martedì, 21 novembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Moro e Impastato, il ricordo di chi ha sconfitto gli anni di piombo
Pubblicato il 09-05-2012


Il 9 maggio 1978 furono uccisi Peppino Impastato e Aldo Moro, due protagonisti importanti della storia italiana, impegnati in battaglie diverse ma dall’obiettivo identico: trascinare il Paese fuori dalla morsa di chi lo stava strangolando. A distanza di trentaquattro anni dal loro omicidio, è doveroso ricordare chi ha dato la vita per combattere contro la mafia e il terrorismo che hanno dominato l’Italia durante uno dei suoi periodi più tragici e, per molti versi, ancora oscuri.

PEPPINO SOLO CONTRO IL SILENZIO – In quella Cinisi strangolata dallo strapotere delle cosche, che si insinuano proprio lì dove il silenzio si fa più intenso, ci sono cento passi che separano le grida di giustizia dal pugno di ferro dei boss mafiosi. È il viale che divide la casa del signorotto Gaetano Badalamenti da quella del giovane, “illuso” Peppino Impastato, attivista scomodo che cammina a petto in fuori e testa alta per combattere contro il dominio del silenzio, linfa vitale della mafia. Chinano la testa i cittadini ogni volta che “Don Gaetà” percorre i cento passi, e si voltano dall’altra parte quando Peppino urla contro i delitti di lui, e contro il silenzio del Paese. Perché è stato proprio questo il nemico più difficile da abbattere, contro cui Peppino si è scontrato e contro il quale ha perso: l’omertà dei contenti, il conformismo dei benpensanti, la rassegnazione degli sconfitti. La sua satira tagliente, che si diffonde per la sonnolenta cittadina siciliana nel periodo del boom delle radio libere, strappa forse qualche risata ai compaesani ma nulla più, mentre a cento passi i boss rumoreggiano, pianificano e decidono per lui un futuro fatto di tritolo. Il risveglio della coscienza collettiva è stato sempre l’obiettivo primario di Peppino, che avrebbe voluto spiegare alla gente “la bellezza, l’unico strumento per sconfiggere le mafie” ma che non è riuscito in un’impresa forse davvero ingenua e storicamente impossibile. Sarà proprio l’omertà a seppellirlo. Solo, tagliato fuori dalla società, diventerà presto facile bersaglio di chi si era sentito offeso dalla sua pungente onestà e aveva già commissionato l’oblio del “rosso” Peppino Impastato, testa calda, “sangue pazzo”. Ci sono voluti più di vent’anni di battaglie civili per spiegare allo Stato che Peppino non si era “suicidato” con il tritolo dopo essersi fracassato la testa con un sasso, per far capire a Cinisi, la piccola Cinisi, l’importanza e lo scopo di una simile guerra. Battaglie combattute dalla madre di Peppino, Felicia, e dal Centro Impastato, e che soltanto l’11 aprile 2002 si sono tradotte in giustizia, quando il mafioso Gaetano Badalamenti è stato finalmente condannato all’ergastolo come mandante dell’omicidio.

MORO, IL PREZZO DA PAGARE PER SALVARE IL PAESE – Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il presidente del Senato Schifani, il presidente della Camera Fini e il premier Monti hanno deposto questa mattina una corona d’alloro in via Caetani, a Roma, per il trentaquattresimo anniversario della morte di Aldo Moro. Oggi sussurrare il nome “Moro” è ancora pericoloso. L’attentato all’amministratore delegato Adinolfi sta riaprendo ferite antiche e rievocando spettri che si credevano ormai imbrigliati in fondo al fiume della storia italiana. Si pensava cioè che fosse andata bruciata per sempre una delle sue pagine più tristi, quella del terrorismo rosso, delle stragi che seppelliscono intere famiglie sotto le macerie con lo scopo di tenere il Paese sotto scacco. Una pagina sulla quale è marchiato a fuoco il nome di Aldo Moro, il presidente della Dc che da quello stesso terrorismo fu giustiziato, dopo 55 giorni di prigionia in mano ai brigatisti. Il suo crimine fu quello di aver voluto allargare la compagine governativa, in un gioco che non faceva comodo a nessuno, in un periodo in cui il Paese veniva portato per il morso dal terrore. L’assassinio dell’onorevole Moro, un colpo al cuore per la democrazia repubblicana da molti data “per spacciata”, segnò e coincise con la fine del brigatismo e del terrorismo rosso, che con quel gesto si suicidarono. Ma il prezzo da pagare fu altissimo.

Raffaele d’Ettorre

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento