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Opinioni e commenti
 

Monsieur le President: vive la France! E il lapsus di Alfano: “Il Presidente della Repubblica Berlusconi…”
Pubblicato il 25-05-2012


«La nostra proposta è un modello francese a doppio turno». Così ha parlato oggi Silvio Berlusconi in conferenza stampa, annunciando la sua ricetta per superare quello che ha definito il «bizantinismo di un bicameralismo perfetto». «Siano i cittadini stessi a decidere, con Il loro voto, il presidente della Repubblica. Vogliamo essere nella situazione di Atene, che è ingovernabile, o nella situazione di Parigi che ha appena eletto un presidente che ha preso in mano la situazione anche a livello internazionale?» ha chiesto retoricamente Berlusconi ai cronisti portando la Francia socialista di Hollande a modello. Sembra proprio che l’”Imperatore”, come lo chiamavano le olgettine, ne abbia escogitata un’altra per risorgere, ancora una volta, come un’Araba Fenice riprendendo le redini del Paese.

IL LAPSUS DI ALFANO MANDA IN FUMO L’EFFETTO SOPRESA – Insomma dopo il milione di posti di lavoro (mai arrivati), l’abolizione dell’ICI (che ritorna con gli interessi sotto il nome di IMU), la crisi che non c’è perché i ristoranti sono pieni ( e ce siamo accorti), ora capitan Berlusconi rispolvera la sua passione, sempre ostentata, per i cugini d’Oltralpe. Ma c’è di più: il Cavaliere fa sapere di essere disposto, per “responsabilità” istituzionale s’intende, a correre per la Presidenza se gli elettori dovesserlo richiedere. A confermare le velleità del Cavaliere ci si mette anche un lapsus del suo delfino Angelino Alfano che si è lasciato scappare, riferendosi al suo mentore, un «Il Presidente della Repubblica Berlusconi» di troppo. Lapsus dagli effetti catastrofici in fatto di comunicazione: l’anticipazione, non voluta, della notizia politica che terrà banco per diversi mesi e sulla quale magistralmente gli uomini del Pdl avevano creato un’attesa enorme fa fallire l’intera operazione. Insomma l’effetto sorpresa va a farsi benedire e tanto lavoro per nulla.

MA  BERLUSCONI RASSICURA, CI SONO I TEMPI – L’ex primo ministro ha affermato che ci sono i tempi e che il Paese vive il momento più adatto per avanzare sulla strada del presidenzialismo: «Abbiamo deciso di compiere il gesto ardito di presentare al Paese, alla maggioranza e all’opposizione una possibilità di modernizzazione del Paese, dando la possibilità di incidere direttamente attraverso elezioni primarie sulla scelta del Presidente». Sul tema Avanti!online ha intervistato il professor Alessandro Chiaramonte, esperto di sistemi elettorali presso l’Università di Firenze.

Come pensa possa conciliarsi il modello Presidenziale a doppio turno francese proposto da Berlusconi con la specificità italiana?

È difficile commentare la proposta di Berlusconi senza avere le specifiche alla mano. Per poter esprimere un giudizio sensato occorre avere i dettagli in merito ad un’eventuale introduzione di un sistema semipresidenziale in Italia. C’è bisogno di specificare quale autorità avrebbe il presidente, come dovrebbe essere organizzata la ripartizione dei poteri, se è previsto o meno un voto di fiducia del Parlamento.

Cosa richiederebbe una riforma del genere?

Una riforma di questa portata richiederebbe un forte intervento sulla Costituzione. Bisognerebbe praticamente ridisegnarla, sarebbe uno sforzo considerevole. Personalmente guardo con favore l’introduzione di un Presidente eletto dal popolo ma rimane aperta la questione di come organizzare gli altri poteri previsti dalla Costituzione.

Un modello simile è traslatabile alla realtà italiana?

In generale il sistema francese ha caratteristiche che si possono adattare con quello italiano, anche se, ripeto, è necessario poi vedere i dettagli di come si vuole declinare questo sistema modellandolo su quello italiano. Conoscendo i nostri politici, temo che spesso vengano usati nomi come modello spagnolo, francese, tedesco senza avere davvero chiare le idee di cosa questi implichino.

Sapendo che a breve si avvicina il ‘semestre bianco’, ci sono i tempi tecnici o c’è il rischio di tornare a votare con l’attuale legge elettorale?

Il rischio che i tempi non siano sufficienti c’è ed è forte soprattutto perchè, ripeto, affrontare una riforma del genere richiederebbe una larga coesione da parte di tutte le forze politiche in Parlamento.

Ritiene che il modello presidenziale proposto da Berlusconi riesca anche a conciliarsi con la volontà dei cittadini di partecipare attivamente alla politica?

Non ritengo che un modello alla francese determini un accentramento dei poteri perché prevede sistemi di controlli. È un sistema basato su pesi e contrappesi: al Presidente della Repubblica si oppone il Parlamento come organo di controllo. Al contrario credo che l’antipolitica possa prendere piede proprio dove i sistemi di governo sono deboli e non riescono ad esprimere una capacità decisionale forte e incisiva.

Roberto Capocelli

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