martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

I soldi fanno la felicità? Dipende in quale Municipio di Roma vivi. A dirlo è uno studio dell’Università Roma Tre
Pubblicato il 02-05-2012


Chi l’ha detto che i soldi fanno la felicità? Se è vero che bisogna ben guardarsi dai luoghi comuni allora anche il concetto di benessere e qualità della vita, fondamentale per le società moderne, non è quello che spesso crediamo. Tutti gli anni vengono stilate diverse classifiche che descrivono come si vive in Italia. Ed ogni ricerca utilizza parametri di riferimento più o meno complessi e numerosi e differenti approcci teorici. Uno degli studi più validi e innovativi in materia è quello portato avanti dal laboratorio di sviluppo locale ed economia sociale dell’Università di Roma Tre, facoltà di Economia. Per il secondo anno consecutivo il laboratorio sta realizzando un rapporto sulla qualità della vita nei municipi di Roma. Giacomo Crisci, studente magistrale del corso di Economia dello sviluppo, ha fatto il punto sui dati più interessanti della ricerca con grande entusiasmo.

In cosa consiste esattamente il vostro lavoro?

Il laboratorio ha deciso di analizzare le differenze di benessere e qualità della vita tra i municipi della Capitale, cercando di superare un approccio prettamente economico e tentando di inglobare anche la dimensione sociale e umana dello sviluppo. Ci rifacciamo al ‘Capability Approach’ formulato da Amartya Sen, premio Nobel per l’economia nel 1998, che descrive al meglio il benessere individuale come un processo in cui i mezzi e le risorse acquisibili o disponibili rappresentano uno strumento, senza prendere in considerazione fattori personali e familiari che differenziano gli individui, nonché la pluralità di aspetti sociali, ambientali, economici, istituzionali, culturali che differenziano i contesti.

Quali parametri avete scelto per stabire il livello di benessere?

Abitazione e sicurezza, cultura e istruzione, ambiente e salute, partecipazione e mobilità, condizione della donna: di ognuno cerchiamo di rilevare il livello di benessere reale dei cittadini. Non ci interessa sapere quante scuole ci sono in un municipio, ma capire quante persone istruite ne usciranno. Non sempre un alto reddito medio in un municipio corrisponde proporzionalmente al suo benessere.

Cioè?

Dal rapporto formulato lo scorso anno, ad esempio, è risultato che nonostante il secondo municipio, Parioli, abbia un Pil tra più alti d’Italia, la qualità della vita è di gran lunga minore rispetto al terzo municipio, dove c’è una maggiore attenzione per i cittadini e le loro esigenze.

E per quanto riguarda la rilevazione dei dati?Come funziona?

I dati vengono  in parte dall’annuario statistico del comune di Roma, ma in molti casi è piuttosto difficile reperirli, perché il più delle volte sono soggettivi o  non esistono proprio, oppure sono gli stessi enti locali piuttosto restii a comunicarli con  tempi burocratici  lunghi.

E quindi come avete proceduto?

Siamo un gruppo di 20 ragazzi e dovendoci, purtroppo, adattare agli standard nazionali, abbiamo mosso una serie di conoscenze personali che ci hanno indicato dove, come e cosa chiedere. Se ci fossimo mossi normalmente l’iter sarebbe stato molto più lungo e con scarsa possibilità di riuscita.

Quest’anno avete anche introdotto un’interessante ricerca che tratta il delicato argomento della violenza sulle donne?

Sì, abbiamo richiesto i dati alla Casa delle donne, che lavora molto bene nell’ambito della tutela dei diritti femminili, ma per questioni legate alla privacy e alla sicurezza, risulta  difficile quantificare il numero di donne che subiscono violenze, anche se sarebbe molto importante per denunciare in maniera chiara  la situazione di enorme disagio sociale che molte donne si trovano ad affrontare ogni giorno.

Dalle tue parole si denota un forte entusiasmo per questo lavoro.

Il laboratorio ci fa sentire parte integrante di un progetto che può realmente aiutare a migliorare la vita dei cittadini, con un’allocazione delle risorse che eviti inutili sprechi e sottolinei i disagi reali. Queste ricerche ci danno la  possibilità di mettere in pratica gli strumenti che abbiamo acquisito in questi anni di Università e trasformarli in qualcosa di utile. Citando Aristotele: “La vita dedita al guadagno è intrapresa per costrizione ed è evidente che la ricchezza non è il bene che ricerchiamo, infatti essa è solo utile in vista di qualcos’altro”. In questi tempi di crisi economica, dove l’avidità dei pochi getta ogni giorno nel degrado e nella disperazione sempre più persone, forse riflettere un po’  sul valore reale di una parola chiamata felicità e sulla sua reale declinazione, può suggerire alla nostra classe dirigente di svincolarsi da inutili corse alle poltrone, utilizzando discorsi demagogici preconfezionati, per tentare di  concentrarsi concretamente sulle esigenze dei cittadini.

Flavia De Gregorio 

 

 

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