domenica, 21 settembre 2014
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Juventini si diventa, signori si nasce
Pubblicato il 09-05-2012


Dopo essersi cuciti sulla maglia un tricolore che mai avrebbero conquistato sul campo, con la presunzione che ha sempre contraddistinto i dirigenti nerazzurri, lo definirono “scudetto degli onesti”. Dopo sei anni, tanta acqua passata sotto i ponti del Po e dei Navigli, la Juve è tornata a vincere. Eppure, dopo veleni, polemiche  e presunti tavoli della pace- con la signorilità che ha sempre contraddistinto la dirigenza bianconera – lo definiscono “trentesimo scudetto” e vogliono cucirsi sul petto la terza stella. Personalmente speravo che il triste spettacolo terminasse con il ritorno al successo degli Juventini. Non è andata così e allora…

Nel calcio le vittorie apparterranno sempre a tifosi e calciatori. Quelli che sofforno sugli spalti e lottano nel campo. Le sconfitte, invece, quelle meritate per errori di gestione, quelle seguite a truffe e corruzioni, quelle appartengono esclusivamente alle società. Certo, da questo tipo di sconfitte ci si può rialzare. Si può tornare a combattere e – i calciatori della Juve l’hanno dimostrato – a vincere. Ci sono sconfitte però che non sono solo il risultato della competizione. Ci sono sconfitte che piuttosto sono un tratto caratteriale, un marchio di fabbrica di certe società. Da quelle sconfitte, non ci si può rialzare. E così, quando i calciatori dell’Inter hanno smesso di vincere sul campo, Moratti ha ripreso a perdere in tribuna tornando ad essere quel presidente mediocre che, prima di calciopoli, spendeva e spandeva senza mai ottenere risultati. Alla dirigenza juventina, quest’anno è stata offerta la possibilità di distinguersi. Di mettere tutti a tacere, festeggiando la vittoria in silenzio. L’occasione per polemizzare, quando vinci è sempre troppo ghiotta. E l’hanno colta al volo. Ma la cosa veramente triste è un’altra.

All’inizio di questa stagione Andrea Agnelli ha dato il benservito a Del Piero. L’ha liquidato manco fosse una scarpa vecchia. Alex non ha detto nulla è rimasto in attesa. Mai una protesta, mai un mugugno. Anche quando Conte l’ha fatto riscaldare per mandarlo in campo nel recupero come un ragazzino della primavera, ha atteso con pazienza. Alla fine, Alex Del Piero ha vinto, forse, il suo ultimo scudetto con la Juve. E l’ha festeggiato così (inserire link http://www.alessandrodelpiero.com/news/noi-ceravamo_274.html), a modo suo. Dedicandolo ai tifosi veri e ai compagni di squadra che hanno condiviso con lui le sofferenza della retrocessione e le gioie della risalita. Sottolineando che non c’è una terza stella perché, il compito dei calciatori è vincere sul campo mentre quello delle società è più semplice: rispettare regole, regolamenti e decisioni federali. Insomma, i campionati si vincono e si perdono, ma il rispetto te lo devi conquistare. E Del Piero diventato juventino sin dal primo giorno, ha dimostrato ancora una volta di essere signore fino in fondo. Andrea Agnelli, invece, juventino è nato ma difficilmente morirà signore.

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