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Opinioni e commenti
 

Ma quanto fumo c’è a Cannes?
Pubblicato il 17-05-2012


Ci sono proprio tutti quest’anno a fare la loro porca figura in total black d’ordinanza sul tappeto rosso della Croisette. Perché Cannes è Cannes. C’è il Nanni nazionale, quello ingordo con il suo barattolo gigante di cioccolata sempre a portata di mano, ma senza vespa che tanto con la salsedine farebbe solo la ruggine meglio fargli fare la muffa a Roma. Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte oppure se non vengo per niente? Altri tempi per il buon Nanni che, insignito della carica di presidente della giuria, fa anche il simpatico dispensando il vademecum del buon giurato. Uno, due, tre e quattro: “Non andare alle feste dei film in concorso”. Poi conta gli anni, i capelli bianchi che spuntano come funghi a coprire quelli rosso ruggine e aggiunge: “Il quarto quest’anno non lo dire”. Come a dire fammi sparare le ultime cartucce che è meglio. E allora mambo, piroette sulla Croisette, frizzi e lazzi che ci fanno gridare al miracolo. Anche Moretti ha imparato a godersi la vita? Speriamo che la troppa mondanità non gli dia alla testa e che tornato a Roma non si metta a girare una commedia demenziale su un regista impegnato che perde la testa per gonnelle succinte da gustare come bon bon. Dolcissime. Anche perché noi italiani ce lo meritiamo Nanni Moretti e tutto il suo humor nero da famiglia sfasciata con tanto di madre perennemente isterica, padre che si è guardato talmente tanto dentro che non sa più dove guardare e un figlio unico, per fortuna nostra.

Ci sono proprio tutti sulla Croisette. Perché Cannes è Cannes. C’è Matteo Garrone, quello di Gomorra e del vi spiego io romano com’è brutta Napoli, quello del sorriso a 36 denti che fa pandant con una faccia da bravo ragazzo che tanto ragazzo non lo è più da un pezzo, quello che alla rivelazione di un pentito di Camorra che lo accusa di aver pagato il pizzo per poter girare il film a Scampia “senza avere problemi” prima si trincera dietro un silenzio imbarazzante e poi uscito dalla procura di Napoli per chiarire la faccenda aggredisce, a parole per fortuna, i cronisti replicando di essere vittima della solita giustizia ad orologeria. Questa espressione non ci suona nuova. Boh.

Certo è che la bella favola di una Scampia che si converte al buon cinema, senza chiedere lo scotto del profitto criminale andato in fumo nei sei mesi di riprese del film, non convincerebbe neanche il figlio unico del Nanni nazionale. E come ogni favola che si rispetti, al fianco del lupo travestito da principe azzurro c’è Cenerentola. Bella, bionda, di umili origini e slanciatissima. In più originaria di Sant’Antimo, zona del napoletano che non è le Vele di Scampia ma poco ci manca. Nunzia lo trafigge al cuore. Sarà stato quel fascino discreto della ex domatrice di elefanti oppure quella competenza nelle lingue straniere, fatto sta che l’amore è scoccato, cieco, ma è scoccato. E che lingue: era lei, durante le riprese galeotte, a fare da interprete ufficiale. Dal napoletano all’italiano e ritorno. Lei e le sue dritte illuminanti: «Lo sai che tutti i giorni i camorristi vanno a farsi la lampada e la manicure tra amici e nemici – dice lei a lui durante le riprese – e portano la pistola nella doccia, poi magari un minuto ridono e un minuto dopo si ammazzano?».

Ci sono proprio tutti sulla Croisette. Perché Cannes è Cannes. C’è Elisabetta Canalis e il Generale Ammiraglio Aladeen, la strana coppia avvistata al largo di Cannes sullo yacht del Dittatore che tanto le proiezioni sono di una noia mortale, che tanto poi me lo faccio raccontare dalle amiche il film. I due piccioncini giusto il tempo di una finta paparazzata sono al largo da tutto e tutti, recitano da cani la parte degli innamorati in preda a giochetti erotici che farebbero impallidire giusto la casalinga di Voghera. Lei fa delle evidenti allusioni alle ‘dimensioni’ degli attributi dell’uomo forte del Paese arabo tanto amabilmente oppresso. Gli allarga l’elastico degli slip anni ’50 e fa capolino a sbirciare cosa si dice da quelle parti. Tutto tace? Ci auguriamo per entrambi di no e che le lussuosissime cabine dello yacht siano servite a qualcosa, a parte promuovere banalmente una pellicola. Ma quanto fumo c’è a Cannes?

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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