martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Hollande, Mitterand e il Pd
Pubblicato il 08-05-2012


La vittoria nelle elezioni presidenziali francesi di Francois Hollande con la sconfitta dell’evanescente Nicolas Sarkozy, ha un valore simbolico simile a quella del 1981, che portò per la prima volta alla presidenza della Repubblica francese un socialista, Francois Mitterand, alla guida di un’alleanza “gauchiste” negli anni in qui nasceva la svolta conservatrice e liberista a livello mondiale, che durò per l’intero decennio e la cui onda lunga si avverte sino ai nostri giorni, di Margaret Thatcher in Gran Bretagna e di Ronald Reagan negli Stati Uniti.

Mitterand nei 14 anni della sua presidenza introdusse alcune significative riforme sociali, in linea con la tradizione del socialismo francese, come l’aumento del salario minimo e degli assegni familiari, la patrimoniale e la nazionalizzazione di banche e grandi gruppi industriali, la legge Auroux sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione delle aziende, la riduzione dell’orario di lavoro a 36 ore, le pensioni a 60 anni. E c’è da attendersi che Hollande, in un contesto economico profondamente mutato, imprima una svolta sociale alle scelte del governo che nominerà e si impegnerà per una modifica della politica recessiva voluta dalla Germania per l’Europa.

Proprio all’Europa, insieme al messaggio francese, sono arrivati anche altri chiari segnali di contestazione politica: la perdita di consensi nelle elezioni per il rinnovo del Parlamento in Grecia dei due partiti pro-euro, i conservatori di Nuova Democrazia e i socialisti del Pasok, mentre si affermano la sinistra radicale del Syriza e i partiti di estrema destra, accomunati dal’insoddisfazione per le imposizioni della Troika Fondo Monetario-Banca centrale europea-Germania; i risultati del piccolo Land settentrionale dello Schleswig-Holstein, dove i cristiano-democratici della Merkel, sia pur in lieve vantaggio rispetto ai socialdemocratici della Spd, vedono sconfitta l’alleanza giallo-nera che li ha tenuti finora al governo con i liberali.

Si può dire che da queste consultazioni elettorali è venuta una sfiducia politica per la Cancelliera tedesca e per il suo Paese, in un’Europa che attende sviluppo e lavoro. Un messaggio valido anche in Italia per il “governo del rigore” di Mario Monti e per il Partito democratico, che dovrà riconsiderare programmi e identità, per un diverso rapporto con la tradizione del socialismo riformista italiano ed europeo.

Maurizio Ballistreri

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