELL’AMERICA LATINA – Con il governo conservatore del Partido Popular la Spagna si sta trasformando in un vero bersaglio e facile preda dei paesi latinoamericani, incapace di reagire ai dictat stranieri che la stringono in una morsa che si fa più pesante e pericolosa perché va a pungolare una Spagna che a tutt’oggi è gravemente indebolita sul piano economico a seguito dei tagli imposti dalle recenti misure di austerità e frastornata sul fronte da una politica internazionale mal gestita. Le imprese spagnole all’estero iniziano ad avvertire sulla propria pelle il cambio di governo, se mesi prima rifugiarsi all’estero poteva essere vissuto come una via di fuga dal baratro finanziario nazionale, ora per le imprese spagnole vengono a mancare anche le fondamentali tutele ai propri beni. Quello che sta accadendo in Argentina e in Bolivia è il riflesso della debolezza della Spagna di Rajoy nella politica internazionale. La recente espropriazione Argentina per mano della Kirchner, però, potrebbe aver innescato una nuova ondata di confische di beni stranieri sul territorio latinoamericano.

MA IL MINISTRO DELLE FINANZE RASSICURA – Tutti sembrano preoccupati, tranne il ministro delle finanze spagnolo: “La Bolivia ha garantito che indennizzerà la nostra compagnia dei costi investiti nella rete elettrica. Una promessa sulla quale, evidentemente, il governo spagnolo vigilerà con attenzione per verificare che l’indennizzo sia adeguato”.

CON LA CRISI SI PAGANO GLI ABORTI – Se fuori casa per Rajoy le partite sembrano perse, non va meglio per quelle giocate sui terreni amici delle regioni governate dal PP. I tagli alle spese sanitarie, si legge nelle prime pagine dei quotidiani, stanno agitando i movimenti femministi e con loro il PSOE, sul tema dell’aborto. Il motivo delle proteste rendono noto le manifestanti, è che la crisi economica non può abbattersi anche sulle donne che hanno deciso di interrompere la gravidanza. La regione di Aragon governata dai popolari ha già sospeso gli aborti nelle proprie cliniche pubbliche, costringendo le pazienti a rivolgersi alla sanità privata o a intraprendere pellegrinaggi in tutta Spagna, mentre nelle Asturie, Baleari e nella regione di Madrid, amministrazioni regionali accumunate dallo stesso colore politico, già si sta pensando di ricorrere alla soluzione introdotta in Argon.

Sara Pasquot

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