martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

I giorni della nutria
Pubblicato il 02-05-2012


Mezzogiorno e quindici. Lo so. Conosco esattamente l’orario di quando mi sveglio. Non so perché, e rimango sempre colpito quando scopro di avere ragione. La testa stranamente non gira e mi sento riposato come non mai. Strano. Il citofono ha di nuovo suonato stanotte ma ho preferito non alzarmi. Corro in bagno per espletare le mie consuete funzioni mattutine, e mi stupisco di quanto esse siano sane visto i fasti a cui mi son dedicato la sera precedente. Accendo una sigaretta e con essa anche il telefonino. Nessun insulto. La mia ragazza già sveglia da un pò mi accoglie alla soglia della toilette sorridente e con un buon caffè. Si deve essere accorta che la notte scorsa non ho risposto.

Fuori il sole timidamente splende. Raccolgo le mie cose, infilo mutande pulite, scendiamo per un veloce pranzo nel primo bar che capita. Mozzarella, prosciutto e una birra per ammorbidire il mal di testa causato dalle bevute della notte precedente. Ma io non ho mal di testa. A casa un’oretta sul divano con gli occhi chiusi. Strano silenzio per le strade attorno. Metto su i pantaloncini, maglietta e scappo giù al tennis. Gioco sempre come un principiante, da quindici anni. Sempre i soliti consigli, ma nemmeno oggi sembro di aver capito nulla. Di nuovo di corsa a casa, doccia e poi giù al lavoro. Le ruote del motorino son sempre più usurate, o forse c’è qualcuno che continua a rosicchiarle. Non sono stato fermato dalla polizia, non sono rimasto senza benzina. Giù al locale sono tutti più sereni del solito. Provo ad essere scoglionato, ma poi non ne vedo più il motivo.

Le tenebre calano, la gente comincia ad arrivare. Lei non si è ancora vista. Con fatica rispondo a qualche battuta, penso alle cose da fare, penso a scrivere, a come far funzionare meglio questa bettola. Bevo uno shot con Roberto, poi un altro con Mario che ha fatto una battuta troppo divertente, mi verso birra e con nonchalance servo tutti i clienti evitando troppo il contatto. Arriva la mezzanotte e con essa pure loschi individui che gironzolano per bar senza farci troppo caso. Lei si presenta alla solita ora. Timidamente striscia per tutta la parete del bar cercando di non farsi notare, poi prende forza e si scola velocemente il solito bicchierino di Porto guardandomi con aria malinconica. Cerco di evitare il suo sguardo, magnetico. In men che non si dica con quattro balzi audaci è già rischizzata fuori dal locale e poi giù per il tombino. Sono confuso.

Chiuse le porte del bar poi prosego per un altro bar, e forse un altro ancora, ora non ricordo più bene. Verso le quattro risalgo in sella al motorino, ciuffi di peli sul parabrezza. Torno a casa, un carezza al cane, un ultimo drink per salutare la giornata, gli occhi chiusi e il soffitto che gira tutto in torno. Poi il citofono, uno, due, tre squilli. Stasera vado, la mia gentile compagna urla stizzita il suo disappunto. “Buonanotte principe” mi sussurra alla cornetta del citofono, e poi sento le sue zampette sgattaiolare giù la strada e scappare via. A mezzogiorno e quindici di scatto alzo la testa dal cuscino. Ho dormito poco. Cerco con impazzienza il mio mal di testa che non si decide ad arrivare.

Oggi il caffè lo preparo io, lei è arrabbiata e gelosa perchè non riesco a chiudere la storia con quel piccolo roditore che ha perso la testa per me. La conobbi una notte di alcuni mesi fa setacciando un tombino in cerca delle chiavi del motorino. Poi quella pelle morbida ed il buio che non mi faceva capire di cosa si trattasse. Continuai ad accarezzare, mi ricordava mia madre. Dal fondo due occhietti scintillanti mi fissarono a lungo dal profondo di quel buco, e quello sguardo non lo scorderò mai. La nutria da quel giorno non mi ha mai più lasciato. La sera passa giù al locale, beve rapidamente, timida e sfuggente. Mi guarda con affetto, e poi scappa subito via. Ogni notte mi citofona e mi augura la buonanotte. Io sono confuso, vorrei cambiare vita, forse incominciarne una con lei. Oggi sono due anni esatti che questa storia va avanti. La mia futura moglie mi sorride soddisfatta, e mentre rosicchio questa specie di pollo da lei cucinato, capisco che sto ingurgitando il mio grande amore proibito.

Paco Cianci

Scrittore - InterRail: italiani prove di fuga!

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