lunedì, 21 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Facebook sbarca in Borsa, partenza sprint poi la frenata
Pubblicato il 19-05-2012


Quando Mark Zuckerberg si è presentato in felpa a Wall Street e ha suonato la campanella d’avvio delle contrattazioni, sembrava che da lì a poco dovesse partire la cavalcata delle Valchirie. E qualcuno già evocava quel lontano 19 agosto del 2004, quando un’altra dot-com importantissima, Google, chiuse la prima giornata con un balzo del 20%. Invece la montagna a fine giornata ha partorito il topolino, con il titolo «Fb» che ha chiuso a 38,23 dollari per azione, appena lo 0,61% in più rispetto ai 38 dollari del pricing di partenza.

PARTENZA RAZZO, POI LA FRENATA – Lo sprint al via c’era stato e il rally aveva portato la quotazione a un +13%. Poi il prezzo si era via via stabilizzato intorno ai 40 dollari, con un rimbalzo (comunque notevole) di circa il 5%. Ma alla fine, probabilmente, hanno pesato i problemi tecnici del Nasdaq che dapprima ha sperimentato un ritardo d’avvio di circa mezz’ora e successivamente ha subito un inceppamento degli scambi di alcune ore per una inopinata difficoltà di trasmissione dei messaggi di esecuzione degli ordini ai trader. In ogni caso i contrattempi strumentali non hanno rovinato l’umore di Zuckerberg, per il quale la giornata di venerdì ha rappresentato una «importante pietra miliare nella nostra storia». Davanti alla sede californiana del social network, a Menlo Park, era stato addirittura montato un palco per l’occasione e i dipendenti (molti dei quali, da azionisti, si apprestano a diventare multimilionari) attendevano con ansia l’esito del debutto.

LA CLASS ACTION – Il comportamento del titolo, come detto, non è stato eclatante. Rimangono, tuttavia, i numeri clamorosi di una Ipo da 16miliardi di dollari per una valutazione complessiva di Facebook da 104miliardi. Abbattuto anche il record assoluto di 458milioni di azioni scambiate in un giorno, primato che apparteneva a General Motors. A rovinare la giornata di festa ci ha pensato però la notizia della class action intentata da un gruppo di utenti californiani contro il colosso bianco e blu. L’accusa è relativa a una presunta nuova violazione della privacy e la causa collettiva potrebbe valere addirittura 15miliardi (uno meno della raccolta con l’Ipo). Tornando al titolo, qualche analista ha previsto un’impennata della quotazione fino a 46 dollari, ma la prima giornata ha testimoniato una prudenza forse inattesa (aldilà dei guasti tecnici alle contrattazioni). E i motivi di perplessità sull’operazione, in effetti, non mancano.

CRESCE LA CONCORRENZA – Facebook rappresenta un modello di business ancora ondivago, non ben definito. La sua forza sta nei 901milioni di utenti che popolano il social network. Però il trend di crescita sta diminuendo e la concorrenza aumenta. I competitor più pericolosi, nell’immediato, si chiamano Twitter e Google+, ma in futuro sbarcheranno nuovi soggetti sul mercato e non è detto che Zuckerberg sarà in grado di trattenere i suoi iscritti. La serpe rischia addirittura di venir allevata in seno, visto che molti dipendenti Facebook potrebbero farsi tentare da nuove start-up in cui investire i lauti rendimenti azionari e scegliere così di «tradire» la casa madre. L’ad di Menlo Park conosce bene il rischio e finora lo ha tamponato fagocitando Instagram per 1miliardo di dollari e poi l’italo-canadese Glancee specializzata nel «social discovering». Tuttavia, sarà impossibile comprare e incorporare ogni potenziale concorrenti che dovesse spuntar fuori in futuro.

PUBBLICITA’, NOTA DOLENTE – Comunque vada, inoltre, gli utenti non possono crescere all’infinito: in alcuni Paesi il mercato è saturo, mentre in altri pesa l’interdizione statale (Corea del Nord, Siria, Iran e soprattutto il bacino potenzialmente più grande: la Cina). E poi c’è la nota dolente dei ricavi pubblicitari. Come appare chiaro anche dai documenti Sec, sta aumentando la quota degli utenti che si connette a Facebook solo in mobilità (quasi 500milioni). Sugli smartphone, però, le inserzioni pubblicitarie sono calmierate e questo sta portando a un deterioramento del fatturato che deriva dalla raccolta degli spot. Ciò aiuta a comprendere il calo dei ricavi nel primo trimestre 2012, con un -6% su base congiunturale a 1,06miliardi di dollari. Un trend che renderà difficilissimo raggiungere quei 7miliardi che erano l’obiettivo di Facebook per l’intero anno in corso.

SI PUNTA SUL MOBILE – Insomma, non è tutto oro quel che luccica. E il rischio bolla non è argomento di cui si nutrono solo i catastrofisti. Così se Warren Buffett ha parlato di evento «straordinario» per il debutto del social network in Borsa, Donald Trump ha avvisato i naviganti tramite Twitter: «Sembra difficile credere che Facebook valga così tanto. Chi investe faccia attenzione». Il fondatore del colosso bianco e blu, comunque, ha detto chiaro di voler puntare tutto sul mobile e sull’advertising. La quotazione in Borsa rappresenterà adesso un motivo di pressione in più e gli investitori attendono Zuckerberg al varco. Lui rimane legato al suo look da adolescente nerd, ma sotto quella felpa – c’è da giurarci – il cuore ora batte un po’ più forte di prima.

Ulisse Spinnato Vega

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