martedì, 17 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Fazio, Saviano e il debutto del già visto
Pubblicato il 14-05-2012


Dalle note blu di Paolo Conte e la sua Vieni via con me al blues degli oppressi e degli oppressori di Fabrizio De André e la sua Quello che non ho. Cambia la musica, cambia la rete (da mamma Rai all’enfante prodige La7, 3 serate consecutive con ospiti fissi Luciana Littizzetto ed Elisa) ma il duo Fazio-Saviano quello non si tocca. Per una sorta di aura di santità che ha investito la coppia, come spesso succede in Italia a icone dell’ultim’ora e paladini del male sempre buoni per ogni stagione e ogni male. Questa sera, per chi non fosse già stato avvertito da mamme e nonne sempre prodighe di buoni consigli o in cerca di compagnia per qualche ora, debutterà Quello che (non) ho della coppia Fabio Fazio e Roberto Saviano sulla rete diretta da Paolo Ruffini, la stessa sulla quale sono approdati i tanti esiliati della tv pubblica, dalla Dandini alla Guzzanti.

POVERO DE ANDRE’, FRAINTESO ANCHE DOPO LA MORTE – Sarà un programma “letterario”, almeno nelle intenzioni dichiarate degli autori tra i quali il giornalista Michele Serra dal quale si attendono le idee migliori. Certo non depone bene la scelta del titolo che gioca, abusandone “letteralmente”, del parallelismo sul quale il compianto cantautore genovese basò il suo brano. La canzone d’apertura dell’album dell’81 individuava nelle “cose” che non si hanno la linea rossa che separava i popoli autoctoni e quelli che rappresentano gli “oppressori, popoli per certi versi affini, quello dei sardi e quello dei pellerossa, entrambi chiusi nei loro mondi. Ecco: bene utilizzare come macrotema e titolo della trasmissione un brano così significativo e attuale, meno bene è invece parlare anche di “quello che ho”, ignorando che per esclusione logica fosse già compreso, che il non detto a volte ferisce più di tante parole, che essere leziosi e didascalici già nelle intenzioni non porta che alla banalizzazione di un pensiero per nulla banale. A questo punto c’è da chiedersi se il tradizionale intro del brano, con spari e rumori registrati da De André durante una caccia al cinghiale in Gallura, sarà storpiata con arrangiamenti rifatti per il gran debutto televisivo.

SAVIANO TELEGENICO E TELEDIPENDENTE – I conduttori annunciano ferro e fuoco facendosi forti dello slogan facile quanto abusato dell’importanza delle parole, dei monologhi al vetriolo di un Saviano sui suicidi delle vittime della crisi, sulle donne che hanno denunciato i loro uomini ‘ndranghetisti e sulla tragedia di Beslan, avvenuta nel 2004 in una scuola dell’Ossezia del Nord, dove morirono oltre 180 bambini. Tema quest’ultimo scottante al punto che durante le prove del monologo Fazio avrebbe chiesto di fare una pausa, prendersi un po’ di tempo per riflettere sull’opportunità di mandarlo in onda. Ma Saviano non è Fazio, non è uomo di televisione anche se lo sta diventando in meno del previsto, lui al rispetto del pubblico preferisce rispondere alla sua “emergenza narrativa”, a quella pulsione che ti spinge a dire la tua a tutti i costi. Ma tanto Saviano è un eroe nazionale, è un martire ben confezionato da geni del marketing, è un pezzo del Paese che sta andando in malora. Peccato che oramai lui stesso non guardi più al Paese ma dritto in camera. Telegenico, teledipendente, tele assuefatto dal pensiero unico del tuttologo che, messo di tre quarti come la Gruber dei tempi d’oro, ti spiattella la verità, tutta la verità nient’altro che la verità.

OSPITI E COTILLONS – Tre serate consecutive e tanti ospiti come da copione faranno bella mostra in questo strano acquario colorato chiamato tv. Si comincia con Pupi Avati, Pierfrancesco Favino, Gad Lerner, Marco Travaglio, Paolo Rossi, Ermanno Rea, Erri De Luca, Raphael Gualazzi e i Litfiba. Luciana Littizzetto porterà come prima parola ‘donna’: “Dall’inizio dell’anno sono morte 54 donne ammazzate dai loro mariti e compagni”. Nelle prossime puntate sono attesi Elio Germano e Claudio Santamaria. Tutti a parlare di tutto, del bene e del male, della società sempre meno civile, delle conquiste da tenersi stretti e delle sconfitte che servono da lezione.

PAROLE COME LA ‘ROBA’ DI VERGA – Certo non è una  bella lezione leggere Saviano quando parlando del programma e del suo esordio da scrittore sottolineando che: “I lettori sono pericolosi. E’ quando la parola smette di essere solo tua che diventa pericolosa”. Strano per uno che nella vita si considera uno scrittore sentir parlare della parola scritta come di una “roba” alla Verga, da tenersi stretto e magari rileggerla tra se e se e auto compiacersi. Quanto sono bravo, sì ma quanto sono bravo con le parole. Mie, sono mie, il mio tesoro. Peccato che nel suo vocabolario ci sia un grande assente, la parola condivisione.

Lucio Filipponio

 

 

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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