domenica, 20 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Io sono un fico
Pubblicato il 09-05-2012


Da bambino non volevo fare né il pompiere, né l’astronauta, né il benzinaio e né l’esploratore. Da bambino mi dicevo soltanto: “Io da grande sarò un fico!”. Cosa comportasse o volesse dire ciò esattamente, ancora me lo chiedo. Oggi che sono grandicello, mi accorgo di essere stato molto vicino in realtà a fare il benzinaio, anche se fico. Con questo aggettivo penso mi riferivo al taglio di capelli, un tira bacio gelloso direi, e a un’andatura molleggiata che avrebbe steso tutte le ragazze che incontravo. Guardandomi ora per bene allo specchio mi rendo conto di essere estremamente riccio, un po’ goffo e pure con la pancia.

Povero me piccolo, pensa quanto sarei rimasto deluso. Da ragazzo ero poi convinto che a trent’anni sarei stato sicuramente ricco e senza problemi di alcun tipo, sposato con tre figli biondo platino a cavalcare i mari di mezzo mondo intrepido padrone di una vita avventurosa. Ma guardandomi bene ora allo specchio ricordo che domattina devo andare da Equitalia, che sono più di due anni che sono single e che questi famosi figli non saprei bene come mantenerli. Da adolescente volevo fare il musicista, avere una band e stregare le ragazze di mezzo mondo con le mie magiche note e con la mia irresistibile sensibilità. Avrei voluto anche fare l’attore, infiammare palcoscenici con le mie verosimili interpretazioni, tanto anche la vita di tutti i giorni per me è sempre stata una grande finzione.

Ma non ho mai trovato il coraggio di salire sul palcoscenico, né tanto meno la costanza per diventare un buon musicista. Crescendo mi son sempre detto: “Devo fare qualcosa per far star bene gli altri”, perché trasmettendo il mio dolore di un’esistenza così amara a tutti i miei vicini forse avrebbe un po’ addolcito la pillola per tutti. Più avanti decisi poi di scrivere, più per casualità che per predestinazione. Non avrei mai immaginato di impugnare una penna, a scuola ero pure una mezza sega. E oggi questa arte è l’unica risorsa che mi è rimasta per comunicare al mondo le mie sensazioni. Perché le emozioni se tenute dentro non sono condividibili, solo scambiandole tra di noi ci si arricchisce, si cresce, e magari si trovano anche delle soluzioni. Ma questo è un mondo competitivo, e per essere riconosciuti non basta solo la bravura, ma anche una discreta porzione di culo. Penso che a me manchino entrambe.

Da bambino ero convinto che i problemi degli adulti non mi avrebbero mai toccato, che non avrei mai avuto paura di niente. Che era scritto nel destino, che io ero il predestinato, che tutto sarebbe andato bene e liscio come l’olio, per forza. Oggi continuo goffamente a pensare più o meno le stesse cose, mentre piano piano vengo schiacciato da un’esistenza che lentamente ci risucchia tutti. Silenziosamente e con onore penso ancora di essere un “fico”, evitando il più possibile di guardarmi allo specchio.

Paco Cianci

Scrittore - InterRail: italiani prove di fuga!

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Commenti all'articolo
  1. da bambino mi hanno regalato un fico che vedevo crescere con me, non so che fine ha fatto, e il mio sogno di diventare pompiere è svanito… Paco, anch’io mi trovo ad impugnare una penna ma per combattere la “ingiustizia”.. e comunicare le sensazioni…ma degli altri..

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