sabato, 23 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

I DUE RIFORMISTI, STRETTA SU LEGGE ELETTORALE E TAGLIO PARLAMENTARI
Pubblicato il 14-05-2012


«Le riforme non sono più dilazionabili», aveva detto lo scorso 25 aprile Giorgio Napolitano. I tempi adesso sono ancora più stretti ed è in quest’ottica che sabato mattina il premier Monti, accompagnato dal ministro per la Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi e dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Antonio Catricalà, ha partecipato al vertice presieduto dal Presidente della Repubblica. Un vertice durante il quale si è parlato di un argomento delicato, quello delle riforme istituzionali, ora all’esame della commissione Affari costituzionali del Senato, presieduta dal socialista Carlo Vizzini. Un pacchetto di riforme che rappresenta un nodo difficile da affrontare, perché tocca l’asse portante della politica italiana, dalla legge elettorale alla riduzione del numero di parlamentari. Un nodo che, a Montecitorio, nessuno ha fretta di sciogliere. Da qui allora il pressing del Colle, con Napolitano che si è dimostrato “profondamente interessato” a ché questa riforma si faccia, e si faccia in tempi brevi, perché la fine della legislatura è dietro l’angolo.

IL PUNTO DELLA SITUAZIONE – Da qui la volontà del capo dello Stato di fare con Monti il punto della situazione e cercare di stabilire una scadenza precisa per i lavori in Parlamento, vista anche la crescente ondata di antipolitica che sta dilagando nel Paese e che alle ultime amministrative ha messo in ginocchio Pdl e Terzo Polo. Da parte sua, il premier ha spesso incalzato i partiti perché si responsabilizzassero sulla questione ed è anche per questo che all’incontro di oggi era presente anche Patroni Griffi che, sta seguendo il testo in commissione Affari costituzionali come titolare della delega alle riforme. Ma con i partiti impegnati in una riorganizzazione in vista delle politiche, è probabile che la riforma venga accantonata “in vista di tempi migliori”, ed è forse in questa chiave che va letto l’incontro tra Colle e palazzo Chigi: un messaggio lanciato a terzi (i partiti, appunto) affinché non ci si “perda per strada” nell’applicare una ristrutturazione ritenuta dai vertici dello Stato più che mai necessaria.

FORTI TENSIONI SOCIALI – «Per l’Italia la guerra è solo un ricordo, ma il presente è segnato da forti tensioni sociali». Lo ha dichiarato il premier Mario Monti intervenendo alla Cittadella della Pace di Rondine, in provincia di Arezzo, davanti a una platea di giovani, ai quali ha poi voluto lanciare un appello: «La crisi economica va affrontata con convinzione e coraggio altrimenti può diventare una crisi culturale e di valori». Il premier si è poi detto preoccupato per la «mancanza di lavoro e la difficoltà di fare impresa» ma il disagio sociale, in questa fase della politica italiana, sarebbe “inevitabile”, così come altrettanto inevitabili sembrerebbero alcuni «segni gravi di incrinazione dell’unità: si tende a diffidare degli altri e l’insicurezza provoca ripiegamento su se stessi, rabbia, aggressività», sottolineando però che «se continuiamo a guardarci con sospetto si alimenta la paura». Importante la presa di coscienza del premier che, pur non indicando ancora una via d’uscita al malessere diffuso che sta lacerando il tessuto sociale, risolve almeno alcuni dubbi sulla presunta miopia del governo in questo senso: il forte segnale lanciato dalla recente ondata di suicidi sarebbe arrivato finalmente anche a palazzo Chigi.

Raffaele d’Ettorre

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