giovedì, 21 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Governo battuto sulle pensioni dei supermanager
Pubblicato il 03-05-2012


Oggi, con 124 voti a favore, 94 contrari e 12 astenuti, è stato approvato un emendamento delle opposizioni che sopprime le norme sul trattamento previdenziale dei manager pubblici dopo il tetto agli stipendi. Governo battuto quindi in Aula al Senato nel corso della discussione sul decreto, e a poco è servito il parere contrario del team guidato da Monti per impedire la bocciatura. Novità anche sulle comissioni bancarie. Il Senato ha approvato un ulteriore emendamento al decreto in cui si stabilisce che le famiglie che dovessero finire “in rosso” sul conto corrente, per 500 euro e per non più di sette giorni consecutivi, non dovranno pagare alcuna commissione alla banca.

LA NORMA – L’articolo che è stato abrogato integrava un comma del decreto Salva Italia, imponendo un contributo “di solidarietà” per gli stipendi dei manager pubblici oltre i 300.000 euro annui. «Questo articolo – ha spiegato in aula il sottosegretario Claudio De Vincenti – fa sì che i dirigenti della Pubblica amministrazione che hanno già maturato i requisiti di pensionamento, che volontariamente prolungano la loro attività, al momento dell’andata in pensione avranno l’assegno calcolato sulla situazione maturata al 22 dicembre 2012». Con la norma bocciata oggi si cercava, cioè, di tutelare il trattamento pensionistico dei grand commis di Stato, con una politica “della salvaguardia” da molti ritenuta ingiusta in un Paese dove a sacrificarsi sembrano ormai essere sempre i soliti noti.

INVERSIONE DI TENDENZA? – Anche il Senato muove oggi la sua critica. I 281 sì che hanno portato la fiducia al premier lo scorso novembre sembrano adesso un ricordo antico tra i corridoi di palazzo Madama. Un primo indizio della nuova virata dei senatori in realtà si era già avuto la scorsa settimana quando, sul decreto in materia di semplificazione fiscale, la fiducia è stata accordata con 228 sì, 29 no e 2 astenuti. Venti giorni prima, un’altra fiducia sul decreto fiscale aveva invece registrato un numero più sostanzioso: 241 voti a favore. «Finora abbiamo ricevuto critiche per troppa incisività o troppo poca incisività ma su una cosa siamo decisi: andremo in Parlamento e se la riforma non dovesse passare andremo a casa», aveva promesso il ministro del lavoro Elsa Fornero in riferimento alla riforma del mercato del lavoro. Ma i segnali lanciati dai banchi di palazzo Madama sembrano sempre più chiari. “Niente interventi previdenziali prima di aver risolto la questione esodati” è l’ordine del giorno proposto dal senatore Lucio Malan (PdL) e accolto con entusiasmo dai colleghi senatori durante la discussione odierna. Intanto Idv e Lega bisticciano per arraffarsi il merito di attribuzione su chi sia riuscito a far scricchiolare il governo su un tema caro a Monti, ma il problema di fondo resta. Il premier fino ad oggi ha blindato il suo parco riforme dietro lo scudo del voto fiduciario. Una fiducia che ormai sembra essere entrata in simbiosi con il governo stesso; un atto di audacia, quello di Monti, giustificabile anche da urgenza e contingenza di un riformismo oggi più che mai necessario. Il Pd nega di voler ricorrere alla facile exit strategy delle elezioni anticipate, per non costruire “sulle ceneri del Paese”, come dichiarato di recente da Bersani. Se il trend di oggi a palazzo Madama dovesse prendere piede anche a Montecitorio, se Monti non potesse usare l’asso della fiducia per far passare, ad esempio, riforme sensibilissime come quella del mercato del lavoro, può darsi che quella delle elezioni anticipate non sarà più una scelta.

PASSERA, VOTO DI OGGI NON È SEGNO DI TENSIONE – «Alla fine il Parlamento è domino su tutte le proposte e quindi prendiamo atto di questo che ha sicuramente le sue ragioni». Questo il commento, secco, del ministro per lo Sviluppo economico Corrado passera, il quale ha poi precisato che la bocciatura arrivata per il governo al Senato non rappresenterebbe un segno di fibrillazione nei rapporti interni alla maggioranza e fra il governo e i partiti che lo sostengono.

BONANNI (CISL), ASSURDO PRIVILEGIARE CHI HA DI PIU’ – «Bene ha fatto il Parlamento a bocciare la norma sulle pensioni d’oro dei manager pubblici. Con tutto il rispetto per queste persone, e’ assurdo privilegiare chi ha gia’ di piu’, rispetto a chi ha di meno». Lo sottolinea il Segretario Generale della Cisl, Raffaele Bonanni. «Sarebbe stato davvero assurdo oltre che ingiusto – dice il segretario – salvaguardare le pensioni degli alti dirigenti, mentre si blocca la perequazione delle pensioni medio basse e non si fa niente per migliaia di esodati senza reddito e senza pensione. Purtroppo questo Governo dimostra ancora una volta di non pensare ai piu’ deboli. E questo – conclude – non depone né alla sua immagine, né alla sostanza della politica che sta erroneamente portando avanti».

Raffaele d’Ettorre

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Commenti all'articolo
  1. Fa pensare che che un Governo che a parole si dichiara a favore di maggior rigore ed equità, nei fatti abbia dato parere contrario ad una norma che contribuisce a tagliare le pensioni d’oro. Svegliamoci! Questo Governo (di tecnici?) difende solo i poteri forti, accanendosi contro i lavoratori dipendenti e le fasce deboli della popolazione. Mi auguro davvero che alle prossime amministrative i socialisti riconquistino spazio.

  2. Non ci voleva questo voto, per capire chi è Monti.
    Berlusconi si dimise, perchè aveva capito che chi lo succedeva avrebbe tutelato meglio i propri interessi e quelli delle banche.
    Appena insediato in Parlamento, ha promesso rigore ed EQUITA’, ma i fatti dimostrano che non solo i componenti del governo sono allergici a fare manovre eque, ma viene sostenuto anche con i voti del Partito Democratico che si dichiara un partito che sta dalla parte dei più deboli.
    Per fortuna in Italia la stragrande maggioranza dei cittadini sono convinti di praticare la lotta politica democraticamente, ma la prepotenza,l’esasperazione, le frustrazioni, le ingiustizie, le iniquità, fanno crescere sempre di più la convinzione che la democrazia non può vivere quando non c’è giustizia.

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