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Opinioni e commenti
 

Labellarte (Psi): «E’ tempo di una proposta socialista, laica e riformista per l’Italia»
Pubblicato il 24-05-2012


Sono state definite le ultime elezioni della Seconda Repubblica. Di sicuro le amministrative confermano la volontà degli elettori italiani di girare pagina, di intraprendere una nuova strada che rilanci l’Italia. Una volontà di discontinuità che ha portato al crollo del PdL e della Lega, allo sfaldamento del terzo polo e ad una affermazione del centrosinistra. In questo scenario il risultato dei socialisti supera le aspettative attestandosi intorno al 3% e riaffermando la propria di una forza politica e del suo radicamento territoriale. “C’è in generale una sensibilità dell’elettorato al richiamo del socialismo europeo come espressione di una proposta diversa per promuovere l’uscita dalla crisi: una proposta capace di riequilibrare il rigore e lo sviluppo”, afferma il senatore Gerardo Labellarte del Partito Socialista Italiano. Un risultato, quello delle amministrative, che rilancia l’attualità della proposta laica e riformista incarnata dal progetto della “Casa dei riformisti e dei democratici”.

Senatore, le ultime elezioni amministrative hanno visto un’affermazione dei socialisti intorno al 3% con risultati importanti in Italia centrale che, unita all’elezione di Hollande e alle dinamiche europee, confermano il ruolo riformista dei partiti socialisti motore di una sinistra riformista viva e radicata sul territorio. Come legge il dato delle amministrative rispetto alla situazione italiana?

Nelle ultime amministrative come Socialisti abbiamo ottenuto un risultato importante nel Centro, più debole nel Nord e discreto nel Sud. Naturalmente è un risultato che va inserito anche nel generale successo delle forze del Centrosinistra e delle liste inserite nella coalizione rappresentando un insediamento storico socialista. C’è in generale una sensibilità dell’elettorato al richiamo del socialismo europeo come espressione di una proposta diversa per promuovere l’uscita dalla crisi: una proposta capace di riequilibrare il rigore e lo sviluppo. È il Psi in Italia a rappresentare questa tradizione. Rispetto alla politica nazionale è necessario riorganizzare i soggetti politici italiani in chiave europea perché mancano sullo scenario italiano soggetti politici che abbiano un chiaro riferimento europeo. Non li troviamo nè nello schieramento socialista nè in quello popolare. C’è una proposta rivolta alle forze socialiste, al Pd come a Sel, alle organizzazioni sociali, ai sindacati e alle singole personalità del mondo riformista e laico: questa proposta è la “Casa dei riformisti e dei democratici”, un’iniziativa lanciata perché le dimensioni e l’insediamento sociale delle forze socialiste somiglino più a quelle dei socialisti europei che a una realtà frammentata come la nostra.

A quale necessità risponde la proposta della “Casa dei riformisti e dei democratici”?

La proposta interpreta la necessità di lanciare nuovi contenuti, non solo in materia di politica economica, ma anche in merito a temi più generali come quelli della modernità e della laicità. In paesi come gli Usa, la Francia e la Spagna il dibattito in merito a questi temi è già in fase avanzata. Sono punti che devono essere affrontati per definire le caratteristiche di un soggetto nuovo che abbia maggiore attenzione alle tematiche centrali e alle sfide in questo campo. E’ un processo che deve mettersi in moto e il Psi ha la responsabilità di essere uno dei motori che lo inpulsano. Poi c’è il tema della politica economica che va affrontato sia a livello sovranazionale che rispetto alla specificità nazionale.

Uno dei dati emersi dalle elezioni riguarda la questione della “antipolitica”, incarnata sia dall’astensionismo che dal successo di forze come il movimento 5 stelle. Qual è il ruolo di una realtà socialista e riformista nell’affrontare l’emergere di queste dinamiche?

Per quello che riguarda il tema dell’antipolitica, penso che questo vada affrontato con serietà prendendo in esame alcuni punti fondamentali. Il primo è quello della riforma costituzionale rispetto alla quale però il Governo in carica è fuori tempo massimo; oltretutto, per un tema così delicato è il caso di aspettare l’insediamento di un esecutivo che abbia una maggiore legittimità perché espressione del voto dei cittadini. Il secondo aspetto riguarda la riforma del funzionamento dei partiti e la legge elettorale. Sono maturi i tempi per promuovere, finalmente, una gestione più trasparente delle forze politiche e rivedere i meccanismi di finanziamento, innanzitutto riducendolo, e poi impostando meccanismi di limitazione delle spese?

E in quale altro modo?

La riforma elettorale: di volta in volta sono stati proposti modelli alla francese o alla tedesca che non si addicono alla specificità nazionale. Oltretutto, queste proposte sono spesso legate alla contingenza dei calcoli elettorali. Ma una legge elettorale, per essere credibile, deve essere espressione di un’impostazione politica che, innanzitutto, rispetti la volontà dei cittadini di scegliere i propri rappresentanti attraverso il voto di preferenza. La legge elettorale deve rispecchiare la necessità che dalle elezioni esca fuori un governo per il Paese che non sia frutto di trattative postume. Quello che deve essere evitato sono i modelli pasticciati: meglio adottare politiche di voto proporzionali equilibrando i risultati con premi di maggioranza che garantiscano la stabilità.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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Commenti all'articolo
  1. No, mi dispiace, ma il ritorno al proporzionale no. I tempi sono cambiati, la società è cambiata, sappiamo come andrebbe a finire. Io difendo il bipolarismo, difendo le scelte dei cittadini, ma alle 15 del lunedì (si al doppio turno) desidero sapere chi ci governerà assumendosi la scelta delle eventuali forze politiche. Smettiamola di fare strategie apparentemente democratiche ma che in realtà non lo sono e cercano solo di occupare seggi in Parlamento. Pensiamo all’Italia!

  2. IL proporzionale è la via maestra per questo paese.Chi pensa al bipolarismo, continua a non capire come funziona l’Italia.
    Col proporzionale abbiamo il parlamentare eletto che rientra in sede e parla con gli elettori ed in alcuni casi il Deputato cambia anche le sue strategie per condividere le scelte del suo bacino elettorale e non mi dilungo perchè chi conosce la vita politica sà di cosa sto parlando.Quello però che mi preoccupa è che sono trascorsi venti anni da tangentopoli ed il P.S.I. si attesta intorno al 3%?? mi sembra un dato preoccupante, Senatore Labellarte, dobbiamo aspettare quanti anni per riuscire ad entrare in Parlamento ?? grazie

    • Noi italiani abbiamo la memoria corta, con l’elezioni proporzionali, avevamo le incertezze su chi ci governava, ma abbiamo avuto governi che rappresentavano il popolo italiano(e non gli interessi di questa o quella casta).
      Con i governi eletti con la proporzionale abbiamo realizzato le più grandi riforme della nostra storia Dalla legge sulla casa, allo statuto dei diritti dei lavoratori, al divorzio ,la chiusura delle case chiuse ,l’aborto assistito,ecc.ecc. Riforme volute quasi sempre da esponenti del partito socialista. daquando le elezioni le abbiamo fatte con il sistema maggioritario i vari governi che si sono succeduti sono andati a gara nel cercare di annullarne i contenuti ed ora con la crisi attuale si sta cercando di adossarne la colpa all’articolo 18 per vanificare anche la legge 300 voluta dal partito socialista,che porta il nome del compianto compagno Giacomo Brodolini

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