lunedì, 21 agosto 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Graffiti tra vandalismo e coscienza sociale: Roma come San Paolo o New York
Pubblicato il 22-05-2012


Da sempre espressioni artistico-culturali ai limiti della legalità, il muralismo e il graffitismo dividono spesso l’opinione pubblica sia in merito alla loro validità estetica che alla loro valenza sociale. Fin dalla loro nascita, queste forme espressive si sono accreditarte sia come strumenti di presa di coscienza sociale, ad esempio nel Messico di inizio ‘900, sia come forme di protesta creativa contro il potere, testimoniata dal caso del graffitismo americano negli anni ’60- ’70. Ma come vengono visti, in Italia, i writers che attraversano silenziosi le città? E come si relazionano i graffitari con i quartieri dove “operano”?

Siamo andati a trovare uno di loro, un giovane studente romano in procinto di laurearsi in storia dell’arte. Per comodità lo chiameremo S. Oltre a “insudiciare” con la bomboletta spray i vagoni dei treni e i capannoni abbandonati, nel tempo libero, S. si diletta anche con la pittura su tela. Quella del graffitaro non è certo un’attività esente da rischi, considerando la possibilità di schivare cavi elettrici scoperti, di rimanere incastrati durante le discese nei sotterranei della metro, di incappare in una volante della polizia e i conseguenti problemi legali.

Cos’è allora che spinge a continuare a “graffitare” la città?

E’ sicuramente un modo di sfogarsi, di sentirsi vivo esprimendo liberamente la propria vena creativa e sfruttando un mezzo di comunicazione d’impatto, quasi fosse una pubblicità intesa però come “sporcizia visiva”. Una pasisone che mi ha permesso di conoscere altri giovani, non solo italiani, e di stringere nuove amicizie.

Ma come siete percepiti dai cittadini voi “graffitari”?

Ci sono due facce di una stessa medaglia: se da un lato possiamo provocare del disagio, come nel caso di chi si ritrova il finestrino del treno oscurato da un disegno o la facciata del proprio palazzo imbrattata, dall’altro promuoviamo una vera e propria riqualificazione territoriale. Ad esempio, molti circoli culturali, ma anche i Comuni, si sono sensibilizzati sulla Street Art e stanno organizzando iniziative e concorsi, anche con premi in denaro, per far ridipingere sottopassi o zone urbane degradate.

Non solo nel pubblico a quanto pare?

Perfino i negozianti adesso ci pagano per verniciare le proprie saracinesche. Chiaramente diventa un modo per farsi pubblicità in maniera diversa e creativa quando il negozio è chiuso.

L’ITALIA CHE GUARDA AL S. PAOLO E N.Y. – Anche in Italia, dunque, pare esserci un’apertura verso questo mondo e non sembrano poi così tanto lontani i luoghi nei quali il graffitismo fa parte integrante delle città, come a São Paolo, dove il gruppo Boa Mistura ha ridipinto le stradine della favela di Vila Brâsilandia, o New York, dove si organizzano periodicamente contests internazionali di murales e graffiti e dove esiste addirittura un “edificio- museo” della Street Art chiamato 5Pointz Arts Center. Un’iniziativa che risponde all’esigenza di trovare un equilibrio fra il rischio di alimentare eventuali atti vandalici da un lato, e dall’altro la possibilità per i giovani di esprimersi, conoscersi, ritrovare una propria identità culturale e di riappropriarsi dei quartieri dove vivono. Il tutto condito da un esborso economico esiguo, per non dire nullo, a carico delle amministrazioni locali soprattutto considerando il vantaggio nell’attirare turisti affascinati dall’iniziativa.

Marco Parrella

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento