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Opinioni e commenti
 

L’intervista – Ausama Monajed dell’opposizione siriana: “Ad Assad non interessa la diplomazia, ma solo il linguaggio delle armi”
Pubblicato il 31-05-2012


Mentre continuano i massacri in Siria, dopo la scoperta di tredici cadaveri giustiziati a bruciapelo con le mani legate, sale il numero dei paesi che hanno aderito all’iniziativa, avviata da Italia, Francia, Inghilterra e Germania, di espellere gli ambasciatori siriani. La sanzione diplomatica arriva come risposta ferma di condanna verso la strage della cittadina di Hula, compiuta tra venerdì e sabato scorsi. Secondo quanto dichiarato dalle Nazioni Unite, «l’abominevole» mattanza di Hula si sarebbe consumata principalmente attraverso esecuzioni sommarie per mano delle milizie “Shabiha” (i fantasmi) che, si ritiene, operino «in concerto» con le forze regolari.Da Tokio a Istanbul, da Madrid a Sofia gli ambasciatori siriani hanno ricevuto comunicazione di abbandonare i paesi di destinazione: l’Olanda e la Svizzera si sono spinte oltre fino a dichiarare i diplomatici di Damasco “persona non grata”. Come ritorsione la Siria ha deciso, a sua volta, di espellere i rappresentanti dei due paesi. Ma la Comunità internazionale continua ad essere divisa in merito ai passi da intraprendere per uscire dalla crisi siriana. In particolare, è il tema dell’intervento armato a suscitare le maggiori polemiche: per Russia e Cina, che pure per la prima volta avevano condannato fermamente la strage, l’intervento militare in Siria rimane un’opzione da non prendere in considerazione. «Non permetteremo che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite autorizzi un qualsiasi intervento militare dall’esterno in Siria», ha affermato il vice ministro degli Esteri di Mosca Gennady Gatilov, precisando che la Russia «opporrà il veto a simili interferenze straniere»Avanti!online ha intervistato in esclusiva Ausama Monajed, membro del Consiglio Nazionale Siriano, maggiore forza di opposizione ospitata ad Istanbul dal governo turco.

Cosa pensa dell’iniziativa italiana, francese, inglese e tedesca di ritirare gli ambasciatori siriani?

È una passo che conferma che la Comunità Internazionale si rende conto di chi sia dietro alle atrocità e di chi sta incitando all’odio, alla guerra civile e all’uccisione di innocenti.

Considera il ritiro come una misura concreta contro il regime di Assad?

In realtà penso sia troppo tardi. L’Europa cosa pensa che importi ad Assad del ritiro? Pensate davvero che questo lo indebolirà? L’unico linguaggio che Assad capisce è quello delle armi: non gli interessano le relazioni diplomatiche, gli ambasciatori espulsi che, oltretutto, probabilmente saranno riammessi successivamente.

Il Ministro degli esteri francese ha dichiarato di non essere pronto a dare armi ai gruppi come Fsa (Esercito Libero Siriano). Pensa che sia una posizione giusta o si aspetterebbe di più?

Innanzitutto vorrei specificare che preferirei che le armi non fossero consegnate all’Fsa ma, piuttosto, auspico un intervento armato della Comunità Internazionale in modo da poter rimuovere questo regime mafioso e poi lasciare il Paese ai siriani. Se questo non dovesse accadere continueremo a vedere sugli schermi delle Tv internazionali immagini di donne, bambini e civili uccisi.

Come vede un intervento militare guidato dalla Turchia?

La Turchia era pronta a intervenire stabilendo la zona delle operazioni nella parte nord-ovest del paese ma gli Stati Uniti si sono opposti. La Turchia è interessata all’intervento, e questo avrebbe potuto essere una soluzione al problema.

Ma ci sono gruppi dell’opposizione siriana che respingono l’intervento turco perché lo descrivono come una sorta di “neo-imperialismo” ottomano.

Questi gruppi sono irrilevanti e non hanno appoggio tra la popolazione. Non pesano nulla sul territorio.

Ci sono preoccupazioni in seno alla Comunità internazionale per la presenza di gruppi islamici all’interno dell’opposizione siriana. Cosa pensa, esiste il rischio che, un domani, la Siria possa tramutarsi in uno stato controllato da forze islamiche?

Questa è solo una scusa per giustificare la passività della Comunità  internazionale. La verità è che il Consiglio nazionale siriano (CNS) rappresenta cristiani, sunniti, sciiti, alawiti, curdi oltre che una galassia di partiti e questo è lo specchio di un paese plurale. Non è possibile che una di queste fazioni prenda il sopravvento perché questa varietà fa parte del tessuto del Paese. È una realtà che non si può cambiare.

Di fatto, oggi, gli Alawiti comandano.

Noi tutti vogliamo la democrazia e per accettare la democrazia si devono accettare tutte le sue implicazioni. La gente voterà per gli schieramenti nei quali si identificano i siriani ma se, ad esempio i partiti musulmani, vincitori di un’eventuale elezione, non dovessero rispettare i loro impegni per quello che riguarda le promesse sul lavoro, la qualità della vita e i servizi, allora gli elettori voteranno i laici liberali. È il gioco della democrazia.

Cosa si aspetta per il prossimo futuro? Crede che Assad cadrà?

Il futuro è solo il collasso del regime di Assad, ed è solo una questione di tempo. Nessuno sa quando, ma accadrà. Il paese è allo stremo: non ci sono servizi, le scuole sono chiuse, gli ospedali non funzionano. Come fanno e governare la Siria in queste condizioni? Il regime di Assad  ha perso il controllo su molte aree del Paese, sopravvive solo per la sua forza militare. Non dimentichiamo che stiamo parlando del sedicesimo esercito più grande del mondo, con almeno 300mila uomini che si sono preparati per 50 anni a questo, cioè alla repressione della popolazione civile. Ma se Assad non fosse stato appoggiato militarmente dalla Russia non sarebbe sopravvissuto un attimo.

Roberto Capocelli 

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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