sabato, 25 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Il comune di Napoli introduce la tassa di soggiorno, ma le casse di Palazzo S. Giacomo languono
Pubblicato il 29-05-2012


Napoli come Roma e Venezia. Oltre che la vicina Sorrento. Nel bilancio preventivo l’Amministrazione comunale ha introdotto la tassa di soggiorno: si parte da 1 euro per gli alberghi a due stelle fino ad arrivare ai 4 euro che dovranno sborsare quanti andranno nelle strutture a cinque stelle. L’introito previsto dal Comune dovrebbe essere di circa 2 milioni di euro. Una boccata d’ossigeno, ma nulla più, considerando le condizioni in cui versano le casse di Palazzo S. Giacomo ormai da molti anni. Al punto che la Corte dei Conti ha bacchettato la giunta che ha inserito nel documento contabile crediti che solo un miracolo può far esigere, come quelli derivanti dalle multe stradali prossime alla prescrizione.

LA LETTERA DELLA CORTE DEI CONTI – “I crediti di dubbia esigibilità ammontano a 402.706.116 euro e allo stato non sono stati stralciati dal conto dei residui”, scrivono i magistrati contabili, che arrivano a sostenere come “conservare in bilancio una così ingente massa di crediti di dubbia o difficile esazione metterebbe a rischio le funzioni di programmazione, gestione e rendicontazione economico finanziaria e l’esatta percezione dell´effettivo andamento economico, finanziario, patrimoniale”. Tale avvertimento ha prodotto solo uno scontro interno alla giunta guidata da De Magistris che non è soddisfatto del lavoro dell’assessore al bilancio, autodefinitosi ‘Robin Hood’ quando si dimesse dall’esecutivo di Rosetta Iervolino, e pensa di sostituirlo con un altro professore universitario come Raffaele Brancaccio dell’Università del Sannio. Il rimpasto, con tanto di apertura ad esponenti di area Pd, appare vicino ma si attende la celebrazione del congresso provinciale di metà luglio.

IL PARADOSSO DELL’AVVOCATURA – I problemi interni alla macchina amministrative non finiscono qui. Come definire del resto il ricorso da parte del Comune ad un avvocato esterno per difendersi in giudizio dai “suoi” avvocati interni che chiedono il “corretto” pagamento di alcune prestazioni professionali? “Trattandosi di un ricorso introdotto da un legale dell’Ente avvocato Fabio Maria Ferrari e che tutti i dipendenti sono in posizione di incompatibilità e cointeresse o controinteresse” oltre che “gli avvocati del Comune in forza all’Area Amministrativa e Penale non possono essere efficacemente impiegati in un contenzioso, quale quello del lavoro, molto distante dall’ambito professionale nel quale gli stessi sono impiegati”, l’incarico è stato conferito a un legale esterno Gino Spagnuolo Vigorita.

Carlo Porcaro

 

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