sabato, 25 novembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Orlando (Pd): «Gli italiani sono disposti a sopportare il rigore solo se c’è via d’uscita»
Pubblicato il 11-05-2012


Le presidenziali francesi siano uno spunto per uscire da una politica di eccessivo rigore, che sta portando gli italiani in un tunnel di cui ancora non si intravede la via d’uscita. A condividere questa riflessione con l’Avanti!online è l’onorevole Andrea Orlando, responsabile del Forum Giustizia del Partito Democratico. Dopo aver commentato i risultati delle ultime amministrative, Orlando spiega dove e come bisognerebbe intervenire per eliminare gli intoppi che stanno paralizzando oggi la giustizia italiana.

Come esce il Pd dalle ultime amministrative?

C’è stato un vero e proprio tornado che si è abbattuto sul sistema politico, dovuto all’incapacità e all’inadeguatezza di alcuni settori dello Stato di trovare risorse adeguate a fronteggiare la crisi. Il Pd si è salvato da questo tornado perché è riuscito a percepire e a mettere in campo una sua identità più chiara su alcune tematiche. Lo spunto che il partito deve cogliere da queste amministrative è che adesso, accanto a un’identità di matrice progressista e con al centro il tema dell’uguaglianza sociale che si deve rafforzare, bisogna contestualmente porsi il problema di costruire meccanismi di rappresentanza che tengano conto da una parte delle nuove forme tecnologiche, dall’altra del distacco sempre più evidente tra società e politica. Rimane poi da fare una seria riflessione su altri aspetti, in primis il rapporto tra territorio e partito, che ha portato un certo successo a Grillo ma che rischia di affossarlo sul lungo periodo.

In che modo?

Il M5S non ha risolto del tutto il problema del territorio, cioè riuscire a capire come mantenere un rapporto costante con un elettorato sempre più frammentato. Questa sarà la loro vera sfida e vedremo come reggeranno più in là. Più del “fenomeno Grillo” però, di queste amministrative è preoccupante la caduta della partecipazione al voto.

A cosa è dovuta?

A una mancanza di prospettive. Gli italiani hanno dimostrato che sono disponibili a sopportare eccessivo rigore solo se viene indicata una via d’uscita alla fine del tunnel. Ma l’uscita ancora non si vede. Monti deve capire che non si può costruire solo su una base nazionale: è arrivato il momento di guardare all’Europa.

Come ha accolto la vittoria di Hollande?

È la vittoria di un compagno e di un leader che si batte per gli stessi obiettivi per cui credo che il Pd dovrebbe scendere in campo anche qui in Italia.

In merito al ddl Anticorruzione, lei ha di recente avvertito il rischio che si possa cercare «di far saltare la data per la discussione in Aula o che si tenti di difendere il vecchio testo di Alfano». Chi si sta opponendo e perché?

L’impostazione del Pdl era chiara fin dall’origine: tenere il testo della legge Alfano,  al limite con qualche modifica che però non introducesse nuove figure di reato né inasprimento delle pene massime e, al contempo, non incidesse sulla prescrizione.

Soprattutto la prescrizione?

In realtà, visto il rischio concreto di rinvio, credo che ci sia un interesse condiviso da parte di diverse forze politiche per bloccare questo testo, non soltanto dei berlusconiani. C’è, credo, il tentativo di bloccare alcune figure di reato introdotte dal testo, che sono viste con diffidenza, come quella della corruzione tra privati.

Lei ha visitato i più importanti uffici giudiziari italiani per portare in Parlamento le problematiche del settore. Fra tutte, quale crede che sia attualmente la più pressante?

Sicuramente la carenza di organico in molti tribunali, che sta raggiungendo livelli  di guardia e rischia di paralizzare l’intera attività giudiziaria, oltre che investire tutti gli addetti ai lavori e in particolar modo i giudici, che da vent’anni non hanno alcun tipo di turnover e da dieci nessun tipo di formazione. La situazione è disastrosa e oggi si sente l’esigenza di un intervento molto rapido da parte del governo su diversi settori della giustizia civile.

Raffaele d’Ettorre

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento