martedì, 12 dicembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Giovani e politica: binomio imperfetto?
Pubblicato il 05-05-2012


Si dice, spesso correttamente, che la politica non si occupa abbastanza dei giovani. Ma la domanda è un’altra: i giovani si occupano abbastanza di politica? Durante gli anni Cinquanta e Sessanta sicuramente era così. Nel periodo della ricostruzione e del boom economico l’unico strumento per partecipare al cambiamento del Paese, appena uscito dalla dittatura e dalla guerra, erano i partiti. Oggi invece i partiti sono considerati troppo lenti nel recepire gli stimoli delle nuove generazioni. Non è difficile capire le ragioni di questo fenomeno. Da numerosi studi condotti sulla popolazione italiana emerge come i ragazzi di età compresa tra i 18 e i 35 anni, qualsiasi sia il ceto sociale cui appartengono, avvertano chiaramente tutti i difetti della nostra società. Alla domanda “Cosa significa fare politica?” il 65% risponde “occuparsi del bene pubblico”, l’11% “trovare compromessi” e l’8% “perseguire rigidamente gli ideali di un partito”.

I GIOVANI E POLITICA? AMORE A PRIMA SVISTA – Solo un giovane su cinque non ha totalmente “voltato le spalle all’attuale classe politica” che ha perso credibilità soprattutto tra i giovani del Nord, in cui il grado di fiducia risulta inferiore alla media generale (18% contro 22%). Mentre otto giovani su dieci “non si sentono rappresentati a livello istituzionale”. Coloro i quali invece tentano di accostarsi alla vita politica sono così pochi e scarsamente considerati, da formare una “ceto” concretamente inesistente: da un lato infatti quelli che hanno coltivato  ideali politici sono esemplari rari, “mosche bianche” in società “mordi e fuggi” elaborate ad hoc per limitare al massimo l’utilizzo del cervello. Dall’altro invece quelli che cercano di  impegnarsi attivamente in politica, la vivono come un qualcosa di lontano.

NOI GIOVANI SIAMO IL PRESENTE E NON SOLO IL FUTURO – Siamo davanti allora ad una generazione post-partitica ma non impolitica? I giovani mantengono un loro contatto distaccato e disilluso con la politica, ma non l’ignorano? Non la coltivano, ma la tengono presente, se pure sullo sfondo del loro vissuto? Cosa significa tutto ciò? Che la politica stessa si è troppo distaccata dalle attese, bisogni, esigenze delle giovani generazioni? Si è chiusa sempre più nel pasoliniano Palazzo e avvolta in realtà non sempre commendevoli? Certamente i giovani se ne distaccano, la guardano ma non la frequentano, neppure, però, la ignorano. Una “situazione grave ma non seria”, direbbe Flaiano. D’altronde è un po’ la malattia dei giovani l’indifferentismo. Eppure dovremmo avere un ruolo centrale nel creare una nuova etica politica, perché, contrariamente a quanto sostenuto dai “più maturi”, noi, giovani, siamo il presente non solo il futuro.

SPERANZE BIPARTISAN – L’augurio è che Machiavelli si sbagliava quando scriveva che “governare è far credere” (anche se dopo oltre cinquecento anni non ho alcun nuovo elemento concreto per avallare una conclusione diversa, ma la speranza di un cambiamento è, come si suol dire, l’ultima a morire), perché se cosi non fosse, cari ragazzi, tutto ciò che ci è stato detto, sarà chiuso in un cassetto che verrà riaperto soltanto alle prossime elezioni per cercare di ottenere altri voti. Una realtà questa, peraltro, drammaticamente “bipartisan”.

Maria Cristina Pisani

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento