martedì, 21 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Fecondazione eterologa, la Consulta rimanda tutto ai tribunali
Pubblicato il 24-05-2012


Dopo essere stata chiamata in causa dai tribunali di Firenze, Catania e Milano, la Corte Costituzionale ha restituito, ieri, gli atti relativi la norma sul divieto della fecondazione artificiale eterologa (ossia quando il seme o l’ovulo appartengono a una persona esterna alla coppia) chiedendo di valutare la questione della legittimità o meno alla luce della sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, emessa lo scorso novembre a Strasburgo.

La sentenza del 3 novembre, infatti, aveva giudicato legittimo proibire la fecondazione eterologa nei paesi della Comunità non accogliendo, così, il ricorso di due coppie austriache proprio contro il divieto stabilito dalla legge austriaca. Per i giudici della Corte Europea, impedire la fecondazione eterologa non viola l’articolo 8 – che sancisce il Diritto al rispetto della vita privata e familiare – della Convenzione dei diritti dell’uomo. Avanti!online ha fatto il punto con il giurista Augusto Barbera, professore ordinario di Diritto Costituzionale all’Università di Bologna, su una problematica che riguarda direttamente una coppia su cinque afflitta da problemi di fertilità.

Professor Barbera concorda con quanti hanno commentato quella della Consulta sulla legge 40/2004 come la “scelta di non scegliere”?

Questa lettura mi sembra piuttosto un processo alle intenzioni. Non credo che la Corte Costituzionale non si sia voluta pronunciare o non abbia voluto prendere posizione. Mi sembra che, oggettivamente, quella della Consulta sia una decisione corretta perché si inserisce in una consuetudine: si è voluto chiedere ai giudici, che avevano citato la Convenzione europea dei diritti umani, di riesaminare il caso alla luce della sentenza del 3 novembre della Corte europea di Strasburgo. In quell’occasione la Corte Europea si era pronunciata in merito al ricorso di una coppia austriaca sottolineando che la decisione spetta al legislatore nazionale. In termini tecnici si dice che ha lasciato un “margine di apprezzamento” ai legislatori dei singoli paesi.

A quali sviluppi darà vita la decisione della Corte Costituzionale?

Non riesco a leggere né in senso positivo né negativo la posizione della Corte. Semplicemente si è voluto lasciare le porte aperte alla luce del fatto che, negli ultimi anni, si riconosce alla Corte Europea una ruolo, non esclusivo naturalmente, di interprete predominante su questi temi.

Negli ultimi anni ben 4000 cittadini italiani hanno raggiunto nazioni dove la fecondazione eterologa è permessa. Come interpreta lei questa realtà?

I ruoli giuridici in Europa, non sono statici, ma in movimento. Personalmente, dal punto di vista giuridico, sono aperto a valutare tutte le strade. Parlandole invece come privato cittadino, e non come giurista, quando ci furono i referendum io votai un solo “No”, e riguardava proprio l’abolizione del divieto sulla fecondazione eterologa. Ripeto, a livello personale credo che esistano dei rischi in merito a questo punto.

Quali sarebbero questi rischi?

Innanzitutto ci sono pochi donatori che, oltretutto, sono ipocritamente definiti tali perché si tratta di persone che vendono il proprio seme a centri specializzati. Una coppia che non può avere figli va in uno di questi centri privati e, naturalmente, si informa sul donatore: è probabile che una coppia di neri vorrà un donatore nero e che una coppia di bianchi sceglierà un donatore bianco. È un paradosso per spiegare che, andando avanti così, soprattutto trattandosi di centri privati che vogliono fare profitto, vedo una deriva pericolosa. Credo che il diritto alla genitorialità sia un bisogno che vada soddisfatto e un diritto umano fondamentale che vada tutelato. Ma esistono tanti strumenti a disposizione, non necessariamente la fecondazione eterologa: penso ai tanti bambini senza famiglia che aspettano di essere adottati.

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