sabato, 21 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

La Grecia sull’orlo del baratro, si va a nuove elezioni
Pubblicato il 16-05-2012


La Grecia sta sprofondando verso il baratro. Anche l’ultimo, disperato tentativo del presidente Karolos Papoulias, tra i membri fondatori del Pasok (il Partito socialista greco), è andato a vuoto e, non essendoci una maggioranza parlamentare, si dovrà tornare alle urne il 10 o il 17 giugno. Una prospettiva sconfortante per il Paese, già andato al voto il 6 maggio scorso, e per l’intera Europa che trema per le conseguenze di un eventuale default greco. La fine ufficiale dei tentativi di formare un governo (ci avevano provato durante la settimana i leader dei primi tre partiti votati alle elezioni) è avvenuta nello stesso giorno del vertice franco-tedesco. È stata scartata sia l’ipotesi di un governo di coalizione sia quella di un esecutivo tecnico sul modello italiano. Altre soluzioni non erano percorribili, visto che dalle urne era uscito un Paese ingovernabile, con la maggioranza delle preferenze attribuite a “Nuova Democrazia” (partito di destra), seguita dalla coalizione radicale di sinistra Syriza e dal Pasok, ma senza che nessuno di questi tre avesse i voti necessari per guidare il Paese.

PRO O CONTRO L’EURO? – Principale responsabile del mancato raggiungimento di un’intesa sarebbe Syriza, che si è fermamente rifiutata di entrare in un governo di coalizione. “Purtroppo la Grecia va verso nuove elezioni per colpa di qualcuno che ha messo i propri temporanei interessi politici al di sopra degli interessi della nazione” ha commentato il leader del Pasok Evangelos Venizelos. “Abbiamo cercato di creare un governo che potesse rispondere alle esigenze minime dell’elettorato” ha replicato Alexis Tsipras, alla guida di Syriza, ribadendo le principali richieste del suo partito di “annullare le nuove dure misure come il taglio delle pensioni e degli stipendi e ripristinare i diritti dei lavoratori”. Un programma che va apertamente contro il piano di rigore e austerità imposto alla Grecia dalla cosiddetta troika – Banca centrale europea (Bce), Unione europea e Fondo monetario internazionale (Fmi) – in cambio di consistenti aiuti per risollevarsi dalla crisi. Adesso la nuova convocazione alle urne rischia di trasformarsi in un referendum pro o contro l’euro.

LA BORSA CROLLA E TORNA L’INCUBO DELLA DRACMA – Dopo l’annuncio del fallimento delle consultazioni, i mercati europei sono entrati nel panico. La Borsa di Atene è scesa fino del 4,25%, con le banche che hanno lasciato sul terreno un 3,62%. Male anche le altre Borse, ma soprattutto quella italiana che, dopo una giornata altalenante, ha chiuso con un crollo del 2,56%. Il differenziale tra Btp e Bund tedeschi è volato a 449 punti base, facendo segnare un nuovo massimo dallo scorso 18 gennaio. Uno dei timori più forti è l’uscita della Grecia dall’euro e il ritorno alla dracma, che, è stato calcolato, costerebbe circa 11mila euro all’anno a ogni europeo. Su questo punto sono stati espressi pareri contrastanti.

FMI VALUTA UN’USCITA MORBIDA DALL’EURO – Il presidente dell’Ecofin, Jean-Claude Juncker, ha ribadito l’impegno a mantenere la Grecia nell’euro: “Faremo di tutto perché sia così” ha detto, accusando i sostenitori di un ritorno alla dracma di fare “solo propaganda”. Di tono opposto le affermazioni del direttore generale del Fmi, Christine Lagarde, che ha espresso l’auspicio che la Grecia resti nell’Eurozona, ma ha aggiunto che un’”uscita morbida” è un’opzione possibile: “Se gli impegni fiscali di questo Paese non saranno rispettati – ha detto – allora si dovranno prendere le opportune contromisure e questo sia in termini di finanziamenti e tempi supplementari, che di meccanismi ordinari di uscita”. Come se non bastasse nelle stesse ore l’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ha ricordato che in Grecia più del 50% dei giovani è senza lavoro.

HOLLANDE-MERKEL E IL FUTURO CHE VERRA’ – Mentre i greci facevano in conti con la loro disastrosa situazione, il nuovo capo di Stato socialista François Hollande, dopo l’insediamento all’Eliseo, volava a Berlino (volo ritardato per un fulmine che ha colpito l’aereo) e, in serata, faceva il primo discorso in Europa da presidente della Repubblica francese, a fianco della Cancelliera tedesca Angela Merkel. Hollande è tornato a chiedere un patto per la crescita e un attenuamento delle politiche di rigore economico imposte fino a questo momento dalla Merkel. Lo stesso rigore con cui deve fare i conti la Grecia, oltre che gli altri Paesi europei, Italia compresa. Ma i greci, a questo punto, non sembrano più avere margini di negoziazione.

Luciana Maci

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Commenti all'articolo
  1. Il Regno Unito, paga ogni anno al Galles circa lo stesso importo che l’Europa dovrebbe dare in forma di prestito alla Grecia. Nessuno ne è sconvolto nel Regno Unito di tale situazione. Si tratta di un paese del Gruppo ed aiutarlo “annualmente” non è uno scandalo. L’Europa deve decidersi se essere unita in un legame politico-solidale o essere un agglomerato di cuscinetti di ammortamento per favorire l’economia Tedesca ! Delle due strade, l’una. O l’Europa unita politica unificata in vincoli di solidarietà economica e programmatica o il vuoto !

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