lunedì, 18 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

In India è di moda il safari umano: si paga per cacciare un indigeno
Pubblicato il 04-05-2012


Di recente il museo parigino di quay Branly, meglio conosciuto come il museo delle culture non europee, aveva allestito un’esposizione dal titolo “L’invention du sauvage”, ovvero “L’invenzione del selvaggio”. Pochi ricordano, e pochi sanno, che nelle prestigiose esposizioni universali di fine Ottocento non venivano mostrati solo i brillanti frutti delle innovazioni tecnologiche ed artistiche del periodo, ma venivano allestiti, con sorpresa e curiosità dei visitatori, veri e propri recinti – muniti di capanne e abbeveratoi – di famiglie di uomini. Persone non europee, dai tratti fisici diversi da chi, con la bombetta in testa e l’ombrellino per ripararsi dal sole, si recava allo zoo umano per tirargli le noccioline.

IL FASCINO DEL DIVERSO E’ DURO A MORIRE – Ciò che avvenne nelle varie Expo, che ancora oggi vengono ricordate per l’atmosfera volubile e distesa della Belle Epoque e per l’anteprima mondiale di monumenti come la Torre Eiffel, era un fenomeno giustificabile solo da un punto di vista storico e antropologico. Se può sembrare superata e razzista una curiosità di questo tipo, ancora oggi, a quanto pare, si ha la stessa reazione degli esploratori dell’Ottocento. Come dei bambini di fronte all’ignoto si studia e si osserva il diverso. Ed un luogo ed una data dove si ripropone lo zoo umano, esistono e fanno discutere.

PREZZI MODICI PER IL SAFARI UMANO – Il “safari umano” è lungo la Andaman Trunk Road, in India. Ma se questa strada venne costruita intorno agli anni ’70, la notizia del business delle osservazioni turistiche di tribù umane, in questo caso dei nomadi Jarawa, è del 2012. Chiaramente questa visita guidata in carne ed ossa ha un prezzo, tra le 25.000 e le 300.000 rupie (380 e 450 euro). Il paradosso è che un decennio fa, la Corte Suprema dell’India aveva emesso una sentenza di chiusura dell’area del parco dalla fauna ‘umana’, ponendo fine anche al disboscamento che danneggia anche fisicamente l’Andamane.

250 JEEP AL GIORNO A CACCIA DI UOMINI – Stephen Corry, direttore generale di Survival International e che da anni si occupa della vicenda, ha recentemente dichiarato che il problema andrebbe estinto alla radice: «La realta’ e’ che nella riserva entrano ancora 250 veicoli al giorno. L’unico modo per garantire agli Jarawa la sicurezza e la liberta’ di scegliere il loro stile di vita e’ quello di chiudere questa strada illegale» e, quindi, di non limitarsi a provvedimenti e sanzioni che lasciano il tempo che trovano. Se nel 2012 è ancora praticabile una situazione incresciosa come questa, sarebbe più proficuo ‘studiare’ le brillanti menti che partono alla volta dell’osservazione di altri essere umani, non diversi, ma altri. E allora si scriverebbe un altro capitolo sull’antropologia dell’esotico, del riti collettivi e delle tribù moderne che loro malgrado non si sono evolute da certi atteggiamenti “primitivi”.

 

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