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Opinioni e commenti
 

Il capolavoro di Kerouac sbarca a Cannes. On the Road: omaggio o brutta copia?
Pubblicato il 24-05-2012


«Una macchina veloce, l’orizzonte lontano e una donna da amare alla fine della strada». La macchina, l’orizzonte e la donna ci saranno, ma sul grande schermo e nel film di Walter Salles On the Road, prodotto da Fancis Ford Coppola, pellicola ispirata al romanzo di Kerouac Sulla strada (appunto: On the Road). Bisogna solo vedere quanto il film e i suoi personaggi davvero rappresentino lo spirito della generazione dall’anima Beat, della compagine di ragazzacci dannati e pensierosi che lo stesso Kerouac definì come «un gruppo di bambini all’angolo della strada che parlano della fine del mondo». Il dubbio c’è: dopo 55 anni dalla data di pubblicazione di Sulla strada, romanzo simbolo di Jack Kerouac e della Beat Generation, è in concorso nella Cannes del Festival del Cinema tra pailettes e champagne.

SARA’ ALL’ALTEZZA ? – Ma i Peter Pan nati dopo il secondo conflitto mondiale, che non volevano crescere e che passavano le proprie giornate a suon di Bob Dylan e stupefacenti, come saranno ricordati in On the Road e quanto il film renderà giustizia al capolavoro di Kerouac? Il regista ha raccontato la storia della pellicola in questi termini: «Ci sono voluti otto anni per fare questo film. Avevo già realizzato un documentario sull’argomento: la storia è davvero ispirata al periodo della Beat Generation, un risveglio sociale e politico di due persone che scopriranno una nuova e sconosciuta geografia umana». Ma le vicende e gli incontri dei protagonisti raccontati nel film di Walter Salles si allontanano dal libro «pur rimanendo fedeli al suo spirito, lavorando in un’atmosfera di permanente improvvisazione». Insomma, la storia raccontata si differenzia dal libro ma utilizza i nomi degli stessi personaggi di Kerouac.

DA “TWILIGHT” ALLA BEAT GENERATION – E di improvvisazione parla anche Kristen Stewart, la bella di Twilight che, abbandonati i panni dell’innamorata del vampiro belloccio, interpreta nel film la disinibita, trasgressiva e seducente Marylou che insieme a Sal Paradise, l’autobiografico e aspirante scrittore newyorkese interpretato da Sam Riley, intraprende un viaggio attraverso l’America alla ricerca della propria identità e di esperienze solo al confine con la normalità di un viaggio. Insieme a Sal Paradise e alla bella Marylou ci sarà anche Dean Moriarty, personaggio interpretato da Garret Hedlund e nella realtà del romanzo ispirato a Neal Cassidy.

“EVITA LA COPIA CARBONE” – Viggo Mortensen, che nel film veste i panni dello scrittore William S. Burroughs, ha confessato di aver riletto il libro prima di girare il film che: «evita la copia carbone dei personaggi raccontati dal libro». Insomma se il regista Walter Salles si fosse limitato solo a ribattezzare i personaggi con i nomi dei protagonisti del romanzo On the Road discostandosi totalmente dalla trama o peggio dallo spirito del libro sarebbe quantomeno irrispettoso dell’opera d’arte in sé. Se su pellicola o su carta non importa. Quello che conta per l’autore dell’opera e per i suoi fruitori è che della stessa si rispecchi e rispetti il mood, l’anima della pellicola che la percorre in lungo e in largo come un filo rosso. E’ anche vero che Coppola voleva fare questo film trent’anni fa. Ne acquistò i diritti ma poi non portò mai a termine la trasposizione cinematografica forse per la troppa complessità. Poi Walter Salles otto anni fa prese in mano il progetto elefantiaco e accettò la sfida, con la produzione e non la regia dello stesso Coppola.

UN DILEMMA DA REGISTA – Il dilemma è sempre lo stesso, trent’anni fa come adesso, trasporre pedantemente sul grande schermo il capolavoro che ha svezzato generazioni intere di giovani oppure azzardare un’interpretazione personalissima del romanzo? Ci sarebbe anche una via di mezzo: fare un film che si ispiri a On the road selezionando i passaggi più significativi del romanzo legati tra loro da una sceneggiatura credibile e fedele allo spirito dello stesso. Insomma una pellicola che non sbandi fuori strada, nel già visto o riscriva romanzi mai scritti. Per un paio d’ore nel buio della sala vorremmo che a farci compagnia siano soltanto quei “bambini che disquisiscono della fine del mondo”. Se non fosse così, sarebbe un peccato.

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