mercoledì, 18 ottobre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Non si ferma la spirale che risponde al grido di proteste, suicidi e tasse
Pubblicato il 09-05-2012


Ultimamente si sono registrati numerosi casi di imprenditori che, avendo ricevuto cartelle esattoriali da pagare, hanno inscenato clamorose forme di protesta, che vanno dal sequestro dei dipendenti di Equitalia fino al gesto estremo del suicidio. I sentimenti di protesta sono anche demagogicamente cavalcati da alcune forze politiche di opposizione, atteggiamento che ci ricorda quanto in Italia sia poco radicato il senso dello Stato e la cultura civica. Chi evade le tasse adduce sempre delle più o meno valide giustificazioni. Quelle che ricorrono più frequentemente sono le tre seguenti: primo, la pressione fiscale in Italia è troppo elevata; secondo, anche lo Stato non paga i propri debiti; terzo, le tasse non fanno che alimentare lo spreco pubblico.

Sul primo punto occorre però rilevare che se la pressione fiscale, ossia il rapporto tra le tasse pagate ed il prodotto interno lordo, si attesta in Italia al 45%, è anche vero che Paesi europei, come la Danimarca, la Svezia, ma anche la Francia e il Belgio, sulla base degli
ultimi dati ufficiali disponibili, riferiti al 2010, registrano una pressione fiscale superiore a quella italiana. Sul secondo punto, se da un lato è vero che i tempi di liquidazione dei debiti da parte della pubblica amministrazione si sono allungati a dismisura, dall’altro occorre ricordare che l’impresa che decide di fornire i propri prodotti e servizi alla Pa lo fa per sua scelta. Evidentemente conosce ed è consapevole dei ritardi con i quali verranno saldate le proprie spettanze e ciò nonostante giudica conveniente prestare alla pubblica amministrazione i propri servizi, nella certezza che essa resta comunque un debitore più generoso e solvibile di altri.

Attualmente il Governo, in collaborazione con il sistema bancario, sembra studiare delle ipotesi per risolvere il problema, che prevedono l’anticipazione alle imprese dei crediti vantati nei confronti degli enti pubblici. Vedremo se si tratta solo di annunci o se qualcosa
cambierà in concreto. Quanto allo spreco di risorse pubbliche i recenti episodi, relativi ad esempio ai rimborsi elettorali o all’acquisto di nuove auto blu da parte del Governo, non appaiono esemplari. Anche l’insufficiente “spending review”, elaborata dal ministro Giarda, che ammonta a soli 4 miliardi di Euro a fronte di una spesa pubblica di circa 800 miliardi, appare deludente. E non depone bene neppure la paradossale chiamata a
responsabilità di governo dei tecnici-bis da parte del presidente del Consiglio.

Ma, aldilà di tutte le giustificazioni più o meno plausibili di chi si lamenta per l’eccessiva tassazione, occorrerebbe ricordare che chi evade le tasse si pone automaticamente nell’illegalità e certamente non contribuisce a ridurre la pressione fiscale su coloro che sono comunque costretti a pagare i tributi , come i dipendenti pubblici e privati. Di conseguenza danneggia due volte la società: in prima battuta perché non contribuisce ai pubblici servizi e secondariamente perché spesso l’evasore usufruisce di vantaggi a cui non avrebbe diritto, come l’assistenza sanitaria. Perciò i cittadini onesti subiscono oltre al danno anche la beffa. Se ci fosse la volontà politica molto si potrebbe fare. Per esempio in base al principio “no representation without taxation”, si potrebbero fissare forme di emarginazione per gli evasori che di fatto si collocano volontariamente al di fuori del patto sociale.

Come? Un modo potrebbe essere quello di negare agli evasori, a seconda della gravità del reato, l’accesso ai servizi pubblici gratuiti o a tariffa ridotta, quali quelli forniti dal servizio sanitario nazionale. Si potrebbe addirittura prevedere la sospensione o la perdita del diritto di voto per chi si sottrae all’obbligo di versare le imposte o anche il carcere. Sul fronte della lotta all’evasione il governo ha cercato di dare un indirizzo politico chiaro e i risultati cominciano a vedersi. Da un lato, infatti, aumentano le entrate fiscali pur in presenza di una situazione economica recessiva, dall’altro i partiti che più di altri hanno populisticamente cavalcato il fenomeno dell’evasione, arrivando finanche a teorizzare la disobbedienza fiscale, sono stati sanzionati dai cittadini nelle recenti elezioni amministrative.

Quando agli individui è concesso di esprimersi, non rinunciano a lanciare segnali forti a partiti politici e al governo. Il messaggio è tanto chiaro quanto semplice: “Noi cittadini onesti che affrontiamo pesanti sacrifici per arrivare a fine mese, non possiamo più tollerare le ruberie e i privilegi della casta”. Un esempio? Il risultato del referendum con cui in Sardegna la maggioranza dei votanti ha chiesto l’abolizione delle quattro inutili e costose province di recente costituzione. Chissà se possiamo sperare che questa volta il messaggio venga recepito; che i partiti decidano finalmente di riformare la legge elettorale e di introdurre le regole della democrazia al proprio interno; che il governo sia più attento alle istanze sociali sostenute dal centro-sinistra, che indubbiamente esce rafforzato dalla consultazione elettorale del 6 e 7 maggio.

Alfonso Siano

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. La situazione politica appare,dopo i primi esiti delle consultazioni amministrative,ancora più confusa e priva di punti di riferimento certi. Dubito che in tale situazione il Governo Monti riesca ad ottenere risultati decisivi sulla questione dell’evasione fiscale. Soprattutto perché non interviene a colpire i ceti più ricchi e potenti.

  2. Non mi sembra di leggere qualche particolare parola di pietà e di conforto, tutto improntato com’è al rigore e alla severità, nell’articolo di Siano, nei confronti delle decine di suicidi, solo la punta emersa dell’enorme iceberg del disagio esistente nel Paese,verificatisi in questi ultimi tempi in Italia a causa di insostenibili difficoltà economiche della popolazione acuite da un regime di tassazione vessatoria nazionale al limite dello strozzinaggio, in presenza di abnormità insopportabili in termini di privilegi e superstipendi della casta politico-burocratica.
    Come pensa di affrontare il PSI e con quali proposte politiche immediate e concrete in previsione di elezioni forse anticipate e assai prossime,l’enorme problema del disagio sociale da quelsuperregime di tassazione definitito eufemisticamente e beffardamente”Equitalia” che ha gettato nella disperazione centinaia di migliaia e forse qualche milione di italiani?
    Come pensa il Partito Socialista Italiano di recuperare consensi in tale direzione in modo non dico da avvicinarsi alle percentuali vicine al 30% del Partito Socialista Francese ma almeno di confermare come minimo il 3% delle ammnistrative ultime?

  3. Per troppo tempo sono stati tollerati gli evasori. Chi evade lo fa a danno di chi onestamente paga le tasse o di chi, come le fasce più deboli della popolazione, usufruisce gratuitamente di pubblici servizi. Va bene la giusta pietà umana per chi sceglie di togliersi la vita, ma la troppa tolleranza, in tutti i sensi, ha finora prodotto troppa iniquità.

Lascia un commento