mercoledì, 22 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Macao: l’Arte tra illegalità ed esigenza. Milano punta lo sguardo su Torre Galfa
Pubblicato il 16-05-2012


#OccupyMacao o giù di lì. Un gran numero di personaggi famosi sono corsi in aiuto ieri mattina ai “lavoratori dell’arte” del gruppo Macao, che dopo 11 giorni di occupazione del grattacielo di Torre Galfa sono stati sottoposti allo sgombero dell’edificio di 32 piani di proprietà del costruttore Salvatore Ligresti, vuoto da anni. L’ordine di abbandonare la struttura pare sia stato imposto in seguito ad una querela della proprietà a cui sono seguite 9 denunce. L’occupazione, come si apprende dal sito di Macao, era «finalizzata alla costituzione di un centro per le arti e per la cultura in questa città».

DARIO FO E LO TSUNAMI DELLA POLITICA – Il presidente della Fiom Maurizio Landini, lo storico Paul Ginsborg, gli attori Valerio Mastrandrea, Elio Germano, Franca Rame, Lella Costa e Dario Fo sono solo alcuni dei personaggi della cultura italiana che si sono espressi e schierati a favore dell’azione di Macao, gruppo che si auto-definisce «radical chic senza lo chic». E il premio Nobel per la letteratura, sempre in primo piano quando si parla di occupazioni per fini culturali, ha detto: «Riprendersi una torre per tenerla vuota come prima è un gesto imbecille, inutile» e ritenendo l’attuale situazione politica strettamente collegata la situazione del gruppo Macao, ha espresso una riflessione più generale: «Non possiamo prescindere da ciò che accade oggi in Italia, la classe politica dà i numeri e c’è il pericolo tsunami, che crolli tutto».

WEB E POLITICA – E l’onda incontrollata che è partita da Macao e che ha contagiato web tra critiche e commenti di ammirazione, oltre a coinvolgere personaggi famosi, curiosi e giornalisti che continuano a presenziare all’ombra di Torre Galfa ha interessato il sindaco Giuliano Pisapia e molti consiglieri comunali. La posizione espressa dal primo cittadino milanese ha attirato l’attenzione di numerosi esponenti politici: Pisapia ha dichiarato quanto gli sgomberi «non sono una soluzione» e di sentirsi chiamato «a dare una risposta positiva, nel rispetto delle regole, alla domanda che nasce dalla città di spazi per la cultura, la creatività e l’aggregazione giovanile». Molti consiglieri di maggioranza – esponenti di diversi partiti – hanno lanciato un appello alla proprietà, sollecitando il ritiro della querela per evitare che i giovani paghino il loro desiderio di cultura in via giudiziaria, perché ritengono «fermamente che questa situazione non meriti di finire in un’aula di giustizia». Ma ad essere state oggetto di polemiche sono state le dichiarazioni del sindaco Pisapia, commentate dal capogruppo del Pdl nel consiglio comunale di Milano, Carlo Masseroli: «La città e i suoi non hanno capito se fosse a favore o contro lo sgombero. Come Pilato, se ne è lavato le mani». L’esponente di Sinistra e Libertà, Giulio Cavalli, ha replicato a quanti sottolineassero l’illegalità dell’azione promossa dal gruppo Macao: «Parlare di legalità in un palazzo di Ligresti è pornografia lessicale».

LA FESTA DOPO LO SGOMBERO E IL LEONCAVALLO – Nonostante le disposizioni che hanno voluto l’allontanamento degli occupanti dall’interno dell’edificio, i “lavoratori dell’arte” di Macao nella giornata di ieri sono rimasti in piazza, ai piedi di Torre Galfa, fino a tarda sera. Alle 18 si è svolta un'”assemblea cittadina” e dopo gli incontri alla luce del sole, sono state anticipate le partecipazioni “Work in progress” che contano sull’appoggio di altri personaggi come Afterhours, Omar Pedrini e Giulio Casale. Questa attenzione nei confronti del gruppo Macao, fa supporre che la controversa questione, che è al confine tra la pericolosa giustificazione di un atto illegale e il riconoscimento della richiesta spontanea da parte dei cittadini di più spazi adibiti alla cultura e meno mostri dell’edilizia vuoti e votati al degrado urbano, protrarrà l’operazione di occupazione (quantomeno intellettuale) da parte dei militanti che hanno dichiarato all’unanimità “Macao non si ferma, neanche dopo lo sgombero”. Inoltre ieri sera si vociferava che Milano, questa mattina, sarebbe stata testimone di un altro “sfratto”, questa volta ai danni dello storico centro sociale autogestito ‘Leoncavallo’ che viene periodicamente minacciato.

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