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Opinioni e commenti
 

Il Segretario del PSI Nencini a Bruxelles con Hollande e Schulz
Pubblicato il 23-05-2012


C’è voglia di socialdemocrazia nei confini d’Europa e, più che di uno spettro, si tratta di un vento di cambiamento, un’inarrestabile speranza di invertire quella rotta che ha spinto il Vecchio Continente ad ingoiare politiche di austerity imposte dall’asse Merkel-Sarkozy.  Una rotta che ha messo in ginocchio milioni di cittadini, vanificando la promessa di un’Europa improntata a valori di responsabilità e solidarietà. Quella stessa rotta che, in paesi come la Grecia, ha creato forti fratture sociali, aprendo la strada a partiti estremisti e a pericolose derive populiste paventate da leader irresponsabili. Si è lottato per mettere in piedi l’Europa. Fu voluta fortemente da leader dalla visione prospettica e lungimirante e dalla volontà di milioni di cittadini che desideravano sentirsi parte di qualcosa di più ampio, di più forte. Quella “unità nella diversità” alla base del “modello sociale europeo”.

Proprio per mettere a punto una strategia di rilancio di un’economia credibile, di un’alternativa sociale responsabile e di una solidarietà che protegga i cittadini da opporre alle ricette di austerity, la Presidenza del Partito dei socialisti Europei ha deciso che la consueta riunione tra i primi ministri europei sarà estesa anche a tutti i leader dei partiti dei socialisti. In occasione dell’incontro, che si terrà domani a Bruxelles, si discuterà dell’Agenda per la crescita europea che i Socialisti dovranno mettere a punto per rilanciare una politica che metta al centro la crescita e il lavoro. L’elezione all’Eliseo di Francois Hollande rappresenta infatti un cambio sostanziale nelle dinamiche del Consiglio Europeo. Saranno i leader socialisti di 27 paesi del’UE a incontrarsi per mettere a punto una strategia politica al fine di discutere della crisi economica ed indirizzare il successivo dibattito del Consiglio; tra i partecipanti vi saranno, tra gli altri, il neo eletto Hollande, il tedesco Martin Shultz, Presidente del gruppo parlamentare dell’Alleanza Progressista dei Socialisti, nonché Presidente del Parlamento Europeo , e il leader del Partito Socialista italiano, Riccardo Nencini, intervistato dall’Avanti!online.

Segretario lei è uno degli invitati che siederanno alla conferenza dei leader dei partiti socialisti europei per fare il punto della situazione e organizzare una strategia politica: di quale messaggio si farà veicolo il Partito Socialista Italiano dentro i confini nazionali?

In Europa, in questo momento, osserviamo imporsi due tendenze chiare: la prima è che le coalizioni che hanno governato sono sconfitte dagli elettori; la seconda che cresce un vento che testimonia il forte desiderio di una diversa distribuzione della ricchezza tra i cittadini del Vecchio Continente. Questa tendenza generale europea si riflette anche all’interno dei confini nazionali. Per le forze socialiste italiane è importante rimanere in scia con questo vento, senza cavalcare le narrazioni dell’antipolitica, ma pensando a quale possano essere i termini di un patto minimo della sinistra.

Quali sono i nodi fondamentali da proporre?

Ci  sono dei punti universali e imprescindibili da prendere in considerazione: il primo è l’introduzione di una normativa sulle transazioni finanziarie. L’altro è la realizzazione di una patrimoniale per le grandi ricchezze, così da abbassare la pressione fiscale sugli stipendi e liberare risorse che rimettano in moto l’economia. Sul fronte nazionale, inoltre è necessario finanziare le stanze della conoscenza: le scuole, l’università, la formazione e i centri di ricerca, anche da qui che riparte la crescita.

Qual è il punto di riferimento politico di queste proposte in Italia?

In Italia il punto di riferimento è la proposta socialista della “Casa italiana dei riformisti e dei democratici”. È necessario che i sindaci, i partiti e le liste civiche più significative, animate da una cultura socialista e liberale, stringano un patto basato su pochi punti, ma estremamente chiari che prevedano una riforma profonda dei partiti e della politica italiana. Un patto basato su scelte coraggiose e decisioni per rilanciare lo sviluppo e per rinnovare l’etica pubblica.

In definitiva, come pensa si possa rilanciare un progetto riformista in Italia?

C’è la necessità di convocare degli Stati generali della sinistra, chiamati ad assumere un impegno pubblico forte, un patto civico per rilanciare l’Italia. Non si può essere socialisti in Europa e agnostici in Italia. O si è socialisti o non lo si è! Domani incontreremo Hollande e sarà presente anche il Pd di Bersani al quale – come forza socialista – rivolgiamo un appello preciso: chiediamo al Segretario di essere conseguente con il fatto di sedere a quel tavolo, riconoscendo in Italia il ruolo delle forze socialiste.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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Commenti all'articolo
  1. Caro Segretario
    O si è Socialisti o non si è Socialisti .
    Mi dici per favore quando porremo la questione PD/DS. nel PSE e nell’Iternazionale ??
    I DS sono un partito sciolto è in piedi per questione di rimborsi elettorali, il PD ( partito purtroppo in attività), non è nell’internazionale non ci entrerà mai ed è associato al gruppo del PSE ma non ne è parte.
    Che ci fa Bersani al vertice dei socialisti????????
    La casa dei riformisti? se per questo si indica l’unione delle forze laiche , democratiche e progressiste è un buon progetto ma, cambia il nome “LA CASA DEI RIFORMISTI DI BOSELLI” è già stato un abordo.
    Noi siamo i rappresentanti del PSE in Italia non diamo ad altri il nostro ruolo
    Fraterni Saluti
    Compagno
    Maurizio Molinari

  2. Sulla questione europea il primo punto da discutere è a mio avviso la necessità, dopo l’unione monetaria, parlare dell’unione politica, del ruolo della BCE, della Costituzione europea. Per quanto riguarda le questioni interne, sempre a mio avviso, è che l’atto di coraggio lo faccia Bersani, nel senso di una scelta decisa al riformismo socialista europeo, al quale lui si ispira e che voglia tradurlo in atti concreti anche in Italia. Perchè dico atto di coraggio, per il fatto che nel suo partito c’è ancora a tutti i livelli quel dualismo insormontabile con i detrattori di questa linea politica per cui lo tirano per la giacca. Ora una scelta riformista comporterebbe, oltre che una notevole chiarezza al suo interno, un’idea per un’Italia proiettata nel futuro, un progetto lungimirante che accompagnato da un programma con pochi punti, concreto e realizzabile potrebbe far acquisire quella fiducia deteriorata nei confronti dei partiti. Un’ultima considerazione e cioè si è verificato nelle ultime elezioni un continuo calo dei votanti, o perchè schifati dal ventennio appena passato o perchè considerano i politici ed i partiti tutti alla stressa stregua, vale a dire autoreferenziali con poca attenzione verso un popolo che sta soffrendo, almeno quel 90% che faticano, mentre l’altro 10% è detentore del 50% della ricchezza. A questa gente occorre dare una prospettiva seria, una speranza di futuro, un qualche cosa a cui credere, mentre per i più smaliziati si potrebbe dare il libera uscita, ma credo che anche loro non avrebbero scelte alternative valide e ridarebbero fiducia ad una formazione che si ispiri alle grandi socialdemocrazie europee di cui siamo parte integrante..

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