lunedì, 18 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Il Nobel per la letteratura Herta Müller si confessa nel primo libro-intervista italiano
Pubblicato il 30-05-2012


«Il disinteresse verso la politica per me è uguale alla paralisi di tutte le capacità di un individuo, persino della sua fantasia. Se un giorno non dovessi più avere interesse per quello che mi accade intorno, e se non dovessi più prendere posizione, allora non avrei più niente da dire, nemmeno a me stessa». A parlare è Herta Müller, premio Nobel per la letteratura del 2009 perché: “Con la concentrazione della poesia e la franchezza della prosa ha rappresentato il mondo dei diseredati”. La scrittrice è tornata a parlare, nella sua prima intervista italiana, della propria dimensione esistenziale, letteraria e politica nel nuovo instant book Herta Müller, un incontro italiano edito da Avagliano editore.

LO SGUARDO DI HERTA CONTRO L’ANTIPOLITICA – Una vita passata ad indagare con uno “sguardo estraneo”, ma piuttosto coinvolto, la condizione della vita in Romania durante la dittatura di Ceauşescu. Nata in Romania nel 1953 nella zona di Banato, area di lingua tedesca, lì la scrittrice ha lavorato come traduttrice e poi come maestra d’asilo. Il suo primo libro lo ha pubblicato nel 1982, ma uscirà solamente in forma censurata, come gran parte dei suoi scritti e nell’intervista appena pubblicata tornerà sui ricordi che le consentono di mettere a fuoco la volontà attuale di interpretare i cambiamenti sprigionati dalla caduta del Muro di Berlino e l’importanza di una riflessione politica che, condotta in qualsiasi modo, è necessaria per garantire un dialogo all’interno di un Paese e di una comunità, forse la Müller, che ha vissuto la tirannia dell’autocensura imposta dal regime, condanna l’antipolitica causa di una vera e propria deriva del pensiero e del protagonismo del cittadino.

SCRITTRICE FUNANBOLA – La giornalista che ha avuto l’opportunità di intervistarla, Gabriella Lepre, la descrive come una scrittrice “in bilico”, come la stessa Herta Müller ama definirsi. E questa percezione dell’essere funambola tra due mondi, la Romania e la Germania, è particolarmente chiara in un suo libro: In viaggio su una gamba sola, pubblicato in Italia nel 1992. L’Est e l’Ovest, la sospensione, e il sentirsi sempre estranea e straniera: «Durante la dittatura di Ceausescu (1967-1989), si assiste a una forte repressione delle minoranze linguistiche ed etniche. Herta Müller studia al liceo tedesco e all’Università di Timisoara, però assorbe il lessico e le immagini da due lingue: il rumeno che ha in sé le radici latine, il tedesco che ha in sé le radici germaniche. Da qui, forse, scaturisce anche la potenza metaforica della sua lingua», racconta Gabriella Lepri.

HEIMAT, LA CASA E “LA RANA” –  Herta Müller rifiuta qualsiasi classificazione, che sia anche della propria letteratura ma per lei la parola heimat (la patria, la casa) rimane un punto di riferimento importante, nonostante sia cresciuta in un ambiente molto incompatibile con il suo carattere libero, tra la circostante civiltà rurale cattolica molto forte e la generazione paterna, quella che scelse l’alleanza con i nazisti. «Quando inizia a scrivere, Herta fa parte di un’avanguardia letteraria e politica. È un’intellettuale di sinistra che vive sulla sua pelle la dittatura di Ceausescu. Quando, a febbraio ’87, riesce a espatriare e ad arrivare a Berlino Ovest trova la sua patria letteraria, ma non si sente a casa sua» continua Gabriella Lepri. E mentre nella sua terra natia dominava Ceausescu, Herta descriveva il regime con la metafora della rana con la sua faccia gonfia, l’anfibio che riesce a galleggiare e camminare sulla terra: «La rana sopravvive e sta nel fango».

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