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Opinioni e commenti
 

La storia della giovane Sanja: dalle bombe su Belgrado alle elezioni
Pubblicato il 07-05-2012


Alla vigilia delle elezioni che cambieranno la Serbia e l’Europa, la storia di Sanja, giovane belgradese che ha vissuto la dissoluzione jugoslava, le bombe della Nato ed il ritorno alla normalità, è illuminante quanto istruttiva per fare luce sui ricordi e sulle speranze che la Serbia di domani potrà coltivare. Sono il filo-europeista Boris Tadic e il conservatore Tomislav Nikolic i vincitori del primo turno delle elezioni presidenziali in Serbia: i due si sfideranno al ballottaggio il 20 maggio. Nikolic può contare su un leggero vantaggio del suo partito alle elezioni legislative, mentre Tadic ha ottenuto più consensi alle presidenziali. Sia la commissione elettorale sia il Centro di monitoraggio elettorale CeSID danno il presidente uscente Tadic in leggero vantaggio nel voto presidenziale sul suo principale avversario conservatore Nikolic.

CeSID ha indicato percentuali del 26,8% e 25,6% rispettivamente. Più risicato il margine secondo la commissione elettorale, che dà Tadic al 24,81% e Nikolic al 24,71% dei consensi, praticamente appaiati. Terzo alle presidenziali è il ministro dell’Interno Ivica Dacic, che con una percentuale intorno al 16% ottiene un autentico exploit personale. Il ballottaggio del 20 maggio sarà la terza sfida decisiva per Tadic e Nikolic: quest’ultimo è stato già sconfitto due volte al ballottaggio da Tadic nelle precedenti elezioni del 2004 e 2008. Situazione ribaltata, invece, per le legislative, per le quali il Partito del progresso serbo (Sns) del conservatore Nikolic (un ex ultranazionalista convertitosi a posizioni più moderate e tiepidamente europeiste) viene dato in testa. La commissione elettorale, sulla base di quasi il 26% delle schede scrutinate, dà l’Sns di Nikolic al 23,53% rispetto al 22,09% del Ds di Tadic.
Terzo, anche nel voto parlamentare, Ivica Dacic con il suo Partito socialista serbo (Sps) – lo stesso partito di Slobodan Milosevic – che ottiene il 16%, il doppio dei consensi rispetto alle elezioni precedenti del 2008. Anche il CeSID ha fornito risultati parziali analoghi, indicando le stesse forze politiche per i primi tre posti. L’affluenza è stata di quasi il 60%, in leggera flessione rispetto al 61,35% di quattro anni fa.

Che giudizio dà dell’operato del presidente Tadic e a quali rischi andreste incontro in caso di vittoria di Nikolic?

E’ davvero arduo valutare l’operato di Tadic essendo stato Presidente durante un periodo complesso per la Serbia. Doveva risolvere questioni come l’indipendenza del Kosovo, il tribunale dell’Aja, le riforme. Ha soddisfatto la maggior parte dei requisiti europei ed è positivo, ma ha preso anche decisioni demagogiche. Questa politica spesso si allontana dagli obiettivi di Đinđić. Se vincesse Nikolic, sarebbe un passo indietro dall’UE. Non mi fido di lui e non posso commentare la sua linea politica siccome la cambia una volta al mese. Sarei davvero delusa se vincesse perché rappresenta tutto quello contro cui abbiamo lottato all’epoca di Milosevic.

Facciamo un passo indietro. Lei è nata nel 1988. Quali sono i suoi primi ricordi del suo Paese?

Quando la Jugoslavia esplose avevo 4 anni e vivevo a Belgrado. La guerra era in Bosnia, lontano da me, non ero direttamente coinvolta, ma la mia famiglia ne subì le conseguenze. L’ONU impose sanzioni che provocarono l’isolamento totale: commercio, turismo, produzione ed esportazioni. Molti rimasero disoccupati, come mia madre che lavorava per una multinazionale. Ricordo le proteste coi genitori contro Milosevic e per mesi le scuole restarono chiuse. La mia generazione è stata politicamente molto attiva, le politiche di Milosevic sono terminate nel 2000, ma gli effetti negativi si sentono ancora.

Termina la guerra e la sua infanzia, come ha vissuto il ‘ritorno alla normalità’?

La Serbia era in ginocchio a causa delle sanzioni, della povertà e del poco lavoro. Molta gente come me protestava contro Milosevic. Gli anni ’90 sono stati il periodo recente più critico per la Serbia. Molti diventarono sciovinisti, ma soprattutto per educazione familiare, la guerra era solo un pretesto. Avevamo la più grande inflazione della storia, il Dinaro serbo si svalutava in continuazione: il salario dopo poche ore bastava per un gelato. L’economia precipitava ed ancora oggi stiamo vivendo il ‘ritorno alla normalità’ come un lungo processo.

I serbi della sua generazione si sentono europei e vede il suo futuro in Serbia?

Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia di mentalità aperta e di viaggiare. Vedevo l’Europa come standard di civilizzazione: Stato di diritto, istruzione, opportunità professionali, rispetto dei diritti. Ho avuto molte esperienze all’estero soprattutto in Austria e negli Usa e le mie aspettative si sono concretizzate. Geograficamente i Serbi si considerano Europei, ma culturalmente come nazione dobbiamo ancora soddisfare alcune condizioni per dirci tali, anche se la mia generazione si sente sicuramente europea. Vedo il mio futuro in Serbia perché credo di poterle offrire qualcosa.

Laureata in legge, esperienze all’estero, insomma la classe dirigente serba di domani. Cosa si aspetta dall’ingresso in UE?

La Serbia deve seguire la visione data dal premier Đinđić, assassinato 10 anni fa, con molteplici obiettivi. Dobbiamo affrontare problemi come la corruzione, il rispetto dei diritti, assumerci la responsabilità per l’eredità della guerra e soddisfare le altre condizioni per l’ingresso nell’UE. Non mi aspetto nulla dall’Europa, tutto ciò che mi aspetto viene da me e dal mio Paese. Credo che i nostri standard si alzeranno per il nostro impegno e non per imposizione dell’Unione Europea.

Quali sono le personalità della recente storia serba che più la hanno colpita positivamente?

Purtroppo non ci sono molte cose che mi entusiasmino della recente storia serba. Sono orgogliosa dei successi sportivi delle nostre squadre e di Novak Djokovic. E’ l’esempio di come un Paese così piccolo possa avere un così forte spirito sportivo. Mentre questi atleti si allenavano, le bombe della Nato distruggevano Belgrado e la Serbia. Djokovic disse: “Tutte le difficoltà che abbiamo vissuto durante l’infanzia ci hanno resi più forti e ostinati”. Sono orgogliosa del 5 ottobre 2000, quando abbiamo cacciato Milosevic. Mi dispiace non ci siano molte persone con una grande visione come l’aveva Đinđić.

C’è un possibile futuro di conciliazione o federazione con gli altri popoli dell’ex Jugoslavia?

Coi paesi dell’ex Jugoslavia dobbiamo tessere buone relazioni, come con gli altri paesi europei. I giovani dovrebbero assumersi la responsabilità di costruire una nuova e pacifica atmosfera tra i paesi della regione, soprattutto con la Croazia. Non penso che una riunificazione possa essere una buona soluzione, altrimenti la Jugoslavia non si sarebbe sciolta. Ogni Paese deve svilupparsi e migliorarsi. Una federazione ci riporterebbe in un passato nel quale nessuno vuole tornare.

Matteo Pugliese

 

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